Aranycsapat, la squadra d’oro della Grande Ungheria

Aranycsapat, la squadra d’oro della Grande Ungheria

Giugno 8, 2020 2 Di Luca Sisto

Storia metaforica dell’Aranycsapat la squadra d’oro della Grande Ungheria, imbattibile fino alla finale dei mondiali persa nel ’54.

 

“Ferenc, accendi la radio”.

“Sì papà, lo so, c’è la partita, ma dovresti riposare, sei stato male tutto il giorno”.

“Solo 10 minuti Ferenc. Dieci minuti. Che dicono alla radio, alza il volume”.

“Care ascoltatrici, cari ascoltatori, oggi, 4 luglio 1954, Berna, Svizzera, agli ordini del commissario tecnico Gustav Sebes, la Grande Ungheria si schiera così: Grosics in porta; Buzanszky, Lantos, Lorant; Boszik, Zakarias; Toth, Czibor, Hidegkuti, Kocsis e… c’è anche il capitano Puskas…”

“Puskas è malmesso, ma gioca”.

“Mmmh. Allora vinceremo Ferenc”.

“Sì papà”.

“Nella trepidante attesa della finale mondiale, scende in campo la nostra squadra d’oro, per la patria, per il popolo d’Ungheria, contro la Germania Ovest”.

“È l’ora, Ferenc, è arrivato il nostro momento. Sai, lo sto aspettando da quindici anni. Abbiamo battuto l’Uruguay in semifinale, ci sbarazzeremo anche dei tedeschi occidenta…cough cough”.

“Calmati papà. Il dottore ha detto che non puoi stressarti, il cuore è molto debole”.

“Ferenc, hai dieci anni non devi preoccuparti per me. Ho costruito aerei da guerra per trent’anni, posso sopportare una partita alla radio”.

Dieci minuti e l’Ungheria va sul 2-0 grazie a Puskas e Czibor.

“Papà, stiamo vincendo! Siamo i migliori, vero?”

“Sì Ferenc, ora magari posso dormire un po’.”

“Sì papà. Ti sveglio io tra un po’”.

“Ferenc, sogno un popolo unito sotto un ideale, noi che siamo stati sempre unici, ma figli di un dio minore. Ora, Ferenc, il mondo saprà di che pasta è fatta l’Ungheria, non siamo i fratelli poveri di nessuno”.

Due ore più tardi, quello che passò alla storia come il Miracolo di Berna: la Germania Ovest era diventata campione del mondo dopo aver ribaltato la partita sotto i colpi di Morlock e, due volte, di Helmut Rahn. I sogni di gloria ungheresi si erano fermati sullo sbandieramento del guardalinee per un dubbio fuorigioco di Puskas, che aveva esultato, seppur zoppo, convinto di aver siglato il pari.

La stessa convinzione con la quale Il padre di Ferenc era andato a riposarsi, ma non si era più svegliato dal sonno.

Due anni più tardi, i carriarmati sovietici marciavano per le strade di Budapest. Ma il padre di Ferenc, per fortuna, non li avrebbe visti.