Bruno Metsu: l’esploratore del XXI Secolo

Bruno Metsu: l’esploratore del XXI Secolo

Giugno 8, 2020 3 Di Alessandro Amodio

La storia di Bruno Metsu, allenatore del Senegal ai mondiali 2002. Partito da un paesino semisconosciuto del nord della Francia, trovò la sua vera casa in Africa.

Codequerke è un piccolo comune nel Nord della Francia a ridosso del confine con il Belgio, nell’arrondisement di Dunkerque o Dunkirk, dove nella seconda guerra mondiale ci fu una delle più grandi e repentine evacuazioni nella storia dell’umanità. In quel paesino a pochi chilometri dal canale della Manica è nato Bruno Metsu un normale allenatore delle divisioni inferiori del calcio francese che ha trovato la gloria nell’ex colonia del Senegal.

Nel 2000 il Senegal è una nazione indipendente dalla Francia da circa 40 anni e grazie alle politiche iniziate negli anni ’90 dal presidente Abdou Diouf, volte allo sviluppo della cultura africana e al rilancio dell’arte locale riprendendo l’ideologia e il sogno di Leopold Senghor, il Paese è una delle democrazie più solide del continente nero. Probabilmente queste riforme hanno inciso anche sulla locale nazionale di calcio e i risultati conseguiti a cavallo dei due millenni.

 

La storia del Senegal

Leopold Sedar Senghor, il padre dell’indipendenza Senegalese nel 1960, era figlio di un’agiata famiglia di proprietari terrieri. Dopo i primi anni in patria prosegui i suoi studi universitari in Francia ove coniò il concetto di “Negritudine” al fine di creare un’identità del popolo africano ed esaltarne la storia e la cultura.

Nel colloquio tenuto a Roma nel 1960 sulle culture dell’Africa nera e dell’occidente disse: “Se l’Africa ha bisogno dell’Europa e dell’America, anche queste hanno bisogno dell’Africa: della sua ragione intuitiva, della sua saggezza, del suo spirito religioso, del suo amore per la natura, del suo senso comunitario. Non avevamo forse dominato il mondo fino al Neolitico, non avevamo fecondato le civiltà del Nilo e dell’Eufrate prima che esse diventassero le vittime innocenti dei Barbari bianchi!? La negritudine non è razzismo, è semplicemente la sintesi di tutti i valori della civiltà nel mondo negro.”

Nel 1962 in Senegal ci fu un tentativo di colpo di Stato fallito capeggiato da Mamadou Dia –allora primo ministro del presidente Senghor- che auspicava una rottura più drastica con i Francesi, i quali grazie alle multinazionali della arachidi controllavano ancora in maniera molto influente l’economia Senegalese.

Gli inizi

L’esperienza come allenatore del Senegal da parte di Metsu non è stata la prima in un paese africano. L’istrionico allenatore, poco prima di firmare per il Senegal, aveva avuto una non felice e brevissima esperienza con la nazionale Guineana, conclusa a causa delle interferenze governative nel suo lavoro. Come CT del Senegal conquistò risultati mai raggiunti prima e, ad oggi, mai ripetuti. Ha avuto il merito di continuare il percorso già iniziato dal suo predecessore, un vero e proprio pioniere del calcio africano, il tedesco Schnittger.

Sotto la guida del giramondo tedesco, nel Febbraio del 2000, i Leoni della Teranga raggiunsero i quarti di finale della coppa d’Africa. Qui furono eliminati dai padroni di casa della Nigeria che riuscirono a ribaltarla nei minuti finali dei regolamentari e nel primo tempo supplementare, dopo il vantaggio senegalese realizzato da Khalilou Fadiga (passato anche all’Inter pur non avendo mai giocato in gare ufficiali per problemi cardiaci).

Il Senegal era una nazione in crescita nel panorama calcistico Africano e quella coppa d’Africa fu solo il preludio all’era Metsu. L’innovazione del tecnico Francese fu soprattutto sul piano disciplinare. Ritenendo non necessario usare il pugno di ferro e considerando i calciatori africani come degli scalmanati da mettere in riga, lavorò sull’autoresponsabilizzazione dei suoi calciatori. Decise quindi di richiamare giocatori tenuti ai margini dalla stessa federazione per scarsa disciplina.

La coppa d’Africa 2002

Il primo banco di prova fu la coppa d’Africa del 2002. I Senegalesi vinsero il proprio girone e nei quarti si sbarazzarono della Repubblica Democratica del Congo, in semifinale di nuovo la Nigeria. Come due anni prima si andò ai supplementari. Questa volta furono i Senegalesi a trionfare nell’extratime e strappare il pass per la finale contro un’altra potenza del calcio Africano: Il Camerun campione in carica e campione Olimpico.

Non fu una partita entusiasmante. Dopo lo 0-0 dei tempi supplementari il Camerun ebbe la meglio sul Senegal, ai calci di rigore, bissando il titolo di 2 anni prima. Ma in Senegal quella sconfitta non bruciò tanto. Il paese era ancora in festa per aver raggiunto la finale e aver battuto la Nigeria dopo la beffa del 2000 a Lagos.

I risultati della Coppa d’Africa del 2002 sono stati solo l’antipasto di quello che sarebbe successo nel mondiale nippo-coreano pochi mesi dopo, e avevano messo il Senegal nella mappa del calcio Africano. Metsu decise di confermare integralmente la rosa dei convocati aggiungendo il portiere Cissokho alla lista dei 22 della Coppa d’Africa.

La cavalcata nel mondiale del 2002

Quarant’anni dopo il colpo di Stato fallito del ‘62 Calcio e Politica si fusero ancora una volta. Il sorteggio mise nello stesso girone proprio Francia e Senegal, che si affrontarono subito nella partita inaugurale -allora la partita inaugurale veniva ancora disputata dalla squadra campione in carica- a fronteggiare i Francesi c’era proprio la rappresentativa  dell’ex colonia il Senegal. 

Quel match, entrato nella storia dei Mondiali, sancì la vittoria della Colonia contro la ex Madrepatria (grazie al famoso gol di Papa Bouba Diop), il cui condottiero era un francese di mezza età dagli occhi azzurri e dai lunghi capelli biondo-castani. Memorabili le immagini dei caroselli festanti degli Africani fra le strade delle principali città della Francia. Il giorno dopo quel trionfo i due principali quotidiani sportivi Italiani, con una fantasia degna di Jean-Pierre Money, titolarono la loro prima pagina nello stesso modo “SENEGOL”.

Dopo l’eliminazione ai Quarti di finale contro la Turchia al golden goal la Nazionale torna in Patria, ritrovando un’accoglienza da eroi. Metsu lasciò l’incarico di allenatore del Senegal ma poco dopo sposò una senegalese, si convertì all’Islam e cambiò il suo nome in Abdou Karim Metsu. Negli anni successivi non raggiunse più i livelli raggiunti con il Senegal.

Gli ultimi anni

Nel 2012 Metsu si recò per fare delle analisi del sangue e gli fu diagnosticato un tumore al Colon in fase avanzata, che lo portò via un anno dopo. Quando lasciò nel 2002 la nazionale Senegalese per divergenze con i dirigenti, la stampa locale gli chiese se fosse rimasto deluso da quell’inaspettato divorzio. Egli rispose:

“No, mai! Ho imparato la vita qui. Ho affinato le mie capacità di allenatore qui. Mi sono fatto un nome qui e ho spalancato le porte al mondo”.

Nei confronti di quell’uomo, che veniva dalla ex Madrepatria e diventato uno di loro, il concetto di “Negritudine” caro a Senghor ha prodotto i suoi frutti:

“L’Umanità sarà come un’orchestra. Nessuna difficoltà, per noi Africani, che l’Europa abbia la direzione dell’orchestra. Noialtri ci accontenteremo di avere la batteria. Ci basterà indicare imperiosamente il ritmo di fondo, con i piedi ben piantati a terra e prendere la forza dal contatto con essa.”

 

immagine di copertina: fifa.com