1 maggio ’88 Napoli-Milan, il totonero aleggia sul San Paolo

1 maggio ’88 Napoli-Milan, il totonero aleggia sul San Paolo

Giugno 22, 2020 1 Di Luca Sisto

La partita Scudetto del 1 maggio ’88 Napoli-Milan, l’ombra del totonero in una storia fictional parallela, che vuole dar merito ai rossoneri.

 

Il primo maggio ’88, non era semplicemente il giorno della festa dei lavoratori.
In un’atmosfera soleggiata e calda, si affrontavano in testa alla classifica del campionato di Serie A, il Napoli di Maradona e il Milan di Sacchi.
Il Napoli, campione in carica, era arrivato piuttosto stanco alla fine della stagione. Il Milan era nettamente più in forma e poteva contare sulle qualità di Gullit e Van Basten i quali, di lì a poco, avrebbero trionfato agli Europei con l’Olanda.
Le due squadre erano appaiate al comando e, al San Paolo, il vincitore avrebbe messo una seria ipoteca sulla vittoria finale.

Quella mattina Andrea Gargiulo, geometra di Fuorigrotta di 45 anni, con all’attivo un matrimonio in frantumi e tre figli da mantenere, si era svegliato molto tardi.
La sera precedente alla bisca aveva perso 5 milioni di lire in un giro di carte sfavorevole, e cazzo se non c’aveva chiuso occhio.
Il suo unico pensiero era, quindi, orientato alla partita, in modo da rifarsi della sfortunata congiuntura astrale di qualche ora prima.
Il suo amico Salvatore gli telefonò prima di pranzo. “Andre’, vedi che ‘On Franco a Bagnoli tiene ancora il banco aperto. Vai a nome mio che sto impegnato cu ‘e criatur’ nun me pozz’ movere, giocati 100mila lire sul Napoli vincente”.
Salvato’ ma aro’ ‘e pigl’ cientemila lire? E poi il Milan oggi ce fa nu mazz’ tant’. Non l’hai vista la partita d’andata?”
“Andre’ passa prima da me allora. Coi miei soldi si fa come dico io, poi mi dai la metà”.
“Salvatore, cu Don Franco già stiamo sotto di 10 milioni, il Milan oggi paga meglio. E poi…e poi tutti si sono giocati lo Scudetto del Napoli a settembre”.
Andre’ curr’, muovet’ prima che chiude“.

Andrea si mise in testa una pressione enorme. Erano già cinque mesi che non pagava gli alimenti, i figli inoltre lo aspettavano per andare allo stadio.
Deciso a fare quest’ultima giocata della stagione, andò a prendere i soldi da Salvatore con la promessa di restituirgli la metà, sia in caso di scommessa a buon fine che in caso negativo.

Driin. “Sono Andrea Gargiulo”.
“Prego, salite”.
“Sig. Gargiulo vi stavamo aspettando. Allora, mi diceva Salvatore, sono centomila lire sulla vittoria del Napoli, vero? Volete pure mettere qualcos’altro vicino, per lo Scudetto?”
“No no io queste tengo. Ma in realtà…ho cambiato idea. Giocate la vittoria del Milan”.
Uh Gesù Giusepp’ e Maria, e addo’ è asciut’ mo’? Salvatore lo sa?
“Ehm, se possibile, giocate così. Viene quattro volte la posta vero?”
“A quest’ora, due”.
“Addirittura? E l’avete deciso mo’?”
“L’ho deciso quando dico io”.
“Vabbuò ‘On Franco, qua stanno le centomila, sul Milan allora”.
“Maronn’, e nun sia mai”.

Don Franco sapeva che il gioco stava cambiando. Nessuno credeva più nel Napoli. No, il Napoli quello Scudetto era meglio se lo perdeva. Era meglio per tutti, tranne che per i tifosi e per il club.
Andrea si chiuse in casa e staccò il telefono. I figli attesero invano che li andasse a prendere per portarli allo stadio. Si vergognava pure di uscire, era andato “contro la Chiesa”.
Salvatore si recò al San Paolo convinto di vedere avverarsi il secondo Scudetto, ma il Milan aveva idee diverse: vinse 3-2 in uno stadio che, a fine partita, applaudì gli uomini di Sacchi.

Andrea si sentì male. Era scuro in volto, paonazzo, anche se aveva salvato la scommessa dell’amico, l’aveva comunque tradito e sapeva che Don Franco se ne sarebbe ricordato.
Pianse. E mentre piangeva, confuso tra i suoi perché, un boato urtò le vetrate di casa sua.
Si affacciò stordito.
“Chilli bastard’ m’hann appicciat’ a machin’!!!”
Un motorino sgommava già in lontananza. I debiti, quelli no, non si erano cancellati con una sola giocata.

I rossoneri avrebbero meritato il titolo espugnando il San Paolo quell’1 maggio ’88, ma su Napoli-Milan alleggerà per sempre l’ombra del totonero, nonostante le smentite di rito.