Giovanni Lodetti: per qualcuno, Ceramica

Giovanni Lodetti: per qualcuno, Ceramica

Giugno 22, 2020 1 Di Luca Sisto

Giovanni Lodetti, grande centrocampista del Milan negli anni sessanta e settanta, non ha mai perso la passione per il gioco. Un simpatico aneddoto spiega perché.

Giovanni è un uomo normale, di statura per nulla elevata, sulla cinquantina, che lavora per un’azienda milanese nel campo dell’edilizia.
È la Milano rampante degli anni ottanta, ma Giovanni ha un’altra grande passione, il calcio.
E così, dopo il lavoro, passeggiando per Parco Sempione si ferma a guardare dei ragazzi che giocano a pallone durante un torneo locale.
Non è più l’epoca degli oratori, in cui Giovanni è cresciuto e si è formato, da fervente cattolico. Non è ancora l’epoca delle grandi pubblicità stampate sui cartelloni lungo i viali dei palazzoni lumbard.

Uno dei ragazzi si fa male, la sua squadra sta perdendo ed è pronta ad alzare bandiera bianca.
“Dai ragazzi giochiamo fino alla fine che domani c’è scuola e c’è chi lavora”.
“No no, ve la diamo vinta”.
Fuori campo, Giovanni non resiste alla tentazione. “Se volete entro io al posto suo”.
“Ma va là che sei vecchio te! E poi col vestito e le scarpe che hai? Ciaparat!”.
“Lasciatelo giocare e finiamo sta partita”.
Giovanni sorride, sembrava non aspettare altro.

Avete mai sognato di camminare per strada, mentre un pallone calciato fuori dalla piazzetta rotola verso di voi? Nel sogno c’è chi lo stoppa e lo calcia di nuovo verso i ragazzi, e chi va incontro alla palla e lo calcia di prima, secco e preciso. Giovanni è uno di quei sognatori. Sveste la giacca, si sistema all’ala destra, e aspetta. Gli arriva finalmente la palla, dribbling secco, destro all’incrocio, gol.
Figa oh! Il nonno sa giocare”.
“Come ti chiami zio?”
“Giovanni Ceramica”.

Simpatico Giovanni. Aveva scritto Ceramica sulla camicia, la ditta per la quale lavorava, non aveva saputo inventarsene una migliore. Più anni che capelli ormai in testa, non che ne avesse mai avuti tanti. Quei ragazzi lo accettarono con sé da quel giorno, e per due anni dominò il torneo.
Fino a che un vecchio tifoso milanista non si fermò a vedere la partitella, attirato dalle urla festanti delle persone attorno al campetto.
“Che ci fa il Basletta lì?”
“Chi? Quello si chiama Ceramica”.
“Ma quale Ceramica. Il “Basletta”, Giovanni Lodetti, campione d’Europa col Milan e la nazionale! Gnurant’!”.
Giovanni era stato finalmente smascherato, minimizzò con l’umiltà che lo contraddistingue. Adesso poteva tornare se stesso. Uscì di nuovo dal campo dopo 20 anni, da campione, quale è sempre stato. Felice, come sognava da bambino.