La morte di Foé in Confederations Cup e la triste storia del figlio

La morte di Foé in Confederations Cup e la triste storia del figlio

Giugno 26, 2020 1 Di Luca Sisto

L’improvvisa morte di Foé in Confederations Cup, ha dato luogo a una serie di eventi tragici che hanno coinvolto il figlio dell’ex centrocampista camerunese, Marc-Scott.

Alla cerimonia d’apertura della Confederations Cup del 2009, allo stadio Ellis Park di Johannesburg, sale sul palco un bambino di 14 anni, con una maglia del Camerun indosso, la numero 17 sulle spalle che fu del padre.
Un breve discorso in memoriam, fra le braccia della madre e la commozione dei presenti.

“Sono felice di sapere che mio padre abbia significato tanto, per il Camerun, per l’Africa, per il calcio. Manca a me e mia madre, come manca ai suoi tifosi”.

Confederations Cup, edizione 2003, 26 giugno, Lione, Stade de la Gerland.
Negli spogliatoi, prima della semifinale con la Colombia, prende la parola Marc Vivien Foé, 28 anni, da oltre 9 nazionale camerunese, con alle spalle 2 partecipazioni ai mondiali, 1 titolo vinto in Francia con il Lens e un altro con il Lione proprio in quello stadio. La sua famiglia si è stabilita in città, non seguendolo nel prestito al Manchester City di quella stagione.
Foè esorta i compagni con parole profetiche “Per il Camerun, per la nostra gente, vinceremo a costo della vita”.

Quando Geremi Njitap e Rigobert Song, fra le lacrime, racconteranno le ultime parole di Foé prima di entrare in campo, non potevo crederci. Sin da bambino ero tifoso del Camerun, Foé era uno dei miei preferiti, uno dei calciatori storici. Tanti esseri umani lasciano troppo presto la vita terrena, ma lui per me e tanti come me era qualcuno.
Song nasconde a malapena il pianto, mentre regge una foto di Foé, dopo la sconfitta ai supplementari nella finale contro la Francia, immortalata dalla posa di gruppo tenuta dalle due squadre, strette in un abbraccio commosso e ancora incredulo.

foto getty images

Henry si avvicina a Marc Scott, allora 7 anni e tenta di consolarlo. Il bimbo è immobile, ancora scosso, non comprende.
L’hanno lanciato sul terreno di gioco a piangere il padre insieme ad un’intera nazione.
La salma viene trasportata a Yaoundé, dove Marc Vivien riceve funerali di Stato e viene seppellito all’esterno di un centro tecnico intitolato alla sua memoria.

Sei anni dopo, Marc Scott sarà ancora sul palco per ricordare il padre. Sembra recitare una parte imposta.
Il calvario continua. La madre vorrebbe toglierlo da Lione su consiglio degli psicologi, il ragazzo non si è ripreso. Comincia a mostrare sintomi da stress post traumatico e rabbia, una forza nera che fuoriesce dal cuore, fatto dello stesso sangue di quello del padre, che aveva smesso di battere al ’72 minuto di una stupida partita di calcio di una inutile competizione in diretta mondiale.

Passano gli anni, la situazione peggiora. Marc Scott ha brutte frequentazioni fra i ragazzi disagiati di Lione, pur non crescendo in un contesto di banlieue o bidonville pericolose la madre fa di tutto per tenerlo al sicuro, invano.

28 novembre 2015. Marc Scott e il suo amico Sofiane, all’epoca 19 e 17 anni, si procurano una pistola ed entrano di nascosto in una canonica del quartiere di Rhones. Hanno avuto da alcuni amici una soffiata: in quella struttura c’è una cassaforte che ospita cospicue somme di denaro, da offerte private, che servono per le attività che padre Luc Biquez conduce per aiutare i giovani della zona.

Sofiane va alla ricerca della cassaforte, Marc Scott fa da palo e tiene la pistola.
Svegliato da un rumore, padre Luc sorprende i due ragazzi sul fatto. Marc Scott lo aggredisce con calci, pugni e colpendolo ripetutamente col calcio della pistola.

Durante la testimonianza nel processo, padre Luc dirà di essere stato brutalizzato per un’ora.
Marc Scott Foé rischia 12 anni, Sofiane Bardot, 8. L’avvocato per Foé gioca la carta del ragazzo problematico a causa della morte del padre. Marc Scott si dichiara pentito, padre Luc perdona i due malviventi durante il processo.
Il 6 giugno 2018, la sentenza: Marc Scott e Sofiane verranno condannati entrambi a 5 anni di carcere.
C’era una volta un leone, adesso non c’è più.