Rudi Völler: come nelle favole

Rudi Völler: come nelle favole

Luglio 8, 2020 1 Di Luca Sisto

Simbolo della Germania

Se state leggendo una qualche fiaba ai vostri figli o ai vostri nipotini, è probabile che questa sia un vostro personale riadattamento di quelle scritte, circa due secoli fa, dai fratelli Grimm.
Ma Hanau, città dell’Assia, a 25 km da Francoforte sul Meno, non è solo la patria del germanismo letterario.
Nel 1960, il 13 aprile, vi nasce un bimbo biondo e riccioluto, che passerà alla storia come uno degli attaccanti più decisivi sfornati dal calcio tedesco: Rudi Völler.

Conquistata la nazionale della Germania Ovest a suon di gol col Werder, realizza il momentaneo 2-2 nella finale di Messico ’86 contro l’Argentina. L’Albiceleste di Diego Maradona prevarrà per 3-2.

La splendida parentesi romana

Nel 1987 passa alla Roma diventando idolo della tifoseria Giallorossa, soprattutto grazie alla rete decisiva nel famoso derby del ’90 al Flaminio con la scritta “Lazie, no grazie”, stampata dai tifosi romanisti quando a loro furono destinati solo 2000 biglietti del settore ospiti.

Proprio nel ’90 vince il mondiale italiano prendendosi la vendetta in finale contro l’Argentina. Un mondiale in cui, per la verità, si fece notare soprattutto per l’espulsione contro l’Olanda nella gara più cattiva della rassegna.
Chiude la carriera romana con la vittoria di una Coppa Italia e con all’attivo una fratricida finale di Uefa persa contro l’Inter, finale a cui aveva condotto i Giallorossi a suon di gol.

La Coppa Campioni a Marsiglia e il breve ritorno a Roma da allenatore

Con la scomparsa del presidente Dino Viola, che lo amava come suo figlioccio, nel ’92 passa al Marsiglia dell’ambizioso presidente Bernard Tapie, abituato a tentare la via dei grandi acquisti in Italia. Ci provò, senza successo, nell’estate dell’89, anche con Maradona.
In coppia col futuro milanista Jean-Pierre Papin conquista la sua unica Coppa Campioni nel ’93 ai danni proprio dei Rossoneri di Capello.

Vive una seconda giovinezza da selezionatore tedesco, mentre di lui si ricorda anche il breve intermezzo da allenatore della sua amata Roma.
Resta una figura estremamente riconoscibile nell’immaginario collettivo, un tedesco atipico, che sembra uscito proprio da una delle favole dei suoi illustri concittadini.