Champions League Review: i numeri dei quarti di finale

Champions League Review: i numeri dei quarti di finale

Agosto 16, 2020 Off Di Luca Sisto

Dalla Final Eight di Lisbona, ci sono almeno due squadre che escono con le ossa rotte.

L’imbarcata terrificante del Barcellona contro i bavaresi verrà ricordata per decenni. I catalani non avevano mai subito una sconfitta di tali proporzioni in Europa. Anzi, erano abituati ad essere dall’altra parte della barricata: chiedere al PSG che, nel 2017 si vide rimontare il 4-0 dell’andata al parco dei Principi, con un clamoroso 6-1 nella gara di ritorno al Camp Nou, quando Neymar vestiva blaugrana. Per ritrovare un passivo di tali proporzioni nella storia culè, bisogna andare indietro fino alla coppa di Spagna del ’46, quando il Siviglia surclassò il Barça per otto gol a zero.

La serata storica del Da Luz, una sorta di “Daluzazo” per parafrasare ben note “tragedie” sportive brasiliane, vede ancora protagonisti Thomas Muller (che aprì le marcature del Mineirazo nel 2014) e compagni. Nell’8-2 finale, è andato a segno per la 14esima volta in questa campagna europea Robert Lewandowski, a cui mancano ora tre gol per emulare il Cristiano Ronaldo versione 2013-14.

Va detto che, con il playoff a partita secca dai quarti di finale in poi, Lewandowski avrebbe a disposizione due gare in meno del portoghese per insidiare quel record. Il polacco ha invece già eguagliato CR7 per quanto concerne le reti realizzate in trasferta, 9. Il Bayern Monaco ha segnato di squadra 39 gol sinora, in 9 partite, con una media record di 4,33 a partita.

Da segnalare, oltre alla doppietta di Muller, che il settimo e ottavo gol portano la firma del trequartista brasiliano Coutinho, in prestito proprio dal Barcellona al Bayern Monaco. Il giocatore non ha esultato, consapevole del fatto che a fine stagione tornerà alla base poichè il prestito non è stato rinnovato. Dopo aver lasciato il Liverpool prima che Klopp portasse i Reds sul tetto d’Europa prima e d’Inghilterra poi, Coutinho ha però, finalmente, l’occasione per riscattare questo fato avverso.

La sconfitta contro i bavaresi, di proporzioni epiche, ha gettato nello sconforto l’ambiente blaugrana. A farne le spese sarà senza dubbio l’allenatore Quique Setièn, ma in molti si sono assunti la responsabilità della debacle, a cominciare dal leader difensivo Piquè, il quale ha chiesto a gran voce alla società di prendere atto della situazione, non solo sul mercato. Il riferimento alla presidenza Bartomeu, da mesi in rotta con la squadra (ovvero, con Leo Messi), è piuttosto marcato.

Tra i perdenti, ritroviamo inoltre due allenatori che hanno fatto grande la Liga nell’ultimo decennio: Guardiola e Simeone. Pep ha fallito l’appuntamento con il suo passato, col City che ha perso 3-1 contro il Lione, mancando l’accesso alle semifinali contro il Bayern. Dall’altra parte, El Cholo Simeone ha subito una cocente delusione al minuto 88 della sfida contro l’RB Lipsia, quando lo statunitense Tyler Adams ha raccolto un pallone al limite dell’area su cross dello spagnolo Angelino (scuola City), e ha battuto Oblak, complice una deviazione, per il 2-1 finale.

Sia l’Atletico che il Barcellona concludono la stagione senza titoli, ma lo stesso Guardiola si sta leccando le ferite per aver gettato al vento la ghiotta occasione di raggiungere le semifinali contro i bavaresi. Dopo aver eliminato il Real Madrid campione di Spagna, seppur privo del suo leader Sergio Ramos nella gara di ritorno (e si è vista la prestazione della difesa, in particolare di Varane, senza il capitano), il City sembrava agevolmente in grado di battere il Lione. Ma questa volta la spavalderia di Pep non ha pagato. La doppietta di Moussa Dembele, entrato solo al ’75 sull’1-1, e gli errori di Sterling sotto porta hanno condannato il City all’eliminazione con un inopinato 3-1.

Tra i vincitori morali, citiamo certamente l’Atalanta, sconfitta solo nei minuti di recupero da un PSG che aveva sparato a salve per novanta minuti, per poi trovare, con l’ingresso del recuperato Mbappè e del camerunense Choupo Moting, il bandolo della matassa. Non erano bastati i 16 dribbling riusciti a Neymar (record stagionale, che ha stracciato quello di 11 appartenente a Messi vs Dortmund e Insigne vs Salisburgo), inconsistente però in fase realizzativa, a scardinare l’eroica difesa bergamasca, forte del vantaggio siglato da Pasalic nella prima frazione. Prima Marquinos, poi lo stesso Choupo Moting, hanno posto fine al sogno della Dea di Gasperini.

Le semifinali vedranno di fronte un’inedita doppia sfida Germania-Francia. Da una parte il Bayern Monaco, forte dei 5 successi in una competizione che non vince dal 2013, quando sconfisse il Borussia Dortmund di Lewandowski (passato a parametro zero ai bavaresi a fine stagione) in una finale tutta tedesca, affronterà il Lione.

Dall’altra il PSG dovrà vedersela con l’RB Lipsia. Parigini che non raggiungevano tale traguardo dal 1994-95, quando guidati dal futuro pallone d’oro Geroge Weah vennero superati dal Milan, ironia della sorte la squadra che avrebbe poi acquisito le prestazioni del fuoriclasse liberiano.

L’RB Lipsia è invece una novità assoluta a questi livelli, ma si configura come il frutto maturo del lavoro manageriale di Rangnick a capo della Red Bull, e del giovane allenatore Julian Nagelsmann, che dopo aver guidato l’Hoffenheim dalla zona salvezza alla Champions, ha raccolto l’eredità di Ralph Hasenhuttl al Lipsia, conquistando il terzo posto in Bundes di questa stagione (dopo un platonico titolo di campione d’inverno) e le semifinali di Champions.

Il Bayern Monaco appare al momento la netta favorita della competizione. In 9 gare, ha ottenuto altrettante vittorie, con 39 gol fatti e 8 subiti. Nelle 33 partite stagionali della gestione Flick (succeduto a Nico Kovac), lo score è di 30 vittorie, un pareggio e due sconfitte. Flick si è guadagnato una strameritata riconferma, passando da coach ad interim ad un contratto fino al 2023.

A questo punto, sarebbe un miracolo per il Lione dell’ex romanista Rudi Garcia superare l’ennesimo ostacolo da underdog dopo Juventus e Manchester City.

Meno sbilanciato il confronto fra i solisti del PSG di Tuchel e il collettivo del Lipsia di Nagelsmann: non sarei sopreso di una finale tutta tedesca, ma è chiaro che il PSG, con Neymar, Mbappè e Icardi davanti e il ritorno del fattore Di Maria (assente per squalifica contro l’Atalanta) a centrocampo, abbia maggiore talento.

Come detto, delle quattro semifinaliste, il Bayern è l’unica già titolata in Champions. Ci sarà una prima volta per uno degli altri club, o i bavaresi conquisteranno la loro sesta Coppa dalle Grandi Orecchie?

Lo scopriremo presto. Appuntamento il 18 agosto per PSG-RB Lipsia e 19 agosto per Bayern-Lione. La finalissima, il 23 agosto.

Successivamente, sarà già tempo di gettarsi a capofitto in una nuova stagione, covid permettendo, con la speranza di ritrovare una parvenza di tifo sugli spalti. Questa sì, sarebbe una gran notizia.