Caszely, un hombre vertical

Caszely, un hombre vertical

Settembre 11, 2020 Off Di Luca Sisto

Non è difficile riconoscere i suoi folti baffi, e lo sguardo pensieroso di chi ne ha passate tante.

Carlos Humberto Caszely, El Rey del Metro Cuadrado, ha da poco compiuto 70 anni, ma non ha smesso di considerare la politica come parte integrante dell’amministrazione sportiva, in questo caso calcistica.

Figlio di un ferroviere di orgine ungherese, la madre fu torturata dal regime di Pinochet, dal momento che la dittatura non avrebbe potuto colpirlo direttamente, per non inimicarsi i favori popolari, ben ricompensati, nella fase iniziale del post-golpe, dalla CIA.

Caszely sosteneva il governo democraticamente eletto di Salvador Allende, capo del partito Unidad Popular, dichiaratamente socialista.
L’11 settembre 1973, quel governo sarebbe stato spazzato via col sangue dal golpe militare di Augusto Pinochet.

Ciò che accadde dopo, è storia nota e destino comune ai Paesi sudamericani vittime dei giochi politici e militari della Guerra Fredda.

Al netto degli anni in cui Caszely ha mostrato il suo talento in Spagna, sponda Levante ed Espanyol, l’attaccante cileno ha attraversato gli anni bui del Cile da assoluto protagonista.

Dallo spareggio farsa per Germania Ovest ’74 con i sovietici, al gran rifiuto di dare la mano a Pinochet prima della partenza per i suddetti mondiali.
Dal cartellino rosso, il primo mostrato nella storia dei mondiali, contro la Germania Ovest (e giù polemiche sulla stampa locale, che lo accusava di voler volontariamente saltare la partita contro la DDR), al rigore sbagliato contro l’Austria a Spagna ’82 (“l’ha fatto apposta”, titolarono i giornali di regime).

Infine, la partecipazione al referendum in cui l’ex stella del Colo Colo si schierò apertamente per favorire le dimissioni di Pinochet.

Ancora oggi, Caszely vede del marcio nella FIFA e nelle federazioni nazionali:

“il calcio è gestito da gente anti-democratica, che non sa nulla di calcio e che vuole tappare la bocca ai giocatori”.

Abbiamo visto come la FIFA in diverse occasioni abbia chiuso gli occhi di fronte alle atrocità commesse dalle federazioni e dai governi degli Stati membri.
Altresì, sia UEFA che FIFA hanno spesso favorito l’ingresso di Stati solo parzialmente riconosciuti come indipendenti o con sovranità limitata, seppur confinando talvolta il raggio d’azione in ambito regionale.

Resterà sempre, nel cuore di Caszely e di tutti i cileni, con il lassaiz-faire della FIFA, la macchia di aver concesso al regime di Pinochet la passerella, con tanto di gol a porta tristemente vuota per il boicottaggio sovietico, nell’Estadio Nacional, dove nei sotterranei si registravano da due mesi torture e omicidi sommari contro prigionieri politici.

Da allora Caszely promise a se stesso che non si sarebbe più piegato, e ha mantenuto la parola.