La nazionale di calcio del Suriname e il suo posto nella mappa del gioco

La nazionale di calcio del Suriname e il suo posto nella mappa del gioco

Ottobre 1, 2020 Off Di Luca Sisto

La nazionale di calcio del Suriname, dalla storica qualificazione alla Gold Cup prossima ventura fino ai giocatori nativi che hanno fatto la storia in Europa, passando soprattutto dall’Ajax e dal campionato olandese.

Nonno Frederick

Dal 2001, la via che porta al nuovo stadio di Paramaribo, capitale dello Stato del Suriname, è intitolata a Frederick Seedorf. Il nonno di Clarence era figlio di uno schiavo, reso libero dal padrone tedesco che gli tramandò, appunto, il suo cognome. Gli avi di Seedorf venivano da qualche parte nella costa orientale africana. Clarence, nato proprio a Paramaribo, porta nel dna dei suoi addominali e delle sue gambe, possenti come tronchi ed elastiche come una fionda, i geni di chi ha resistito a tutto, dalla tratta degli schiavi alle brutture della vita in assenza di libertà.

Il Suriname si è reso indipendente dai Paesi Bassi solo nel 1975.  Nato come colonia di schiavi in quel terzetto nella parte nord-orientale del Sud America, che comprende la Guyana (britannica, oggi indipendente) e la Guyana Francese, è terra povera, che ha conosciuto cinque anni di guerra civile a cavallo fra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni novanta. Un fatto abituale da quelle parti nell’economia politica del confronto bipolare durante la guerra fredda.

Calcisticamente affiliato alla confederazione del Centro, Nord America e Caraibi, il Suriname oggi conta su una nazionale di amatori con poche eccezioni. Ma negli anni settanta, club come l’SV Robin Hood, potevano dire la loro nei campionati CONCACAF. I migliori giocatori facevano presto a trasferirsi in Olanda in cerca di migliori fortune, magari del professionismo.

Le famiglie Gullit e Rijkaard

Tra questi, George Gullit e Herman Rijkaard, nel 1958, lasciarono il Suriname per trasferirsi in Olanda. All’epoca Ruud non era ancora nato: vide la luce il primo settembre 1962, grazie ad una relazione extraconiugale del padre (che era giunto in Olanda con moglie e due figli) con la signora Ria Dil, la quale crebbe Ruud da sola, sebbene George avesse la facoltà di vederlo regolarmente.

Gullit e Rijkaard figli, saranno le colonne portanti dell’Olanda campione d’Europa dell’88 e del Milan di Sacchi (con Van Basten, formeranno l’impareggiabile “Trio Olandese”).

L’Ajax multietnico che pescò nella “nazionale” del Suriname

Gente orgogliosa, i surinamesi, forse anche più degli olandesi stessi. Quando Seedorf giunge alla sua prima finale di Champions League nel 1995 in maglia Ajax, a guidare i Lancieri nelle retrovie c’è anche Frank Rijkaard, proprio contro il “suo” Milan, che l’aveva lasciato andare per far posto al più giovane francese Desailly.

L’Ajax vince 1-0 con gol di Patrick Kluivert, subentrato dalla panchina, olandese, guarda un po’, di origini surinamesi.

In quella squadra, anche Edgar Davids, come Seedorf, veniva dal Suriname, mentre Michael Reiziger era nato in Olanda da genitori surinamesi. E con Lazio e Inter negli anni novanta furoreggiava a centrocampo Aron Winter, pure lui di Paramaribo. Per non parlare del bomber di Premier Jimmy Floyd Hasselbaink.

Oggi, soprattutto Seedorf, che ha tentato la carriera da allenatore (ultima esperienza insieme a Kluivert come CT del Camerun) dopo aver chiuso in Brasile (sponda Rio, maglia Botafogo), terra cara alla moglie, quella da calciatore, è impegnato in progetti benefici a sostegno dei bambini del Suriname; ed è stato proprio Clarence a spingere affinchè venisse intitolata a nonno Frederick, 19 figli e un numero imprecisato di nipoti, una via di Paramaribo. Frederick se ne era andato all’età di 96 anni, un uomo indistruttibile.

Su youtube gira un video un po’ folkloristico: come sarebbe oggi la nazionale del Suriname se gli olandesi sfruttassero la propria seconda nazionalità, o quantomeno il Paese di nascita di almeno uno dei genitori o dei nonni.

La nazionale di calcio del Suriname: come avrebbe potuto essere

I nomi in ballo sono tanti e di una certa qualità: dal portiere Vermeer a uno dei più forti difensori in circolazione, Virgil Van Dijk. Dalle ali Quincy Promes (Ajax) e Justin Kluivert (Roma, figlio di Patrick), ai centrocampisti Wijnaldum e Gravenberch (teenager dell’Ajax in rampa di lancio). E ancora, Calvin Stengs e Owen Wijndal (rispettivamente ala e terzino dell’AZ), Steven Bergwijn (attaccante ora al Tottenham) e Jairo Riedewald (difensore del Crystal Palace). Parliamo di calciatori quasi tutti in orbita nazionale maggiore o under-21 olandese.

Come è in realtà

Cosa resta dunque della nazionale surinamese? Innanzitutto, nel novembre 2019, una grande impresa: con la vittoria per 2-1 in Nicaragua nel gruppo D della Nations League B, gli uomini allenati dal cinquantenne Dean Gorrè, ex centrocampista olandese (nato a Paramaribo, ovviamente), si sono qualificati per la prima volta nella storia alla Gold Cup, o Copa Oro della CONCACAF, eliminando appunto Nicaragua, Dominica e St. Vincent-Grenadines (ironicamente, unica squadra in grado di batterli).

Nel luglio 2021, i ragazzi ritratti durante i festeggiamenti per la qualificazione, nella foto di copertina (dal sito surinamese Entorno Inteligente), potranno cimentarsi insieme a nazionali di esperti professionisti in una delle competizioni più seguite al mondo. Il raggruppamento comprenderà Costa Rica, una delle favorite, Jamaica (una partecipazione ai mondiali nel 1998, quando l’attuale allenatore Theodore Whitmore era uno degli uomini di punta dei Raggae Boyz) e una squadra proveniente dai turni preliminari.

Attualmente il Suriname occupa il 141esimo posto nella classifica FIFA, ed ha nel 21enne Gelofilo Vlijter, attaccante del Beitar Gerusalemme, il suo uomo di punta, capace di segnare 10 gol in 6 partite di Nations League.

Nuove prospettive

Secondo Gorrè, se il Suriname risucirà a ritrovarsi dopo le problematiche legate alla pandemia, che ha interrotto gli allenamenti dei calciatori per diversi mesi, la strada verso il professionismo per molti ragazzi di Paramaribo potrà essere assolutamente percorribile, grazie agli sforzi della Federazione Surinamese e di tutti quei calciatori che, pur avendo onorato al meglio la nazionale Oranje, stanno investendo nel futuro delle infrastutture tecniche del proprio Paese d’origine.

Forse, un giorno, perchè no a partire dal 2026, sentiremo parlare del Suriname ai mondiali di calcio. Sarebbe una bella rivincita per un popolo che ha funto, sin dai primi insediamenti lungo il fiume Suriname, da forza lavoro per la madrepatria olandese.