Rivaldo, dalle favelas di Recife al tetto del mondo

Rivaldo, dalle favelas di Recife al tetto del mondo

Ottobre 2, 2020 Off Di Alessandro Amodio

Partendo dalla povertà assoluta delle favelas, Rivaldo salirà sul tetto del mondo. Per Lunedì Proletario, la storia del campione brasiliano.
“GELATIII GELATIII!!! CIOCCOLATO, PANNA, NOCCIOLA.!!!”
“Ragazzino vieni qui dammi due gelati al cioccolato, uno per me e uno per mio figlio.”
“Ecco a voi, prego sono 10.000 Cruzeiros.”
“Qui ce ne sono 15.000, le restanti 5.000 mangialo tu il gelato, che sei malnutrito. Hai le ossa che quasi ti escono dal corpo.”
“Grazie signore ma io non posso mangiare, il mio capo non vuole, si perde tempo prezioso per il lavoro.”
“La tua salute è più importante di tutto, e un ragazzino della tua età non può essere così malnutrito. Ti do altre 10.000 così il tempo che hai perso per mangiare questo gelato gli dirai che ne hai venduti 2.”
“Grazie signore, è molto gentile.”
“Potresti essere mio figlio e poi ti ho riconosciuto: l’altra volta ti ho visto giocare al campetto di Beberibe, sei fortissimo ma dovrai nutrirti se vorrai giocare a un livello più alto. Raramente ho visto un sinistro come il tuo in un ragazzino di 12 anni, potrai fare grandi cose.”
“Il calcio è un divertimento e basta, devo lavorare per aiutare la mia famiglia”.
“Fai bene ma non dimenticarlo mai, il calcio può aiutarti tanto, ne hai le qualità e cerca sempre di divertirti quando giochi. Le persone che ti vedranno giocare si divertiranno con te e più di te, sei una delizia per gli occhi.”
Vitor Borba Ferreira, in arte Rivaldo, è uno dei giocatori più rappresentativi per quelli della nostra generazione (ovvero, i nati negli anni ’80). A cavallo dei due millenni è stato uno dei talenti più fulgidi e belli da vedere: nel 1998 gioca un grandissimo mondiale in Francia, ma è nel 2002, insieme a Ronaldo e Ronaldinho, che trionfa incantando tutti nel mondiale nippo-coreano, stravinto dai Verdeoro.
Cresciuto in una favela di Recife, si segnala prima al Corinthians (provenendo dal Mogi Mirim) poi nel Palmeiras. Approdato in Spagna nel 1996 (Deportivo La Coruna, una stagione, prima di sostituire Ronaldo al Barcellona), in poco tempo si afferma come uno dei migliori giocatori del mondo, vincendo il pallone d’oro nel 1999.
La vita di Rivaldo, per usare un eufemismo, non è stata sempre dorata: da piccolo era poverissimo, tanto da soffrire di malnutrizione, cosa che gli ha portato problemi ai denti, che cadevano letteralmente a pezzi, e all’apparato scheletrico anche in età adulta. Per aiutare la sua famiglia, orfana del padre, ucciso quando aveva 15 anni, ha fatto i lavori più disparati.
La sua è una storia di riscatto sociale, come tante altre in Brasile, e grazie al calcio e al suo grandissimo talento è riuscito a cambiare un destino che sembrava già segnato.