Serie A: il punto del Dott. Solone, Vol. 3

Serie A: il punto del Dott. Solone, Vol. 3

Ottobre 5, 2020 Off Di Valerio Vitale

Ormai sono sul punto di diventare uno dei maggiori azionisti della Bonomelli, ciononostante fiumi di camomilla non bastano, nemmeno circa 24 ore dopo, a farmi rilassare dopo una delle domeniche più penose della storia del calcio italiano.

E’ il vostro Dottor Solone che vi parla, più incazzato che mai, mi perdonino i gentili lettori se potrò sembrare poco imparziale, ma scrivere quello che penso è la mia missione, chiedo scusa anticipatamente se urterò la vostra sensibilità.

Domenica penosa, per utilizzare un eufemismo, perché forse non esiste nemmeno un aggettivo qualificativo per commentare ciò che è accaduto ieri, dove, a prescindere dai colori e dalle fazioni, a perdere è stato solo il vecchio amato e malato, malatissimo, calcio. Sono talmente schifato che non riesco neppure a parlare della perla di Verre, dei lunapark Sassuolo ed Atalanta, di Montipò che sembrava la reincarnazione di Yashin, dell’intramontabile Pedro, del Parma che finalmente dà segni di vita, di Lazio e Inter con simulazioni peggiori del livello di recitazione di Cento Vetrine, di un Milan giovane e fresco, che diverte e stupisce.

Non mi va di soffermarmici. Il pallone è sempre più sgonfio, ormai bucato, questo è il punto focale, lì sul ciglio del marciapiede dove prima invece giocavano sorridenti tanti ragazzi pieni di sogni, ed a nessuno sembra importare più, forse anche agli stessi tifosi, nauseati, portabandiere del “Ci sono cose più importanti a cui pensare”.

Io non ci riesco. Il calcio è vita. Calcio malato, dicevamo, purtroppo, non solo per il covid, perché quello forse prima o poi passerà, ma malato nei suoi meccanismi, tipici italiani, che difficilmente cambieranno. Del resto siamo lo stesso Paese dove ti rechi in ufficio comunale e poi ti dicono: “no no, deve recarsi all’altro”. Ti rechi all’altro e ti rispondono: “no no, deve andare all’altro ufficio”. Così in un infinito loop di cui ne abbiamo le scatole, per non dire altro, ben piene.

Lo stesso loop che ricade anche sul calcio: è colpa della Juve, no del Napoli, anzi di De Laurentiis, ma quando mai è colpa della Lega, no ha sbagliato l’ASL, anzi il ministro dello Sport o quello della Salute. Zero colpevoli, zero responsabili, tutti da condannare, chi più chi meno.

Il Napoli non parte per Torino, lo comunica sabato in serata perché bloccato dall’ASL. I complottisti subito affermano che De Laurentiis abbia chiamato De Luca per organizzare il tutto. “Ma vedaaa Vincenzo, ci manca er capitano, siamo anche senza Piotr ed Elmas, io vengo da Hollywood, mi faccia la cortesia, non ci faccia partire”. E’ andata più o meno così, raccontano loro che hanno microspie inserite nelle cravatte di tutti, onniscenti.

La Lega, dal canto suo, si ricorda solo a 4 ore dalla partita di comunicare che il Napoli deve andare per forza a giocare, bando alle ciance dell’ASL. E mentre qualcuno ci ricorda che la legge delle regioni è gerachicamente superiore a quella sportiva, e lo stesso protocollo redatto da Lega, CTS e società preveda che l’ASL possa fermare i calciatori, la Juventus con grande maturità pubblica sui social: “domani ci presentiamo in campo, se venite bene, se non venite vinciamo a tavolino e dindonda”.

Il day after è ancora peggio, perchè appunto il Napoli non si presenta, lo sanno anche le pietre, i calciatori sono in isolamento, tranne il social media manager della Juve (o forse proprio perchè in isolamento!), che probabilmente con la sindrome di Peter Pan da eterno bambino, continua a postare locandine della partita, foto del riscaldamento e finanche la grafica della formazione ufficiale di Pirlo, con Kulusevski ancora a tutta fascia (un posto che tra poco sarà preso dal nuovo acquisto Chiesa), forse una delle cose meno peggiori della serata.

Nel frattempo a SKY, senza contraddittorio, si presenta Andrea Agnelli: “Noi rispettiamo le regole”. Viene da sorridere a ripensare alla freschissima questione passaporto Suarez, all’ONU che bacchetta la Vecchia Signora per il caso Han.

Viene da ridere a vedere 38 scudetti esposti quando la legge, che si pregiano di rispettare, ne ha revocati due. Ed almeno Piccinini, sì proprio lui, regala un po’ di speranza al genere umano con domande decenti e non servili. Se è vero che è stata una messa in scena organizzata dal Napoli, giusto il 3 a 0, giusta la penalizzazione. Se è vero che il Napoli invece è stato fermato dall’ASL allora che si rigiochi, in campo, perché a tavolino si gioca solo a dama o scacchi. Se la seconda ipotesi fosse confermata allora avremmo fatto un’altra scoperta dell’acqua calda: che il protocollo è quantomeno lacunoso.

Fatto sta, vedendo il recente caso Genoa, arrivati con 2 positivi, diventati poco dopo più di 20, se fossi stato un giocatore della Juve sarei stato il primo a non voler giocare con il Napoli, così come è accaduto in serie B tedesca, o tra Potenza e Palermo in serie C, ove nessuno si è permesso di entrare in campo per prendersi il 3 a 0 a tavolino.

Forse, vincere è l’unica cosa che conta, peccato che ieri ci abbiano perso tutti.