Amarcord: 1994, il ritorno di Lippi a Bergamo

Amarcord: 1994, il ritorno di Lippi a Bergamo

Ottobre 15, 2020 Off Di Luca Sisto

Domenica 17 aprile 1994 pioveva forte in tutta la penisola.

A Napoli in particolare ci fu un acquazzone che fece allagare le strade. La Renault 11 grigia di papà, con tutti noi a bordo, rimase impantanata nell’acqua alta e nel fango della Circumvallazione Esterna, in direzione Giugliano.

La radio passava i risultati della giornata. In serie C1 un pirotecnico Sambenedettese-Salernitana finì 2-2.
Nel frattempo, alla terzultima di Serie A, il Napoli faceva visita all’Atalanta.

Marcello Lippi, che aveva già un accordo con la Juventus per rilanciare le sorti della Vecchia Signora dopo anni di dominio milanista, si giocava le residue speranze di piazzamento Uefa con gli Azzurri nella piazza che l’aveva lanciato nel grande calcio, la stagione precedente, conclusa al settimo posto, a un solo punto dalla zona UEFA. Dal dopoguerra, all’epoca, era stato questo il miglior risultato degli orobici in campionato.

Il Napoli stava per cambiare nuovamente proprietà in un lungo tira e molla fra i debiti di Ferlaino e la lobby della famiglia Gallo.

Nell’Atalanta in attacco giocano Giampaolo Saurini (che avrebbe allenato la Primavera del Napoli) e l’enfant prodige 18enne Mimmo Morfeo. La coppia di centrocampo è costituita da Oscar Magoni e Alemão. A Bergamo gli ricordano ancora la storia della monetina e lo 0-2 a tavolino che lanciò il Napoli verso il secondo Scudetto.

In difesa Montero, autentico fabbro uruguayo in odore di Juventus, fa buona guardia davanti all’ottimo Pinato.

Proprio Morfeo al settimo apre le marcature. Buso di testa su azione d’angolo di Di Canio evita il peggio. Peccato, ero sicuro che avremmo vinto, all’andata Napoli-Atalanta era finita 4-0, la mia seconda al San Paolo dopo il 5-0 alla Reggiana.

La domenica successiva Gianfranco Zola e Crippa, ex di turno, depositano un mazzo di fiori come segno di riconoscenza davanti la Curva B.
Il Napoli ha bisogno di due vittorie per centrare la UEFA. Sono di nuovo allo stadio. Mio fratello è in gita con la scuola a Barcellona e mi lascia l’abbonamento. Il Napoli batte il Parma 2-0. Zola emozionato non riesce a far altro che centrare una traversa su calcio d’angolo.

Nell’ultima giornata Paolo Di Canio a Foggia, ruba palla ad un Bacchin formato Higuita e realizza il gol che vale il sesto posto utile alla qualificazione UEFA.

Lippi andrà quindi alla Juve, vincendo in serie campionato, Champions League e Coppa Intercontinentale, dando vita ad uno dei cicli più vincenti della storia bianconera. Ovviamente, non si sarebbe fermato lì.

Incroci juventini, atalantini, napoletani. Di vittorie, monetine e polemiche. Di ex e di vecchie volpi del rettangolo verde.

C’era una volta il pallone, oggi resta solo un calcio malato, di covid e bilanci fittizi.