Di Leao non si parla abbastanza

Di Leao non si parla abbastanza

Ottobre 27, 2020 Off Di Valerio Vitale

C’è un luogo all’estremo ovest del vecchio continente europeo che si affaccia sull’immenso e profondo Oceano Atlantico. Un comune di 165 mila abitanti situato nel distretto di Setubal (Portogallo), la bellissima città di Almada. Un locus amoenus dove si fondono bellezze naturalistiche, archeologia, cultura con la sua fiorente università, storia e talento. Basti pensare che la presenza umana nel territorio di Almada rimonta alla preistoria. Fenici, Romani e arabi sono solo alcune delle civiltà che occuparono questo promontorio prospiciente la città di Lisbona.

Ma questo non vuole essere un episodio di Super Quark, allora perchè parliamo di Almada, qual è il nesso con l’amato football? Talento, dicevamo. Perché ad Almada è nato uno dei giocatori portoghesi più forti e tra i migliori del calcio europeo. Trattasi di Luis Figo, fuoriclasse assoluto, primo pallone d’oro del nuovo millennio con il premio vinto nel 2000. Conoscitore anche del calcio nostrano dove si fece notare con la maglia dell’Inter. Ora, sempre a Milano ma sponda rossonera, c’è un altro portoghese nato ad Almada che vuole rubare la scena: Rafael Leao (foto copertina LaPresse).

Certo, il confronto con l’asso ex Real Madrid, Barça ed appunto Inter ad oggi è fuori di ogni logica, ma Rafael di talento ne ha tanto e sta cominciando a mostrarlo anche agli italiani. Arrivato l’anno scorso dal Lille dopo una buonissima stagione con il club transalpino, Leao, classe ’99, ha faticato ad imporsi con la maglia rossonera, per poi migliorare le sue prestazioni soprattutto nella seconda parte di stagione, in una concomitanza non casuale con gli ottimi risultati rossoneri nel 2020.

Bello a metà, alternando prestazioni da urlo, a gare dove definirlo abulico pare un eufemismo. Il problema di Leao non è nelle gambe, quelle corrono velocissime, nemmeno nei piedi, utilissimi nel dribblare gli avversari ed a servire anche assist preziosi oltre a far gol, ma nella testa. La giovane età di certo non lo ho aiutato, Rafael sembra un interruttore che spesso è posizionato su “Off”, ma quando diventa “On” ti lascia estasiato, come quando ti ritrovi dinanzi ad una potente ed elegante Lamborghini Aventador.

L’evoluzione del nuovo Leao, che tanto bene sta facendo da inizio stagione (2 assist contro la Roma in cui ha mostrato lampi di classe, che fanno eco a quello a Ibra nel derby con l’Inter), sembra essere proprio lì, nella mentalità. In quella maledettissima continuità, che spesso fa la differenza tra un campione ed un bel talento che rimane lì, nella classifica dei top 50 giovani di Europa e nulla più. Leao deve scegliere, se seguire il cammino verso l’olimpo dei grandi campioni al quale pare essere predestinato, o vivere di rimpianti, pensando a quello che sarebbe potuto essere e non è mai diventato. Pioli, da buon padre calcistico, sta insistendo tanto su questi concetti, parlando spesso di Rafael in ogni conferenza stampa.

Leao, da figlio diligente, sembra aver recepito il messaggio e sta facendo meglio di settimana in settimana. Oltre all’evoluzione psicologica, è mutato anche il suo modo di giocare. Da prima punta sembrava fare più fatica, ora, partendo dietro ad Ibra o a Rebic sulla sinistra, sembra essere a suo agio come Winnie the Pooh in una piscina di delizioso miele.

Senza Ibrahimovic, Leao e Calhanoglu si sono messi il Milan sulle spalle. Da un’accelerata improvvisa del turco direttamente dal calcio d’inizio, il Milan ha realizzato al Mapei Stadium, contro il Sassuolo, il gol più veloce della storia della Serie A: Rafael Leao ha impiegato solo 6.76 secondi per metterla dentro.

A Milano cominciano a sognare, con un Leao così, del resto, perché smettere di farlo?