10 gol per raccontare El Diez

10 gol per raccontare El Diez

Ottobre 30, 2020 Off Di Luca Sisto

Dieci gol per raccontare Maradona. Otto firmate da lui, più due assist, che in egual maniera hanno consacrato la leggenda del Diez.

Da bambino, per tenermi buono, era sufficiente piazzarmi davanti alla TV con le videocassette di Maradona. Dagli Scudetti alla Coppa UEFA, dai Mondiali dell’82 a quelli del ’90, passando per “Hero”, Maradona un eroe, il film dei mondiali del 1986, il più bello in assoluto mai creato dalla FIFA, perchè vide nel Diez la massima espressione del calcio mondiale, uno spot probabilmente irripetibile in cui le comparse erano sì un gradino sotto, ma restavano fuoriclasse assoluti, come Platini, Zico, Rummenigge e tanti altri.

Poi vennero i Mondiali del 1994. Fino a quel momento, sapevo esattamente, guardando una partita di Diego, quando e come avrebbe segnato o fatto segnare gli altri. Ma quel giorno era diverso. Vedemmo il miracolo del calcio accadere in diretta. Non tifavamo per l’Argentina, tifavamo per il calcio, e il calcio, anche a 34 anni, dopo la squalifica per cocaina e, purtroppo, quella successiva per doping, si chiamava Diego Maradona. Quando ce l’hanno portato via dal campo, accompagnato ad una giunonica infermiera bionda, non sapevo che non l’avremmo più rivisto a certi livelli. Per questo motivo, il gol alla Grecia rappresenta per me l’anello di congiunzione fra il sogno e la realtà, nell’immaginario maradoniano che ho costruito nella mia mente di tifoso e credente.

Di Maradona è stato scritto di tutto, ma il libro sulla sua storia, sulla sua vita, è ancora da aggiornare.

Oggi fa l’allenatore, il padre, il nonno. Basti guardare, prima della pandemia, come veniva accolto su tutti i campi d’Argentina quando andava in trasferta col Gimnasia. Maradona è il calcio, un’icona ineguagliabile, un compagno di squadra spettacolare, eppure fuori dal rettangolo di gioco ha fallito in lungo e in largo come uomo. Altrimenti non sarebbe Maradona, come canta Manu Chao in “La Vida Tombola”, “si yo fuera Maradona, vivirìa como èl”, se fossi Maradona, vivrei come lui.

Abbiamo scelto dieci gol, volutamente limitati all’arco temporale che va dal 1985 al 1994, per raccontare El Diez, perchè non c’è modo migliore di omaggiarlo che lasciar parlare le immagini.

1. Argentina-Belgio 2-0, Mondiali Messico 1986, secondo gol di Maradona.

Maradona ha da poco portato in vantaggio l’Argentina con un tocco sotto d’esterno, sublime, sull’uscita di Pfaff. Si ripete saltando mezza difesa e calciando in diagonale per prendere in contropiede il portiere belga. Col 2-0, l’Argentina domina la partita e raggiunge la finalissima. Il classico movimento di Maradona, che raccoglie palla a ridosso dell’area di rigore nel mezzo spazio destro e salta gli avversari tenendo il pallone incollato ai piedi con una progressione da destra verso sinistra, lo ritroveremo più volte in Lionel Messi. Come un novello Kobe Bryant ricalca perfettamente il fade away di Jordan, così Messi copia alla perfezione questa giocata di Maradona.

2. Napoli-Milan 4-1, Serie A 198-89. Gol di testa di Maradona.

Il Milan di Sacchi, campione d’Italia, ha scippato lo Scudetto al San Paolo solo pochi mesi prima e si appresta a vincere la Coppa Campioni (finale con lo Steaua Bucarest, 4-0). Il Napoli ha il dente avvelenato. In una stagione dominata dall’Inter, gli Azzurri chiudono secondi e vincono la Coppa Uefa. Ma prima, c’è tempo per umiliare i rossoneri al San Paolo: su lancio di Crippa, il fuorigioco a oltranza del Milan viene infilato dall’incursione di Maradona, Galli resta a metà strada e Diego gli ruba il tempo con una frustata di testa geniale, che manda il pallone lemme lemme a spegnersi in fondo alla rete.

3. Argentina-Germania Ovest 3-2, Mondiali Messico 1986, assist di Maradona per Burruchaga.

La gabbia preparata da Beckenbauer sortisce i suoi effetti solo a metà, perchè se la Germania rinuncia ad attaccare, l’Argentina trova due gol senza l’aiuto di Maradona. Ma la Germania Ovest non si arrende e pareggia. A quel punto, Maradona in mezzo a quattro avversari trova il varco giusto lanciando Burruchaga. El Burru batte Schumacher in uscita e regala il mondiale all’Argentina. L’80% di questo gol, lo fa la genialità di Maradona, letteralmente preso a calci e ingabbiato per tutta la gara. Quasi, tutta.

4. Stoccarda-Napoli 3-3, Coppa Uefa 1988-89, finale di ritorno, assist per il gol dell’1-3 di Careca.

Nella gara d’andata di una grandissima Coppa Uefa, in cui il Napoli ha eliminato squadre come Juventus e Bayern Monaco, gli Azzurri avevano scippato uno striminzito 2-1 con un rigore dubbio. Al ritorno, dopo il vantaggio di Alemao e il pari di Klinsmann, Maradona serve due assist: uno di testa per il golazo di Ciro Ferrara, e uno in contropiede a Careca. Diego non alza neppure la testa per servire Antonio, controlla il pallone difendendolo dall’attacco dei difensori, e poi “sente” arrivare Careca servendolo di mezza punta esterna con un tocco perfetto, solo apparentemente semplice. Quando si dice “con i tempi giusti”.

 

5. Napoli-Juventus 1-0, Serie A 1985-86, “tanto gli faccio gol comunque”.

La Juventus si appresta a dominare la stagione, ma è l’ultimo sussulto di Platini e compagni in serie A negli anni Ottanta. Il passaggio di testimone è solo rimandato, ma i prodromi si intravedono alla nona giornata d’andata. La Juve imbattuta fa visita al Napoli. Un episodio dubbio in area viene sanzionato con una punizione indiretta in area, qualcosa che oggi non si vede praticamente mai se non in casi limite come i retropassaggi al portiere.

Il resto lo lasciamo alle immagini.

 

6. Argentina-Inghilterra 2-1, Mondiali Messico 1986, la Mano de Dios.

Senza la “mano de Dios” non esisterebbe il gol del secolo. L’immagine di Maradona che anticipa nettamente Shilton, uno che ha vinto tutto in carriera a partire dal grande Nottingham Forest di Brian Clough, balza subito all’occhio di tutti, tranne che dell’arbitro, che convalida il gol. Maradona esulta, si è fatto beffe degli inglesi, ma poco dopo li umilierà in modo ancor più ineluttabile.

 

7. Argentina-Inghilterra 2-1, Mondiali Messico 1986, el gol del Siglo.

Il gol più bello della storia dei Mondiali, in realtà, non fu nemmeno giudicato il gol più bello di quell’edizione (riconoscimento assegnato al messicano Negrete e alla sua sforbiciata contro la Bulgaria). Ma siccome ai sondaggi e ai riconoscimenti della FIFA tendiamo a credere poco, lasciamo alla telecronaca di Victor Hugo Morales, uruguayano, il racconto di cosa sia stato quel gol di Maradona.

 

8. Napoli-Verona 5-0, Serie A 1985-86, pallonetto a Giuliani da 40 metri.

Il Verona divenne campione d’Italia nell’anno in cui il Napoli acquistò Maradona. Una delusione incredibile per i tifosi partenopei. Nella stagione successiva, l’Hellas di Bagnoli non seppe ripetersi, e il Napoli ne approfittò vincendo per 5-0 al San Paolo in una partita in cui il povero Giuliani dovette raccogliere dalla rete un pallonetto incredibile di Maradona da 40 metri. Tre stagioni più tardi, Giuliano Giuliani avrebbe sostituito Garella (portiere dello Scudetto veronese e del primo Scudetto napoletano) e giocato con Maradona a Napoli, vincendo Coppa Uefa e secondo Scudetto. Nel bene e nel male, il nome dello sfortunato portiere resterà legato ai colori azzurri.

9. Brescia-Napoli 0-1, Serie A 1986-87, prima giornata, l’inizio della cavalcata.

Giordano spreca un’occasione colossale nel primo tempo. Ma il Napoli di Maradona formato ’86-’87 è inarrestabile, e Diego mette subito le cose in chiaro alla prima giornata. Riceve spalle alla porta un pallone che addomestica di petto, e parte in serpentina classica prima di scoccare un diagonale perfetto, che bacia il palo e termina la sua corsa in rete. Il Napoli comincia così a Brescia la cavalcata verso il primo sospirato Scudetto, atteso 61 anni.

 

10. Argentina-Grecia 4-0, Mondiali USA ’94, “The scream” (el urlo).

Maradona, i Mondiali, la FIFA. Una lotta che va avanti da decenni e che visse nell’edizione americana alcuni dei suoi momenti più drammatici. Il gol alla Grecia è quello del ritorno in campo e sul tabellino dei marcatori (Maradona non segnò nessuna rete a Italia ’90, se non su penalty nella lotteria dei rigori contro l’Italia). Gli assist a Caniggia contro la Nigeria lo incorona di nuovo leader di un’Albiceleste che si era qualificata alla fase finale solo passando dagli spareggi contro l’Australia. La squalifica per efedrina, lo toglierà definitivamente dal campo e l’Argentina si scioglierà come neve al sole contro la Romania di Hagi.

Ancora oggi, ricordo perfettamente dov’ero nel momento in cui Diego urla alla telecamera con gli occhi spiritati e i compagni che lo inseguono per festeggiarlo, consci che solo grazie alla sua presenza avrebbero potuto vincere di nuovo i Mondiali. Purtroppo, non sapremo mai come sarebbe potuta finire.