Attentati di Parigi, il Bataclan e la storia di una ragazza normale

Attentati di Parigi, il Bataclan e la storia di una ragazza normale

Novembre 13, 2020 Off Di Luca Sisto

La storia che segue, è basata sugli eventi reali del 13 novembre 2015, conosciuti come attentati di Parigi Saint-Denis e strage del Bataclan, ad opera di un commando di estremisti affiliati all’ISIS, che portò alla morte complessivamente di 130 persone.

Fu l’epilogo più drammatico di un anno particolarmente violento per il terrorismo internazionale legato allo Stato islamico, cominciato con la strage di Charlie Hebdo.   

La parte di fiction del nostro racconto, è liberamente ispirata alla figura dell’unica ragazza italiana perita durante quegli attentati, al Bataclan, Valeria Solesin. Alla memoria della studentessa veneziana, e a tutte le vittime dell’insensato odio etnico e religioso, di qualunque origine e provenienza, dedichiamo il nostro pensiero.

 

Stade de France, quartiere di Saint-Denis, Parigi, ore 17:55.

“Signor Presidente, prego, prenda posto qui”.
François Hollande si è concesso una bella serata di sport, questo venerdì 13 novembre 2015. Allo Stade de France di Saint-Denis, teatro della grande vittoria ai mondiali del 1998, i Bleus affrontano in amichevole la Germania, in preparazione agli Europei del 2016, la cui finalissima si sarebbe giocata proprio in quello stadio.

Da qualche parte a Parigi, V. e il fidanzato parlottano nella casa che la coppia divideva insieme ad altre due persone di nazionalità diversa.

“V. cavolo, sbrigati, dobbiamo prepararci che al concerto non voglio stare lontano dal palco…”
“Amore, sto facendo la doccia, dammi cinque minuti.”
“V., per dio, posso spegnere sta musica che mi sta ammorbando, andiamo a sentire un gruppo heavy metal e te stai con questo Moby del cavolo a tutto volume…”

V. esce dal bagno, ben lungi dall’essere pronta: “Amore, appunto. Se andiamo a un concerto heavy metal, non puoi aspettarti che ascolti musica heavy metal tutto il giorno. Senti che bella questa – canticchia a bassa voce, con la dolcezza che la contraddistingue – in my dreams I’m dying all the time…as I wake, it’s kaleidoscopic mind; I never meant to hurt you, I never meant to lie, So this is goodbye, this is goodbye…”
“Cristo V. che due palle!”
“Idiota… – rispose lei – questa musica aiuta. Sai, ho sognato di morire ieri notte, è un messaggio del mio subconscio, vuol dire che abbiamo dei problemi, è vero…ma li stiamo affrontando come una vera coppia. Stasera ci divertiremo, sarà come una rinascita per il nostro amore, non trovi?”
“Sei matta V. – rise – non credo vada così male, abbiamo vent’anni cazzo! Voglio solo godermi il concerto degli Eagles of Death Metal, quella sì che è musica che spacca!”

Il covo dei terroristi e l’inizio degli attentati di Parigi Saint-Denis

Ancora nel quartiere di Saint-Denis, Abdelhamid Abaaoud si trova con alcuni dei suoi compagni. Sono le 19:30 circa. Nel covo del ragazzo di origine belga, è tempo di religiosa riflessione. Tutto è chiaro nella mente del gruppo. Tutto andrà compiuto secondo i piani. La Francia deve pagare, per la Siria, per l’Iraq. Ma stavolta deve accadere in grande stile. Salah Abdeslam, fratello minore di Brahim, prende la parola ed esorta i compagni: “presto – cari fratelli – ci attendono i profeti tutti e i nostri cari martiri – presto – saremo con loro, accolti da eroi!”

“V. allora? Sono le 8, ho chiamato il taxi, andiamo che se no è un casino!”

“Eccomi amore, possiamo andare!”

“Presidente Hollande, che ne pensa della nostra selezione?”

“Guardi, non sono un esperto di calcio, ma credo che la Francia oggi sia la squadra più forte del mondo. Però sa, con i tedeschi, non si può mai dire. Stasera è una festa, poi a giugno faremo sul serio!”

Comincia la partita, allo Stade de France ci sono 80mila persone.

Sono le 21:19. La linea diretta tra il covo francese e il quartier generale degli attentatori, in Belgio, è attraversata da una chiamata di conferma. “Adesso”.

Dall’interno dello stadio si avverte uno scoppio. Gli spettatori pensano ad un petardo, il gioco prosegue.

“Cosa è stato!” Chiede il Presidente Hollande.

“Presidente, non lo sappiamo, sembra uno scoppio, piuttosto vicino. Non si muova da qui, La informo subito.”

“Fate presto! Voglio sapere tutto.”

Il corso degli eventi scorre rapido come un treno diretto giapponese che non effettua fermate.

Gli attentatori hanno tentato invano di introdursi nello stadio, ma le bombe che scoppiano accanto lo Stade de France creano un diversivo fondamentale per consentire al commando di assaltare a colpi di AK-47 i ristoranti della zona, a bordo di una SEAT Leòn nera. Sono in 4. La prima scarica di proiettili, senza scendere dall’auto, si abbatte sui ristoranti Le Carillion e Le Petit Cambodge: 13 morti e 10 feriti gravi.

Hollande viene informato. “Presidente, siamo sotto attacco”.

[Tornano alla mente le immagini di George W. Bush, in quella scuola elementare in Florida, a cui viene riferito che l’America è sotto attacco e le Torri Gemelle sono state colpite da qualcosa di non identificato. Sembra di rivivere l’incubo della metropolitana di Atocha a Madrid.

I civili occidentali non sono più abituati alle bombe. Le guerre mondiali sono un ricordo lontano, astratto per i giovani di oggi, e la minaccia terroristica non è così chiara come negli anni sessanta e settanta, quando la Francia cercava una exit strategy dai possedimenti coloniali. Ma l’ISIS è diverso da Al Qaeda. Ha presa sulla popolazione disagiata delle banlieue, sui figli immigrati di seconda e terza generazione, di padri e nonni che hanno avuto meno fortuna di altri e che hanno subito razzismo, ghettizzazione, abbandono.

Ragazzi che vivono di social network e violenza, e che sui social vengono contattati da affiliati dello Stato Islamico. E che una volta finiti in carcere, subiscono processi di radicalizzazione che spesso sfuggono alle autorità. Un jihadismo transnazionale che mischia l’odio etnico con la giustificazione religiosa di massacri e omicidi. Concetti come foreign fighters nascono prima ma si sviluppano con la retorica dello Stato Islamico e con le guerre in Siria e Iraq].

La partita prosegue, senza informare addetti ai lavori e spettatori per non creare un panico incontrollato. Solo a tarda notte, dopo le 2:00, lo stadio verrà definitivamente evacuato, con l’uscita sotto scorta dei nazionali.

Nel frattempo, l’attacco successivo nei pressi del Caffè Bonne Biere e della pizzeria Casa Nostra, alla 21:32, è preceduto da una seconda esplosione, ancora nei pressi dello Stade de France, in cui muore il solo attentatore suicida.

Nell’assalto alla pizzeria, Salah Abdeslam scende dalla SEAT e spara all’interno del locale. Muoiono 5 persone, 8 vengono ferite. Ma il destino decide, per una volta, di non accanirsi.

Barbara è una studentessa italiana. La sua amica Sophia la richiama all’esterno da un’uscita secondaria. Le due ragazze si trovano all’angolo della strada quando Salah Abdeslam si accorge della loro presenza rientrando in auto.

Salah si volta e punta a bruciapelo il fucile contro le due giovani donne, urla e pianti squarciano l’aria, è la fine. Ma l’arma si inceppa. “Dio ha voluto risparmiarvi, sia fatta la volontà di dio”.

Passano 4 minuti e il commando in fuga stermina altre 21 persone davanti al ristorante la Belle Equipe.

Tutto l’apparato militare parigino ora è sulle loro tracce. Ma quando l’incubo sembra finito, si apre un altro fronte con la mattanza sugli ignari spettatori del Bataclan, ad opera di Ismaël Omar Mostefaï, Samy Amimour e Foued Mohamed-Aggad.

Sono le 21:50: i terroristi si spostano al Bataclan

“Siamo partiti, cominciamo”. Recita il messaggio ricevuto in Belgio dalla presunta mente degli attentati, Mohamed Belkaid.

“Questo pezzo spacca, V.!”

“Kiss the Devil è anche la mia preferita”.

Rumore, rumore, tanto rumore. Spari? Effetti scenici? Un uomo a terra. E’ Nick [Nick Alexander, responsabile merchandising del gruppo].

Solo quando gli attentatori salgono sul palco, la band scappa mettendosi in salvo attraverso l’uscita del backstage.

Riparte la raffica di AK-47, intervallata dalle granate. Sono armati all’inverosimile, sparano dall’alto verso il basso mentre le 1500 persone all’interno del Bataclan cercano di fuggire come possono dalle uscite di emergenza, quando ormai è chiaro che presto il concerto si sia trasformato nel letto di morte per decine di persone (in totale, solo al Bataclan, le vittime saranno 90).

“V.? V???”. La giovane si accascia al suolo, un proiettile l’ha colpita, perde sangue copiosamente. Fra le braccia del suo ragazzo, sente lentamente la vita scivolarle via dal petto. I due si gettano al suolo. Il fidanzato di V. si ricopre del sangue di lei, fingendosi morto. Nella raffica infernale di colpi, a V. torna in mente il sogno che aveva fatto la notte precedente, e le parole del pezzo di Moby. Con l’ultimo filo di voce, ricanta quel refrain “In my dreams I’m dying all the time…so this is goodbye, this is good…” – V. ti prego, tieni duro e fa silenzio – non siamo ancora morti. Non siamo ancora morti.

Presto gli uomini si gettano sulla folla tramortita al suolo, e sparano sui corpi inermi per accertarsi di aver finito il lavoro. Mentre V. esala l’ultimo respiro, il ragazzo trattiene a stento il pianto. Quando sei così vicino alla morte da poterla abbracciare, restare in silenzio è questione puramente d’istinto di sopravvivenza. Non era quello il suo momento, come avrebbe confermato agli investigatori italiani e francesi successivamente. Se avessero potuto soccorrerla in tempo, V. ce l’avrebbe fatta. E’ morta dissanguata. “Non dimenticarmi”, furono le sue ultime parole.

Epilogo: le conseguenze degli attentati di Parigi

In una situazione disperata per superstiti e ostaggi, le forze speciali francesi si trovarono a negoziare per oltre un’ora con gli attentatori. Tempo necessario ad organizzare una strategia d’attacco decisiva. I criminali utilizzano diversi ostaggi come scudi umani, ma vengono tutti e tre abbattuti in un’operazione lampo coordinata dalla Brigade de Recherche et d’Intervention.

Durante l’operazione speciale, alle 22:30, il presidente Hollande lascia lo stadio sotto scorta per intervenire di persona nell’unità anti-crisi appena costituita.

I tifosi cominciano ad abbandonare lo stadio solo più tardi della mezzanotte, dopo che la polizia parigina aveva dato ufficialmente il “clear”, il via libera.

Alle 00:58 termina ufficialmente il raid dei corpi speciali al Bataclan. Due minuti dopo, l’ISIS rivendica gli attentati via twitter.

La Torre Eiffel, il giorno successivo, resterà spenta in segno di lutto.

“E’ un atto di barbarie assoluta”, dirà il Presidente Hollande.

La reazione degli apparati militari francesi non si fa attendere. Il 15 novembre, Abelhamid Abaaoud viene ucciso insieme ad altre due persone dalle forze di polizia nel covo dei terroristi, nella banlieue di Saint-Denis. Altre 5 persone vengono arrestate. La Francia bombarda le postazioni ISIS di Al-Raqqa, in Siria.

Solo in marzo, Salah Abdeslam verrà arrestato in Belgio, suo Paese natale, dove si era nuovamente rintanato. Un Paese che, come sappiamo, avrebbe anch’esso pagato un prezzo alto a causa del terrorismo jihadista.

Nel 2018, il tribunale di Bruxelles ha condannato Salah e un suo complice a 20 anni per la sparatoria di Bruxelles del marzo 2016.

Dal 2019, Salah Abdeslam, estradato in Francia, è sotto processo per gli attentati di Saint-Denis. E’ l’unico superstite, fra i terroristi, degli attentati francesi. Proprio lui che aveva esortato i compagni a raggiungere i propri martiri, rifiutò di farsi esplodere.

Anche gli assassini hanno un istinto di sopravvivenza.