Ryan Giggs al Manchester United: l’ultimo fenomeno normale

Ryan Giggs al Manchester United: l’ultimo fenomeno normale

Novembre 20, 2020 Off Di Andrea Lorello

Riportiamo indietro le lancette dell’orologio alla classe del ’92, i boys di Alex Ferguson, raccontando Ryan Giggs al Manchester United, l’ultimo fenomeno normale del calcio, con un fisico non da superatleta e una mente superiore.

La celebre tennista statunitense Billie Jean King diceva che un campione ha paura di perdere, mentre tutti gli altri hanno paura di vincere. Chissà se il più vincente giocatore della storia del calcio inglese la pensi allo stesso modo. Nato a Cardiff nel 1973 dalla relazione tra l’inglese Danny Wilson e la gallese Lynne Giggs. all’età di 16 anni (che nel Regno Unito corrispondono alla maggiore età), sceglie di chiamarsi con il cognome materno. Era l’inglese Ryan Joseph Wilson. E’ e sarà per sempre il gallese Ryan Giggs. Un duro colpo anche per la nazionale inglese, con la quale tenterà di pareggiare i conti presenziando alle Olimpiadi di Londra 2012 da fuoriquota della Gran Bretagna.

Papà Danny, originario della Sierra Leone, era un giocatore di rugby. E’ stato un padre assente. Furono mamma Lynne e i nonni materni a sobbarcarsi la crescita dei figli. Nel 1980 la famiglia Wilson si trasferì a Swinton, a nord di Manchester, dove il signor Wilson fu ingaggiato dalla squadra di rugby locale.
Nel 1981 un incontro cambierà per sempre la vita del piccolo Ryan: Dennis Schofield, un lattaio di Manchester con la passione di scovare giovani talenti, lavorava anche per il Manchester City. Un giorno è in sosta con il suo furgoncino davanti alla Grosnevor Road Primary School di Swinton. Nel campo dell’istituto un gruppo di studenti gioca a football. Tra di loro un ragazzino corre come una gazzella e ha la dinamite nei piedi. Schofield non crede ai suoi occhi. Sbalordito da così tanto talento chiede ad uno degli insegnanti se i genitori fossero presenti per chiedergli di iscrivere il ragazzo alla scuola calcio locale, la “Fc Deans”. Mamma Lynne, sempre presente accanto al figlio Ryan, è titubante ma Schofield è convincente. Da quel giorno sarà lui che porterà il futuro Ryan Giggs, con il furgoncino del latte, agli allenamenti.

L’intento di Schofield è proporre il giovane talento al Manchester City ma non fa i conti con l’intuito di Sir Alex Ferguson. Ken Barnes, capo scout del City, viene bruciato sul tempo. Nel giorno del 14esimo compleanno di Ryan, Sir Alex e Joe Brown, capo scout dei Red Devils, si presentano a casa Wilson e strappano all’eterna rivale il giovane talento.

“Vidi Ryan sul campo quando aveva 13 anni – dirà Sir Alex – e rimasi colpito: mentre gli altri correvano, lui fluttuava“.
Il 2 marzo 1991 Ryan fa il suo debutto nella “First Division” con la maglia dello United. Due mesi dopo, il 4 maggio 1991, United e City si affrontano nel derby di Manchester. Sir Alex schiera, a sorpresa, Giggs nell’undici titolare. Il ragazzo si fa trovare pronto segnando il definitivo 1 a 0. Ryan Wilson oramai è soltanto un intimo ricordo di famiglia. Nelle strade di Manchester riecheggia solo un nome, quello del diciassettenne Ryan Giggs. E’ l’inizio della magia.

Il giovane Ryan, pur convocato spesso in prima squadra, continua i suoi allenamenti con le giovanili. Non ha fretta di fare il grande passo né sembra scontento. Il motivo è semplice. I suoi compagni di Academy sono David Beckham, Paul Scholes, Nicky Butt e i fratelli Gary e Phil Neville. Era l’apoteosi del talento e Sir Alex lo sapeva bene. Difatti un giorno, il boss scozzese, con la scusa di testare la condizione fisica dei suoi titolarissimi, organizza una partita, prima squadra contro Academy. Non fu la classica partitella in famiglia. Ryan, Beck’s, Paul, Nicky, Phil e Gary non si fanno intimorire. Impartiscono una lezione di calcio imponendosi 4 a 2. Quel gruppo di ragazzini fu la famigerata “class of 1992”. Così celebrata poiché, tranne Giggs, esordirono tutti nella massima serie di quell’annata. Ma non solo. Fu la ricostruzione del calcio inglese dopo il pugno d’acciaio di Margaret Thatcher. Rappresentò il riscatto di una generazione di talenti, proveniente dalla working class, diventata simbolo negli anni avvenire. Fu l’alba di un futuro rosso fuoco.

Il percorso di sviluppo del calcio oltremanica culmina nella prima edizione della “Premier League”, il 20 Febbraio 1992. Proprio in questa stagione Giggs e compagni, tra cui l’eclettico Eric Cantona, si aggiudicano il titolo. Il Manchester United è campione d’ Inghilterra dopo 26 anni.
Dal 1992 al 1999 i Red Devils vincono più volte ogni competizione nazionale. Nel 1999 lo United e Ryan Giggs toccano il punto più alto della loro storia col Treble. Prima il campionato, poi una storica vittoria in FA Cup.

In questa edizione della storica coppa inglese, il gallese è artefice di uno dei gol più belli della sua immensa carriera. In semifinale di ritorno contro gli acerrimi rivali dell’Arsenal, lo United, dopo l’espulsione del suo capitano, l’arcigno Roy Keane, è sotto attacco Gunners. Bisogna ribaltare l’inerzia del gioco. Giggs intercetta un passaggio sbagliato di Vieira e punta dritto la porta. Salta come birilli la linea difensiva avversaria e libera un sinistro micidiale sotto la traversa. Veloce come una gazzella, potente come la dinamite. Lo United è in finale.

Resta un’ultima impresa. Battere i tedeschi del Bayern Monaco e conquistare l’Europa.
La finale di Champions del 1999 si gioca al Camp Nou. E’ lo scontro tra due corazzate. Quella tedesca guidata da Ottmar Hitzfeld, allenatore tedesco più vincente di ogni epoca. Sulla panchina inglese siede sempre lui, Sir Alex, il più vincente tecnico della storia del calcio. Sul campo di battaglia figurano tra le fila tedesche: Oliver khan, Stefan Effenberg e Lothar Matthäus. Tra quelle inglesi: Peter Schmeichel, Jaap Stam, Andy Cole, David Beckham e “The Welsh Wizard”. Arbitra Pierluigi Collina.
Entrambe le squadre sono a caccia del “treble”. Le motivazioni sono alle stelle. Ma in una partita dal finale rocambolesco (clicca qui per l’articolo sulla finale) saranno i Red Devils a spuntarla.

Al triplice fischio finale, a testimonianza del legame speciale che correva tra i due, Ryan Giggs fu il primo che Sir Alex abbracciò. L’ultimo citato nella sua biografia, con testuali parole :

”Ho usato lui per sfidare tutti gli altri.”

Nel post-partita altrettanto emblematica è la frase di Lennart Johansson, presidente UEFA: «Spuntai sul campo per la premiazione e rimasi confuso – pensai- “Non è possibile, chi ha vinto sta piangendo e chi ha perso sta ballando”.

Quella del Camp Nou non è l’ultima Champions League vinta da Ryan Giggs. Nel maggio 2008 i Diavoli Rossi sono di nuovo in finale. Questa volta contro il Chelsea di Didier Drogba. Per la gioia dei tifosi di tutto il mondo è l’ennesima sfida al cardiopalma. Dopo 120 minuti di continui capovolgimenti di fronte, al settimo turno di battuta dei calci di rigore, dopo il penalty fallito da Cristiano Ronaldo e lo scivolone di John Terry, il mago gallese, a 16 anni dall’ultimo rigore calciato, spiazza Peter Cech. Con la parata di Van der Sar su Anelka, in un attimo il cielo sopra Mosca si tinge di rosso.

Quello che fu un tempo il bambino Ryan Wilson è diventato l’uomo dei record. I numeri parlano da soli ma sono noiosi e non bastano per raccontare le storie della sua immensa carriera. Come il giorno del suo ultimo match da calciatore professionista. Giggs si autoconvoca, avendo assunto il ruolo di giocatore/allenatore e fa esordire un giovane talento di nome Wilson. Proprio come si è chiamato lui fino ai 16 anni. Proprio come, ancora oggi, si chiama suo padre. E mentre l’esordiente Wilson sigla una doppietta, la mente di Ryan ritorna a Cardiff, fra i ricordi più intensi della sua infanzia.