Serie A: Storia di una brutta copia e della difesa perduta

Serie A: Storia di una brutta copia e della difesa perduta

Novembre 23, 2020 Off Di Valerio Vitale

Difesa. Un concetto che ha reso grande il calcio italiano. Ma nelle ultime uscite abbiamo assistito a dei grandi errori. Come si è arrivato a tutto questo?

Difesa perduta – Premessa

Ricordate quando si guardava alla Liga Spagnola come un campionato spettacolare? Ricco di reti. Un vero e proprio festival del gol che ammiravamo da lontano anche con un pizzico di invidia? Non ero tra quelli. Cos’è lo spettacolo? Una manifestazione artistica o ricreativa presentata ad un pubblico. In questo caso lo spettacolo assume il senso di: “Vista capace di suscitare notevoli impressioni emotive”.

Ebbene, siamo proprio così sicuri che quello a cui stiamo assistendo in Serie A nelle ultime giornate sia uno spettacolo? Lo è di certo. Ma forse è uno di quelli pietosi. Quello che quando cala il sipario più che applausi giungono fischi e forse anche qualche ortaggio. Per noi che viviamo perennemente con la sindrome dell’erba del vicino è sempre più verde, abbiamo tanto agognato l’arrivo anche in Italia di un calcio più europeo (dicono), un calcio propositivo, di costruzione, votato all’attacco. Ah, che bello vedere il Crotone che propone calcio, il Benevento che vuole giocare a viso aperto. La verità è che i fac-simile appaiono sempre come una brutta copia, destinata a funzionare ben poco ed i tanti negozi cinesi sorti nelle nostre città penso lo abbiano insegnato ampiamente, e se non lo abbiamo imparato stupidi noi a non capirlo.

Fase difensiva: l’involuzione

Non c’è nessun spettacolo in una gara come Inter–Torino (nella foto gettyimages, Romelu Lukaku esulta per il gol della riscossa) di ieri pomeriggio. Altro che festival del gol, il festival degli orrori. E’ infatti macabro assistere ad una difesa del genere. Soprattutto in quello che un tempo era il campionato con la miglior fase difensiva ed i migliori difensori del pianeta calcistico. Attenzione, non si vuole cadere nella retorica più banale, quella de “Ai miei tempi” o “Non esistono più le mezze stagioni”, ma la verità profonda è questa: il calcio in Italia si è evoluto, senza dubbio, ma non sempre evoluzione vuol dire miglioramento, anzi spesso evoluzione ed involuzione sono sinonimi mascherati da prefissi diversi, proprio come in questo caso.

Vedere ieri sera in Napoli–Milan Kalidou Koulibaly, definito uno dei migliori difensori centrali del mondo, marcare Ibrahimovic a zona (vedi copertina, foto gettyimages da sportpaper.it), dandogli ben oltre qualche metro di distanza, è la morte del concetto di difesa. E chi come Ibra appartiene ancora a quella classe old school del calcio nostrano, ne approfitta senza complimenti. Piuttosto che scimmiottare cose che non ci appartengono che si ritorni ad insegnare nelle scuole calcio come marcare un avversario, che si ritorni a trasmettere la meraviglia di un gesto tecnico come un dribbling in un calcio dove ormai sempre meno elementi portano palla e dribblano ma si limitano solo ad attaccare lo spazio, che si ripristini quella fase difensiva per la quale tanto ci siamo fatti apprezzare nel mondo del calcio raccogliendo tanti trionfi internazionali.

Apprezzare dagli altri, non da noi. Perché per noi c’è sempre qualcuno da invidiare, qualcuno da copiare, quando basterebbe ripristinare la propria essenza per andare avanti ed offrire un calcio migliore. I 4 a 2, ed affini, con difese da calcio di agosto a me non divertono, ma se a voi piace così godetevi lo show.