Everybody hates Neymar: il brasiliano più criticato della storia

Everybody hates Neymar: il brasiliano più criticato della storia

Dicembre 4, 2020 Off Di Luca Sisto

Perché Neymar è così odiato e criticato? Perché viene considerato un tuffatore, un calciatore fine a se stesso? Cerchiamo di capirne di più.

Recentemente, la testata sportiva spagnola Panenka ha pubblicato un articolo sulla fenomenologia degli odiatori seriali di Neymar, con tutta una serie di luoghi comuni che rendono la stella brasiliana del PSG uno dei calciatori al contempo più seguiti e criticati al mondo.

Neymar non è un professionista serio. Come si veste. Quante volte si tuffa. Quante volte non passa il pallone. Quanti soldi guadagna, come li spende. Come si ossigena i capelli.

Partiamo da un assunto: Neymar è un fuoriclasse il cui status come calciatore non risente delle critiche, piuttosto le riflette. Nel campionato francese, che non è la Farmer’s League descritta da certi anglosassoni con la puzza sotto al naso, il brasiliano sostanzialmente passeggia, lasciando che siano i suoi pur illustri compagni a prendersi la scena.

Neymar ha vinto la Champions col Barcellona che schierava in attacco, oltre a lui, Messi e Suarez, troppo talento. E quando i catalani hanno deciso di accettare l’offerta da oltre 200 milioni dei parigini, Messi si è pubblicamente esposto, criticando la cessione e implorando Neymar di restare, con una frase emblematica: “se vuoi il pallone d’oro, farò in modo da metterti nelle condizioni di ottenerlo”. I due sono rimasti amici e si rispettano ben oltre la rivalità fra club e nazionali (magari non è più come un tempo, ma argentini e brasiliani non sono esattamente meu amigo Charlie Brown), tant’è vero che Neymar ha appena dichiarato che gli piacerebbe giocare di nuovo con Messi. Dove e come, resta imprecisato.

Un paio di note dello scrivente. Le ultime tre partite intere che ho visto di Neymar in maglia PSG, sono il quarto di finale di Champions contro l’Atalanta, la finale col Bayern e la gara dell’Old Trafford di mercoledì.

Contro i bergamaschi Neymar ha sbagliato un paio di occasioni, ma ha tenuto in scacco la marcatura degli uomini di Gasp con un’epica statistica di 16 dribbling riusciti. Fino all’ingesso decisivo di Mbappè ha giocato praticamente da solo. Il pianto al termine della sconfitta contro i bavaresi dice molto di quanto ci tenesse a far felici i tifosi, se stesso, e perchè no i qatarioti che l’hanno preso per farne l’uomo di punta dei parigini e dei mondiali 2022.

Ma è contro lo United, in una partita semplicemente meravigliosa e spumeggiante da ambo le parti, che Neymar ha dato saggio di pregi e difetti. È mancato solo il pubblico sugli spalti. Il brasiliano ha aperto le marcature al sesto minuto sfruttando un rimpallo che l’ha messo nelle condizioni di battere a rete, solo davanti a De Gea ma da posizione defilata.

Schierato da trequartista da Tuchel, libero di muoversi su tutto il fronte dell’attacco per imbeccare Mbappè e un abulico Moise Kean, Neymar non si è tirato indietro, mostrando un vasto campionario di dribbling, tuffi, simulazioni, scatti e assist, scomparendo dal campo per quasi tutto il secondo tempo fino a riprendere il suo dominio sulla partita, una volta allentata la pressione dei Red Devils successivamente all’espulsione di Fred. In contropiede ha poi realizzato la sua doppietta personale a porta vuota.

Il Brasile di Tite si sta preparando per affrontare al meglio Qatar 2022. Per quella data, Neymar potrebbe essere l’uomo simbolo della competizione. La sua legacy dipenderà anche da un’eventuale vittoria iridata, dato che le Olimpiadi di Rio (la prima medaglia d’oro olimpica nel calcio per la Seleçao) e il possibile record di reti in nazionale (l’ex Santos è a 64, ha superato Ronaldo e attenta a quota 77, il numero di gol di Pelè) sono sufficienti a farne un grandissimo del calcio, ma una leggenda? Non ancora, non del tutto. Forse.