La magica stagione dell’Udinese 2010/11

La magica stagione dell’Udinese 2010/11

Dicembre 13, 2020 Off Di Redazione

Racconto della magica stagione dell’Udinese 2010/11, con Di Natale, Sanchez, Handanovic e tanti altri calciatori che hanno fatto la storia della serie A.

Ah, i friuliani. Gente fiera, talvolta schiva e solitaria, ma con un grande attaccamento alle proprie radici e alla propria terra. E per quella memorabile stagione legata ancor di più alla squadra simbolo di questo territorio, l’Udinese. Sì perchè guai ad associare i bianconeri alla regione geografica assemblata del Friuli-Venezia Giulia, l’Udinese è “proprietà” del Friuli e dei suoi abitanti.

Fondata nel 1896 come associazione polisportiva. La nascita della sezione calcistica risale al 5 luglio del 1911 e, con grande onore dei tifosi, da allora partecipa ininterrottamente a campionati federali. Non saranno tanti i trofei alzati ma dagli anni ’80, con l’arrivo di un fenomeno come Zico, i friulani diventano una realtà del campionato italiano. Sul finire del secolo il minimo obiettivo della salvezza inizia a stare più che stretto. I titoli di capocannoniere consecutivi rispettivamente per Oliver Bierhoff e poi per il califfo Márcio Amoroso coincidono con un filotto di qualificazioni in coppa Uefa, culminate in un grande terzo posto nella stagione 1997-1998 sotto la guida di Zaccheroni.

Guidolin e l’Udinese: Atto II

Dopo un ondivago decennio abbondante (intervallato dalla qualificazione in Champions del 2005) nel maggio 2010 Pozzo decide di puntare di nuovo su Francesco Guidolin, che ha già allenato l’Udinese nel ’99 e con cui il patron aveva avuto serie divergenze, proveniente da parentesi positive a Palermo e Parma.

Eppure i presupposti della stagione 10/11 non sembrano essere dei migliori. Totò di Natale, napoletano ormai adottato da Udine e dal Friuli, capocannoniere con 29 reti della scorsa stagione, terminata al quindicesimo posto, è prossimo a spegnere 33 candeline. Alexis Sánchez è ancora troppo “Niño” e non sempre “Maravilla”. Handanovič sente sempre più forti le sirene nerazzurre, e il giovane Benatia non appare una certezza al centro della difesa.

Le prime quattro giornate con zero punti confermano le impressioni della vigilia, che pronosticavano una stagione difficile per le zebrette. Serve una scossa, e la fisicità dei centrali di difesa sembra diventa la chiave di volta per il cambiamento.

Il cambio tattico e la svolta

Il passaggio ad una ruvida difesa a 3, con Cristiàn Zapata e Domizzi insieme al fuciliere marocchino, permette di spostare, il duttile Isla sulla destra e la freccia colombiana Pablo Armero sinistra, esterni a tutta fascia. In mezzo al campo poi la qualità di Pinzi e l’equilibrio di Inler rendono possibile l’esplosione di Kwadwo Asamoah nel ruolo di mezz’ala. Davanti Alexis a supporto di Totò.

Nessuno si aspetta l’exploit che i ragazzi di Guidolin realizzeranno di lì a poco. E invece dalla capocciata in pieno recupero di Benatia, che regala la prima vittoria, contro il Cesena seguiranno 16 punti in 7 partite. Una netta sconfitta a Roma sponda giallorossa sembra riportare tutti coi piedi per terra, ma le due pazzesche triplette nel mese di Novembre siglate da Di Natale a Lecce e Napoli danno via ad una striscia di risultati positivi al Friuli (oggi Dacia Arena) che sopravvivrà fino a metà aprile, affossando anche l’ Inter post-Triplete e la Juve in trasferta con Alexis Sanchez ormai sempre più Maravilla. Il cileno e Totò combinano poi per 7, dicasi 7 reti in casa del Palermo a fine Febbraio ( rispettivamente 4 per Sánchez e 3 per Di Natale, ndr), portando la squadra ad un solo punto dal quarto posto.

L’ambiente è carico e arrivano altre tre vittorie in fila, con la vetta occupata dal Milan distante solo 6 punti. Sognare non costa nulla si sa, ma uno scivolone inaspettato a Lecce e la solita Roma targata Pupone spengono un sogno chiamato Scudetto. Si deciderà tutto alla 36esima giornata. Due reti del solito Di Natale contro la Lazio, diretta concorrente, regaleranno ai friulani buona parte del quarto posto finale, formalizzato poi, con un pareggio all’ultima giornata con il Milan già campione, grazie differenza reti sulla stessa Lazio.

Alla fine saranno 28 le reti di Antonio Di Natale, a cui se ne uniranno 12 (quasi tutte prodezze) di Alexis Sánchez definitivamente esploso. Il tandem d’attacco non sarà l’unica freccia nell’arco dei friulani. Le realizzazioni pesanti da parte di Cristiàn Zapata, Floro Flores nella prima metà di stagione e del “Tanque” Denis in seguito, renderanno il 3-5-2 di Guidolin il miglior attacco della serie A con 65 reti a pari merito col Milan scudettato.

Purtroppo il sogno Champions per l’Udinese si spegnerà ai preliminari contro l’Arsenal di Wenger. Ma la squadra farà ancora meglio piazzandosi terza in campionato e riqualificandosi per i playoff della massima competizione Europea. Questa, però, sarà un’altra storia senza happy ending. Chiedere per info a “O Mago” Maicosuel

 

di Antonio Adamo