Che centrattacco! Virgilio Felice Levratto, lo Sfondareti

Che centrattacco! Virgilio Felice Levratto, lo Sfondareti

Dicembre 16, 2020 Off Di Luca Sisto

Virgilio Felice Levratto, detto lo Sfondareti, è stato uno dei più grandi attaccanti italiani del periodo interbellico. Questa è la storia di un calciatore entrato di prepotenza nella cultura popolare.

Oh oh oh oh che centrattacco, oh oh oh oh tu sei un cerbiatto, sei meglio di Levratto ogni tiro va nel sacco oh oh oh oh che centrattacco”

Scritta da Tata Giacobetti e Virgilio Savona, incisa nel 1959 come B-side del 45 giri “Sei Piccolo per i Blue Jeans”, “Che Centrattacco” narra la storia di un ragazzo che sogna di diventare calciatore, ma quando si sveglia si accorge di non essere in realtà tanto bravo. Il metro di paragone utilizzato, non solo per assonanza, dal Quartetto Cetra, è l’altrettanto mitologico Virgilio Felice Levratto.

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Una formazione del Vado, vincitore della prima Coppa Italia nel 1922 (pagina fan ufficiale di Felice Levratto)

Tra le varie formule competitive espresse nella stagione 1921-22 (ne parlavamo qui), la prima Coppa Italia fu quella con meno appeal. Vi parteciparono squadre di secondo piano, fra il primo e il secondo livello dei campionati italiani. Nell’albo d’oro però, troneggia alla voce Coppa Italia 1922, il Vado.

Sorpresa ligure proveniente dal campionato regionale che assegnava la promozione in massima serie, il Vado vinse di misura tutte le sue partite, fino alla finalissima contro l’Udinese. Una gara interminabile, sbloccata solo al 118′ dal gol di un attaccante mancino di neppure 18 anni, Virgilio Felice Levratto. La leggenda della Coppa Italia del Vado e del “centrattacco” (in realtà spostato sull’ala sinistra) nativo di Carcare (Savona) nasce lì, con l’etichetta di “Sfondareti” che lo accompagnerà per tutta la carriera. Ad entrare nella mitologia del football interbellico, fra le presunte 7 reti stracciate da Levratto, c’è per prima quella all’Udinese in quella finale. Come racconta uno dei nipoti, Marcello Bigongiali, Levratto da giovanissimo si allenava con una pesantissima “palla” realizzata con gli scarti delle frattaglie del macellaio da cui lavorava, e questo gli procurò la potenza necessaria a bucare le reti avversarie.

Nel 1924 si guadagna due presenze nella nazionale olimpica di Parigi e nel 1925, dopo una parentesi al Verona, le sue abilità gli valgono la chiamata del Genoa fresco scudettato.

Nel 1928 Levratto è il protagonista principale del bronzo olimpico di Amsterdam, con 4 gol in 5 partite. Inoltre, si disimpegna nella nazionale che fra il 1927 e il 1930 vince la Coppa Internazionale.

Col Genoa, Levratto segnerà la bellezza di 86 reti in 188 partite.

L’Italia olimpica di Amsterdam 1928, che si arrese solo in semifinale al grande Uruguay, conquistando infine il bronzo. Levratto è al centro in piedi.

Dopo il 1928, Levratto non ha più giocato in nazionale. La sua ultima gara è Italia-Olanda 3-2, amichevole risalente al 2 dicembre di quell’anno. Questo fa capire il livello incredibile di attaccanti che avrebbe accompagnato l’Italia lungo i due titoli mondiali del ’34 e del ’38 e il titolo olimpico del ’36. Concluderà la sua esperienza con la selezione italiana con 11 reti in 28 partite.

Levratto e Meazza all’Ambrosiana. Foto pagina Facebook Virgilio Felice Levratto

Nel 1932 passa all’Ambrosiana e fa coppia col Balilla Meazza. In due stagioni segneranno ben 71 gol, pur senza vincere lo Scudetto, appannaggio in quegli anni dello storico quinquennio juventino.

Si racconta che, durante Italia-Lussemburgo delle Olimpiadi del 1924, Levratto con il suo potente sinistro spezzò i denti del portiere lussemburghese, il quale in un assolo successivo dell’attaccante si rifiutò di restare tra i pali. Levratto, sul 2-0 a vittoria ormai acquisita, ebbe pietà e calciò fuori di proposito.

Una formazione della Lazio, in piedi a destra Levratto e Piola (Mon, 15 Mar 2021 14:31:39 GMT
LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio
www.laziowiki.org)

Anche a Roma, sponda Lazio, “Lo sfondareti” è ricordato con affetto, avendo giocato spesso in coppia col mitico Piola, senza purtroppo conquistare l’agognato Scudetto.

Dopo un ritorno a casa in quel di Savona, concluderà la carriera di calciatore, iniziando in contemporanea quella di allenatore, in Campania, fra Stabia (di Castellammare) e Cavese.

Da vice di Fulvio Bernardini, Levratto vince finalmente uno Scudetto, con la mitica Fiorentina del 1956.

Continuerà ad allenare fino alla fine, sopravvenuta il 30 giugno 1968, nella sua Genova.

La potenza del suo sinistro, quella mole gigantesca per il tempo da uomo sorprendentemente buono, sportivo e altruista, non saranno mai dimenticate.

Il campo comunale di Savona, inaugurato nel giugno 2008, prenderà da lui il nome. La gestione dello stesso è affidata alla società dilettantistica Priamar 1942.