Meravigliosamente Didier Drogba

Meravigliosamente Didier Drogba

Gennaio 11, 2021 Off Di Valerio Vitale

“Attenzione a Ramires, chiama il pallone Drogba, Ramires entra in area, prova a servirlo, Drogbaaa! Sempre Lui! Sempre Drogba! Ancora una volta, meravigliosamente, Didier Drogba!!!”

La nascita di “meravigliosamente Drogba”

C’è chi lo ha letto con la voce di Massimo Marianella, che probabilmente nella sua abitazione avrà un altarino dedicato a Didier Drobga, e chi mente. Perchè riecheggiano ancora nei timpani le parole pronunciate con spontanea meraviglia da parte del telecronista Sky, ma soprattutto scorrono velocemente davanti agli occhi le giocate incredibili, da vero campione, di Didier Drogba. Era un 18 aprile del 2012 quando Didier Drogba con un gol memorabile regalava l’1 a 0 al Chelsea nella semifinale di andata di Champions League contro il Barcellona. Un gol decisivo per il passaggio alla finale, vinta dagli inglesi contro il Bayern Monaco, ed anche lì Drogba fu meraviglioso tanto da far ammattire per la seconda volta il buon Marianella.

L’infanzia di Didier

Ma per arrivare sul tetto d’Europa per la prima volta a 34 anni, Didier ne ha dovuti macinare di chilometri, partendo da lontanissimo, dove emergere è molto più difficile e per questo quando ci riesci vale il doppio, se non di più. Allacciamo le cinture e saliamo sulla macchina virtuale del tempo e dal 2012 facciamo un passo indietro al 1978. Un anno che era cominciato cosi: a Bombay il volo Air India 855, un boeing 747 diretto a Dubai con a bordo 213 persone, esplode in volo e precipita in mare. Non ci sono superstiti.

Tre mesi dopo la tragedia, l’11 marzo, ad Abdijan, popolosissima città all’estremo sud dell’Africa, nasce una stella: apre gli occhi alla vita Didier Drogba. Didier cresce in un villaggio dove le condizioni di vita sono tutt’altro che facili. La situazione economica in famiglia, per utilizzare un eufemismo, non è rosea, e Didier, folle a pensarlo per come poi è diventato, soffriva di malnutrizione, col rischio di compromettere la sua crescita fisica e mentale. Papà Albert e mamma Clotilde lottano quotidianamente tra mille difficoltà in una Costa D’Avorio in grave crisi finanziaria per assicurare un futuro migliore a Didier che ama dribblare ogni cosa con quel pallone che già lo accompagnava da piccolissimo. La speranza per un futuro migliore si chiama Francia, più precisamente risponde al nome di Michel Goba. Goba, zio di Didier, era fuggito in Francia riuscendo poi a diventare calciatore nello Stade Brestois 29.

Il primo viaggio della speranza

Michel, da bravo zio, aiuta economicamente la famiglia di Didier. Arriva un punto dove la situazione diventa insostenibile. Proprio lì si decide che Didier sarebbe dovuto partire per la Francia. Da solo. La leggenda narra che Didier arriva da solo a 5 anni all’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle, con gli occhi di tutti addosso. Il motivo è da ricondurre ad un cartellone che Didier portava con sè: “Didier Drogba per incontrare Michel Goba”.

La famiglia voleva che Didier pensasse agli studi, mentre quello che sarebbe poi diventato uno dei migliori attaccanti africani e della storia del calcio sognava di fare il dottore. Lo zio Michel, però, pensò bene di coltivare ulteriormente la passione per il calcio di Didier, iscrivendolo in un’accademia calcistica, per unirsi poi alla squadra di calcio giovanile della sua scuola. Scuola e calcio, il futuro sembra sorridere a Drogba, ma è Drogba che non sorride. I teneri occhi di Didier cominciano ad intristirsi, la nostalgia di casa è troppo grande.

Drogba e la nostalgia di casa

In fondo era solo un bambino, lontano da mamma, papà ed i suoi fratelli che amavano come lui il calcio. Ad ammetterlo è stato poi lo stesso Drogba: “Ricordo i miei primi anni di vita in Francia. Ho pianto ogni giorno. Ero così lontano dai miei genitori, mi sono mancati così tanto”. Lo zio prova a far cambiare idea al piccolo nipote, ma è costretto a convincersi ed allora rispedisce Didier dai suoi genitori ad 8 anni. Didier continua a giocare a calcio in Costa d’Avorio, ma la situazione familiare continua a peggiorare tanto che mancano pure i soldi per le tasse scolastiche. La vita di Didier che in Francia stava prendendo una discreta piega, ora sembra segnata da un futuro di miseria e di stenti. Il rimpianto logora i genitori di Didier che con l’orgoglio sotto i piedi ricontattano zio Michel, il messaggio è chiaro: “Riaccogli nostro figlio”.

Il ritorno in Francia, tra studio e pallone

Ad 11 anni Didier ritorna in Francia e riprende gli studi, ma soprattutto continua a giocare a calcio fino ad entrare a far parte del Levallois nel 1993. Con il Levallois gioca fino ai 19 anni, mentre studia per diventare ragioniere (si laurea in contabilità a 21 anni). Nel ’98 passa al Le Mans. Drogba soffre di qualche problema fisico ma il Le Mans crede in lui, e soprattutto Drogba crede in se stesso e lotta come un leone per emergere. Del resto, per uno che era nato in mezzo a tali difficoltà sgomitare per un posto in squadra era un’impresa accessibile. Sono anni di alti e bassi conditi da 12 gol in 64 presenze. L’esplosione avviene con il Guingamp. Nel gennaio del 2002, a quasi 24 anni, Drogba lascia il Le Mans per approdare ai rossoneri. Segna, tantissimo, 20 gol in una sola stagione. Numeri importanti per un giocatore che si era appena affacciato alla Ligue1.

Drogba, dal Marsiglia al Chelsea

Nel suo grande exploit è decisivo anche l’amico e compagno Florent Malouda, col quale forma e formerà ancora una coppia straordinaria. A Marsiglia, dove sono passati tanti talenti, si accorgono delle qualità di Drogba. I biancocelesti spendono 4 milioni assicurandosi un attaccante che comincia a diventare straordinario. Ben 19 gol in Ligue1, 5 in Champions League da esordiente, 6 in Coppa Uefa. Roba da fuoriclasse. Il talento di Abidjan è ormai sulla bocca di tutti. Lo sognano, infatti, i migliori club Europei, ma è soprattutto Roman Abramovich, che pochi anni prima aveva acquistato il Chelsea con l’obiettivo di diventare una superpotenza europea, a stravedere per quel magnifico centravanti. Sul cellulare di Didier appare un prefisso inglese, è Josè Mourinho. “Ti ho visto giocare, sei un buon giocatore. Se vuoi diventare un campione come Henry e Van Nisterlooy, devi giocare in Inghilterra, nella mia squadra”.

Didier viene convinto subito da quelle parole, il Marsiglia, invece, da un ricco assegno di 35 milioni. Drogba si ritrova catapultato in una nuova realtà. Arriva in Premier e non conosce neppure capitan Terry: “Bravo questo ragazzino delle giovanili”. Ma l’attaccante ivoriano diventa presto il terrore delle difese della Premier. Quasi tutti giocano con due punte, non il Chelsea che con il 4-3-3 stupisce grazie soprattutto al bomber di Abidjan che regge da solo il peso dell’attacco. Comincia la storia del “meravigliosamente Drogba”.

Da Abidjan al tetto d’Europa

Sono 8 anni di gol a Londra, culminati con la conquista della Coppa dalle Grandi Orecchie. Anni di svariate Premier e coppe nazionali vinte, di reti in quantità industriali, con la maglia dei Blues e con quella della nazionale, una seconda pelle per lui.

Poi il Galatasaray, le parentesi in Cina, in America ed un breve ritorno al Chelsea, segnando ovunque e venendo amato dal pubblico. Perchè la grandezza di Drogba stava nel suo fisico, nel suo piede destro capace di tirare fulmini, nella sua cattiveria in campo, nella leadership, anche in quella infanzia difficile che gli aveva temprato il carattere a furia di lacrime e stenti. Ma a contraddistinguerlo è quella straordinaria capacità di farsi amare da tutti, in ogni angolo remoto del mondo. Onore e merito destinato solo ai più grandi e Didier rientra tra questi.

Dalla povertà di Abidjan al tetto d’Europa, “meravigliosamente lui” è per tutti Didier Drogba, come amava intonare Massimo Marianella, in un misto di sovreccitazione messianica e sconfinata simpatia.