Jonathan Bachini e la squalifica per cocaina: fine pena mai

Jonathan Bachini e la squalifica per cocaina: fine pena mai

Gennaio 11, 2021 Off Di Alessandro Amodio

Nella nostra rubrica “Lunedì proletario”, vi raccontiamo la vita di Jonathan Bachini dopo la squalifica per cocaina.

 

“Chi è che si occupa della logistica qui?”

“Salve sono io il responsabile, mi chiamo Jonathan, lieto di conoscerla.”

“Piacere Dottor Tedeschi. Sono il rappresentante legale della Multifunction di Fidenza.”

“I miei clienti si sono lamentati molto. Lo stock di merci che le hanno commissionato è in ritardo di 20 giorni, nonostante le numerose sollecitazioni via mail non sappiamo nulla. Sono venuto qui di persona per capire cosa diavolo sta succedendo!.”

“Abbiamo letto le mail e abbiamo anche parlato con una segretaria, purtroppo il problema non dipende da noi. Sa di questi tempi con la pandemia i controlli sono più rigidi, è usuale che ci siano questi problemi. Il nostro vettore dalla Cina ci ha informato qualche giorno fa che la nave container è in viaggio.”

“Sono stufo di sentire queste cose, tutte queste lamentele continue. Il mondo va avanti. La avviso anticipatamente, che se entro fine mese non avremo la merce nel nostro magazzino, sarò costretto a ricorrere alle vie legali.”

“Si calmi! Garantisco sulla mia parola che a fine mese avrà quanto dovuto, purtroppo non dipende da noi, anzi mi scuso per il disagio che le stiamo creando ma sono ben certo che lei capirà.”

“Spero di potermi fidare. Ho fatto 200 km per venire fin qui stamattina, ma lo sa che lei ha un volto familiare, mi sembra di averla già vista! Somiglia tanto ad un calciatore, ebbe una fugace apparizione nel Parma, la squadra per cui faccio il tifo…all’epoca con Tanzi i soldi volavano, anche se oggi sappiamo tutti da dove provenissero, ma credo mi stia sbagliando quello lì aveva i capelli lunghi, lei è calvo. A proposito come ha detto che si chiama?”

“Ehm Jonath…”

“No aspetti, non è mica lei la persona di cui stavo parlando?”

“Se si riferisce a Bachini sì, sono io in carne ed ossa. Quasi nessuno mi riconosce ormai.”

“Porca miseria ma come ci è finito qui, a fare il capo operaio?”

“Una lunga storia. Il mondo del calcio mi ha dimenticato completamente. Per loro sono un soggetto pericoloso e inaffidabile. Non posso neanche avvicinarmi ad un campo da calcio.

Mi hanno radiato, per me non vi è alcuna possibilità di riabilitazione. Dal punto di vista calcistico io sono un ergastolano.”

“Mi dispiace non volevo offenderla. Io, io sono coster..”

“Tranquillo dottor Tedeschi, anzi la ringrazio di avermi riconosciuto. Come le ho detto le do la mia parola che la merce sarà nei magazzini dei suoi assistiti a fine mese.”

“Allora ci conto!”

 

La carriera di Jonathan Bachini è strettamente correlata a quella di Gigi Buffon: grazie alla sua valutazione di 35 miliardi delle vecchie lire fu possibile il trasferimento (nell’estate 2001) del portierone dal Parma alla Juventus più 75 miliardi cash, una cifra folle per quei tempi.

L’esperienza al Parma di Bachini dura il tempo di un battito di ciglia, poco dopo ritorna al Brescia e qui comincia il suo calvario legato a vicende extracalcistiche.

Un nemico entra nella vita di Jonathan, un nemico che all’apparenza si presenta come una cosa che ti fa star meglio, che ti fa sentire onnipotente, salvo poi distruggerti, un nemico che ha già stroncato la carriera di molti campioni: la cocaina.

La prima squalifica

Nel novembre 2004 viene trovato per la prima volta positivo alla cocaina e sarà squalificato per un anno. Il Brescia licenzia in tronco il centrocampista che solo qualche anno prima era nel giro della nazionale ed era considerato uno dei laterali destri più forti del campionato.

A sua discolpa dirà che l’assunzione della cocaina non è avvenuta in modo consapevole, in quanto è stata assunta dopo aver bevuto una bevanda, offertagli da un conoscente, con la droga mischiata al suo interno. Nessuno gli crederà e la Corte di Appello Federale prolunga la squalifica da 9 mesi ad 1 anno.

Il ritorno e la ricaduta

Nell’estate 2005 il Siena, alla sua terza stagione in A, dà una nuova opportunità a Bachini mettendolo a disposizione di Mister De Canio. Il ritorno di Bachini al calcio giocato è un fuoco di paglia. 5 presenze e 0 gol, con l’esordio a Marassi contro la Samp il 23 ottobre.

Il 4 dicembre all’Olimpico contro la Lazio, De Canio decide di farlo partire titolare per la prima volta: prestazione sottotono e a fine primo tempo viene sostituito. Al termine della partita viene nuovamente trovato positivo, ancora alla dama bianca.

Il 30 Marzo 2006 la Commissione Disciplinare, dopo aver ascoltato Bachini, il quale ammetteva la sua responsabilità nell’assunzione della cocaina, a differenza della prima volta, e gli commina la sanzione della squalifica a vita. Non potrà mai più mettere piede su un campo di calcio.

Profili giuridici della radiazione prevista dall’ordinamento sportivo.

Fermo restando la conclamata illiceità della condotta tenuta da Bachini, è opportuno chiarire che nell’ordinamento giuridico sportivo, a differenza di quello penale, in questo caso la funzione speciale preventiva della pena non ha alcun effetto.

Orbene volendo ritenere, come fine ultimo della pena, non solo la punizione ma anche il reinserimento nella società del colpevole è chiaro come questo profilo nella sanzione della squalifica a vita (radiazione) sia del tutto inesistente.

Tutto ciò cozza con l’importante funzione sociale che il calcio, e lo sport in particolare, ricopre. Pare assurdo che a Bachini non sia data alcuna possibilità di riabilitazione qualora venisse dimostrato di essere guarito dalla dipendenza dalla cocaina.

All’interno dell’ordinamento sportivo vi sia un vuoto normativo che andrebbe discusso, dato il ruolo del calcio nella società.

Concludendo vi lasciamo ad una riflessione sul tema, prendendo in prestito e contestualizzando le parole di Beccaria nel suo celebre saggio Dei delitti e delle pene:

Parmi un assurdo che le leggi che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.