A che punto è il progetto di Lotito da presidente della Lazio

A che punto è il progetto di Lotito da presidente della Lazio

Gennaio 14, 2021 Off Di Alessandro Amodio

Estate 2004: Claudio Lotito, imprenditore romano noto alle cronache per alcune vicende legate allo scandalo Tangentopoli che negli anni ’90 sconvolse l’Italia, diventava il nuovo presidente della Lazio, travolta da una crisi societaria senza precedenti dopo i fasti dell’era Cragnotti.

Le parole di Lotito appena diventato presidente furono:

“Ho preso questa squadra al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile”

I dettagli dell’acquisto

L’acquisizione destò qualche perplessità. In base ad un accordo con il fisco italiano, vista la grave posizione debitoria della Lazio, sfruttando un Decreto Legge emanato qualche anno prima dal Governo Berlusconi veniva concessa la possibilità alle società calcistiche di rateizzare il debito con il fisco con un tasso d’interesse pressoché irrilevante.

Le polemiche si ebbero sia dal punto di vista giuridico che sportivo. In primo luogo, il Decreto Salva Calcio creava problemi concorrenziali: essendo le società calcistiche enti di Diritto Privato, esse non potevano ricevere benefici dallo Stato. La questione giunse fin sui banchi della Commissione Europea, la quale intimò allo Stato italiano di revocare le disposizioni del Decreto.

Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, il salvataggio della Lazio, il cui ammontare del debito era di oltre 150 milioni di euro, suscitò aspre critiche: molte società blasonate, come Napoli, Fiorentina e Torino, fallirono in quegli anni per cifre debitorie inferiori.

L’accordo siglato nel 2004 prevedeva il pagamento, da parte della Lazio, di 140 milioni in 23 rate annuali (da versare ogni primo aprile). A garanzia del pagamento vi era l’ipoteca sul centro sportivo di Formello.

Premesso questo breve cenno sull’acquisizione ci siamo chiesti, riprendendo le parole del Presidente, a che punto fosse oggi la Lazio. Immaginando la società biancoceleste come Benjamin Button, il quale invece di invecchiare ringiovanisce.

Anamnesi della Lazio sotto la presidenza Lotito

I primi tempi non sono stati semplici, il parco giocatori iniziale era composto da 15 atleti e non vi era l’allenatore. Il primo colpo ad effetto è stato il ritorno in maglia biancoceleste, dopo quattordici anni, di Paolo Di Canio, tifoso Laziale ed idolo della Curva Nord. La squadra navigava in posizioni di media bassa classifica, tuttavia una delle soddisfazioni più grandi è stata la vittoria del derby nel giorno dell’Epifania, con un Di Canio scatenato.

Nel 2007, in una Serie A falcidiata dalle vicende Calciopoli con la Juve in B e con i biancocelesti anch’essi coinvolti seppur in maniera minima, arrivò un primo traguardo importante, la qualificazione in Champions, con la squadra trascinata dalle reti della coppia Pandev-Rocchi e dal carisma in panchina di Delio Rossi.

L’annata successiva, complice il doppio impegno, la rosa si dimostrò non all’altezza, concludendo con un deludente dodicesimo posto in campionato e l’ultimo posto nel girone di Champions.

Il 2009 fu l’anno del primo successo. Complice l’esplosione del giovane talento argentino Mauro Zárate arrivò la conquista della Coppa Italia, la quinta della storia biancoceleste, ai rigori contro la Sampdoria. Anche la Supercoppa, disputata a Pechino nell’agosto successivo, andrà ad infoltire la bacheca biancoceleste.

La Lazio vincerà altre due Coppe nazionali e due Supercoppe, risultando nel decennio dal 2011 al 2020 la società, insieme al Napoli, ad aver strappato più trofei alla Juventus, assoluta dominatrice. Emblematico e indimenticabile il successo nel derby del 26/05/2013 che ha consentito alla Lazio di vincere la Coppa proprio contro i cugini giallorossi.

Il mercato, come il rendimento della squadra, in questi anni è salito di livello. In origine era un mix fra giovani e veterani in cerca di riscatto. Fra tutti ricordiamo il bomber tedesco Miroslav Klose che in cinque anni ha lasciato il segno restando nei cuori della tifoseria biancoceleste. Oggi fa un mercato da top del nostro calcio. Igli Tare, ormai uomo di fiducia del presidente Lotito, ha piazzato diversi colpi importanti: su tutti ricordiamo Milinkovic-Savic, Luis Alberto e Ciro Immobile.

I tre sono ormai dei giocatori di livello assoluto del panorama internazionale. Guidati da Simone Inzaghi, allenatore cresciuto in casa che si è ritrovato in maniera rocambolesca sulla panchina biancoceleste, stanno raggiungendo risultati eccellenti. Oggi il parco giocatori della prima squadra si aggira intorno a un valore di 357 milioni di euro (fonte transfermakt.it). Il solo Milinkovic ne vale, sempre secondo transfermarkt, 70.

Situazione attuale

Veniamo ad oggi. Nel campionato 2019/2020, quello condizionato dalla pandemia, trascinati da Immobile, vincitore della Scarpa d’oro con 36 reti in Campionato (eguagliando il record di Higuain), i biancocelesti sono ritornati a qualificarsi per la fase a gironi di Champions.

L’8 dicembre 2020 con il pareggio per 2-2 contro il Bruges la Lazio, dopo 20 anni, è passata fra le migliori 16 squadre d’Europa.

Alla luce dei progressi ottenuti, la solidità del bilancio, la crescita nell’ambiente calcistico di Lotito come presidente e uomo di potere nei palazzi della Lega, è possibile affermare, riallacciandosi al saggio di Francis Scott Key Fitzgerald “lI curioso caso di Benjamin Button“, che oggi la Lazio può essere considerata un giovane adulto, il quale si appresta a raggiungere i suoi obiettivi di vita e spiccare il volo come l’animale simbolo del club, l’aquila.