La rivalità fra Liverpool e Manchester parte da lontano

La rivalità fra Liverpool e Manchester parte da lontano

Gennaio 16, 2021 Off Di Luca Sisto

Viaggio alle radici della rivalità fra Liverpool e Manchester, nell’eterna sfida inglese fra Reds e Red Devils.

 

Comunque vada fra Liverpool e United, la Premier è ancora ben lungi dall’essere decisa.

In una stagione letteralmente folle, in cui gli attuali leader della graduatoria, i Red Devils, hanno perso 1-6 in casa contro il Tottenham, e nella quale il Liverpool di Klopp è incappato in una sconfitta clamorosa 7-2 al Villa Park, l’equilibrio e l’incertezza potrebbero regnare sovrani fino alla fine.

Vincendo, il Liverpool aggancerebbe in testa gli uomini di Solskjaer. I Reds, nell’albo d’oro complessivo dei campionati inglesi, sono ad una lunghezza proprio dai rossi di Manchester, 19 contro 20. Sono i due club assoluti dominatori della storia della First Division (soprattutto il Liverpool) e della Premier League (con l’epica rinascita dello United targata Alex Ferguson).

Eccezion fatta per i clash della seconda metà degli anni sessanta, il North-West derby ha quasi sempre visto decenni di netta alternanza in testa alla classifica (il Liverpool negli anni Ottanta, lo United fra gli anni Novanta e Duemila), con un numero diverso di contendenti. A differenza della Spagna, dove sono essenzialmente tre le squadre a spartirsi la fetta, la lunghissima storia dei campionati inglesi ha visto succedersi vere e proprie ere geologiche diverse.

L’odio fra le due città risale alla costruzione, fra il 1887 e il 1894, del canale marittimo di Manchester, attraverso il quale le navi potevano bypassare il porto di Liverpool garantendo alla città di Manchester un accesso diretto al Mare d’Irlanda. Una vera e propria guerra economica, all’epoca, per il controllo delle rotte commerciali del nord-ovest.

Sul fronte calcistico, basti pensare che l’ultimo calciatore professionista ad essersi trasferito direttamente da un club all’altro, fu Phil Chisnall nel 1964, il quale passò dallo United al Liverpool. Dalla seconda metà degli anni Sessanta la rivalità sportiva prese il sopravvento. Lo stesso Sir Matt Busby, del resto, aveva giocato nel Liverpool diventando poi il più importante allenatore dei Red Devils prima di Ferguson, a testimonianza del fatto che, prima della fine degli anni ’60, l’odio calcistico non era ancora preponderante.

Tra gli anni ’90 e 2000, ricordiamo le leggende Paul Ince e Michael Owen, che pur non passando direttamente da un club all’altro, hanno comunque giocato per entrambe le squadre, un qualcosa che i tifosi avrebbero fatto notare con non troppa eleganza.

 

Come sta il Liverpool

Gli uomini di Klopp stanno pagando non solo lo sforzo della passata stagione dei record, ma soprattutto l’infortunio di Virgil Van Dijk e la cattiva condizione degli altri difensori. La sconfitta col Southampton (che ha fatto seguito a due pareggi con West Bromwich e Newcastle, per un misero totale di due punti nelle ultime tre gare) è emblematica. I Reds hanno puntato sul dominio del possesso, schierandosi, anche per mancanza di uomini (oltre al difensore olandese, infortunati anche Gomez e Matip), con due centrocampisti in difesa, come capitan Henderson e il jolly brasiliano Fabinho. L’acquisto di Thiago Alcantara a centrocampo è la chiave per dettare i tempi di gioco di Klopp, che attualmente sembra aver leggermente abbassato il pace offensivo dei suoi, insistendo meno sulla verticalizzazione sistematica per Salah e Manè sugli esterni, e tentando un approccio più ragionato alla manovra. L’assenza di Van Dijk priva i Reds non solo di un baluardo difensivo, ma anche di un giocatore capace di vincere qualunque duello sulla profondità contro gli attaccanti avversari, sia per velocità che per presenza fisica. La probabile cessione di Wijnaldum, proprio al Barcellona, squadra che aveva contribuito ad eliminare con due gol nell’incredibile remuntada di due stagioni fa in Champions League, potrebbe abbassare ancora le rotazioni future del tecnico tedesco.

Dallo scontro diretto contro i Red Devils, sia in campionato che nel quinto round di FA Cup, passano molte delle ambizioni stagionali del Liverpool.

 

Come arriva il Manchester United

Gli uomini di Solskjaer hanno vinto le ultime 3 partite, a differenza dei Reds. Tutte W ottenute di misura, contro Wolves, Villans e Burnley. Trascinatori della squadra risultano Bruno Fernandes, da 12 mesi allo United e ormai considerato a tutti gli effetti fra i migliori trequartisti al mondo, e Marcus Rashford, che davanti sta facendo reparto come mai nella sua pur giovane carriera. Sono 11 i gol del portoghese con 4 rigori, 8 quelli dell’attaccante inglese, ormai icona del club e della città dentro e fuori dal campo, dove con le sue iniziative sociali e benefiche durante e dopo il lockdown , si è guadagnato l’onorificenza di Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (M.B.E).

Dopo le pesanti contestazioni nella fase iniziale della sua carriera da manager a Manchester, Ole Gunnar Solskjaer, nonostante l’uscita prematura dalla Champions League, ha ridato letteralmente ossigeno ai suoi, rigenerando persino un giocatore come Paul Pogba, decisivo nell’ultimo turno segnando contro il Burnley. Le tre sconfitte in campionato dei Red Devils sono arrivate tutte in casa, contro il Tottenham di Mourinho, il Crystal Palace e l’Arsenal. Lo United ha pareggiato a reti bianche contro il Chelsea e nel derby contro il City (che però l’ha appena eliminato dalla Carabao Cup), oltre che nel pirotecnico 2-2 contro il Leicester di Jamie Vardy. Proprio il Leicester occupa momentaneamente la seconda piazza, ma in proiezione il City di Guardiola sembra la squadra più accreditata ad insidiare le due contendenti del match di oggi.

Nessuna delle recenti edizioni di Premier ha coinvolto così tante candidate accreditate alla vittoria finale. Per quanto Liverpool e City restino favorite, forse un mezzo gradino sullo United, il bel campionato del Leicester (non chiamatelo più miracolo) e dell’Everton di Ancelotti dimostra che l’equilibrio è la chiave per godere di una competizione più attraente. Per non parlare del mai domo Tottenham di Mourinho, che potrebbe rientrare nella corsa al vertice da un momento all’altro. Quest’anno, non c’è nulla di meglio del calcio inglese.

Se la rivalità Liverpool-Manchester è la chiave di volta della stagione, e l’odio fra i Reds e i Red Devils è il principale carburante di questa faida fra le due città che dura da un secolo e mezzo, gli altri club non sembrano certo stare a guardare. L’impressione è che difficilmente qualcuno si staccherà dal gruppo di testa, anche se dovesse trionfare lo United ad Anfield.