La storia del Merseyside derby

La storia del Merseyside derby

Gennaio 30, 2021 Off Di Andrea Lorello

Il nostro globetrotter Andrea Lorello, ci porta stavolta a Liverpool, raccontandoci la storia del Merseyside derby, in un viaggio fra gli stadi e le tifoserie dei due club principali della città, in compagnia dei Toffees dell’Everton a Goodison Park, e dei Reds del Liverpool ad Anfield.

 

Appunti di viaggio

Due anni fa ero a Liverpool in trasferta. Arrivai in città il giorno prima della partita del Napoli e scoprii che quella sera l’Everton giocava in casa. C’era il Monday night, Everton vs Watford. Appena lo seppi, mi misi alla ricerca del ticket. Essendo il giorno della partita, i biglietti erano sold out ma su un sito di reselling trovai un biglietto di tribuna. Per sole 30 sterline, da spettatore non tifoso, ho vissuto un’esperienza indimenticabile. Ero a bordocampo. Sembrava di stare a teatro, al San Carlo di Napoli. Invece ero al Goodison Park di Liverpool. Da tifoso neutrale ebbi modo di gustarmi al meglio l’atmosfera dello stadio. Mi colpì in particolare il rimbombo dei contrasti e dei calci al pallone, altro che musica lirica e balletti di danza classica. Ma il bello doveva ancora arrivare.

Il giorno successivo il Liverpool sfidava il mio Napoli nell’ultima partita decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions. Quando al mattino mi svegliai spalancai le tende della mia camera, che affacciava su un parchetto al centro della città. Pensai in quell’istante che la sveglia fosse suonata con forte ritardo poiché il grigiore del cielo era quello solito delle 7 pm, in realtà era il tipico tempaccio british delle 10 am. Liverpool è una città grigia e piovosa ed è storicamente laburista, senza alcuna divisione particolare fra gli abitanti. Tranne una, quella tra Liverpudlians e Evertonians. Mettetevi comodi perché la storia del Merseyside derby ha radici profonde. Calcisticamente è il più longevo della storia inglese, giocato ininterrottamente nella massima serie del football inglese dalla stagione 1962-63.

Everton, prima di essere una delle due squadre più celebri della città, è un quartiere della zona nord di Liverpool. Qui nella seconda metà del XIX secolo, alcuni ragazzi frequentanti la cappella metodista di St. Domingo, vennero incoraggiati a fondare una squadra di calcio, la St. Domingo Football Club. Uno dei luoghi di ritrovo del quartiere era la pasticceria The Ancient Everton Toffee House. Qui fu presa la decisione, visto il crescente interesse degli abitanti del luogo per il football, di rinomare la squadra locale in “Everton Football Club”. Ben presto ai calciatori del team venne attribuito l’appellativo “Toffees” ovvero dolcetti. Soprannominati così ancora oggi in tutto il mondo.

Altrettanto sbalorditiva è l’origine della seconda squadra per ordine di anzianità della città: il Liverpool. Sembrerà verosimile visto l’attuale divario delle due società ma i Reds sono nati dalla pancia dei Toffees. Non ci sarebbe Liverpool senza Everton. E’una storia a tratti assurda. Basti pensare che lo storico fortino di casa Liverpool, l’Anfield Stadium, una volta era la casa dell’Everton. Dal 1878 al 1894 i Toffees erano barricati tra le spesse mura di Anfield. Qui l’Everton nella stagione 1890-91 vinse il suo primo titolo. Ma ad un tratto il proprietario del terreno di Anfield, John Houlding, raddoppiò i costi d’affitto del campo costringendo la società a trovare una soluzione più conveniente, spostarsi a Goodison Park. Fu così che Sir John Houlding fondò una nuova squadra da far giocare ad Anfield, il Liverpool Football Club.

 

La storia del derby di Liverpool

Liverpool vive di calcio. Non è raro che le famiglie della città siano composte da tifosi di entrambe le squadre. La violenza non è quasi mai stata il pretesto della rivalità calcistica. Difatti il Merseyside derby è definito come “The friendly derby”, un qualcosa di diverso ad esempio da come i Reds vivono la rivalità col Manchester United. Un rapporto di profondo rispetto costruito nel tempo. Una circostanza emblematica fu la strage di Hillsborough del 1989, dove persero la vita 96 tifosi del Liverpool. In quell’occasione l’intera città mostrò la sua unità nelle strade e sugli spalti. I tifosi di entrambe le squadre si strinsero nel lutto. Una solidarietà tramutata nella iconica protesta di boicottare l’acquisto del giornale “The Sun”. Sono ormai passati circa 32 anni dalla tragedia di Hillsborough e la città di Liverpool ancora non ha perdonato le infamanti accuse del giornale britannico uscite pochi giorni dopo l’accaduto. Una prima pagina accusatoria intitolata “The Truth” alludeva al fatto che il direttore del giornale, MacKenzie, già tenesse in tasca la verità dei fatti.

La responsabilità fu accollata al comportamento oltraggioso degli hooligans rei di aver urinato sui poliziotti e pestato i soccorritori. In realtà furono i primi a soccorrere i feriti, vittime della folle scelta di aprire un varco per accelerare l’ingresso in massa. La scelta fu fatale poiché il cancello d’ingresso del varco, fino a quel momento usato solo per il deflusso, conduceva ad un tunnel troppo stretto per l’enorme quantità di persone. La pressione della calca causò lo schiacciamento di 96 corpi inermi. Qualche tempo dopo MacKenzie fece mea culpa ma fu troppo tardi. In città il giornale britannico “The Sun” era già noto come “The Scum”, la feccia. Così è stato fino ad oggi, anzi il boicottaggio è ancora in atto. Infatti in occasione del derby di semifinale di FA cup del 2012, i tifosi di entrambe le squadre esibirono 30mila manifesti con scritto: “Don’t buy The Sun”. Fu il grido di rivalsa della città di Liverpool, da quel tragico giorno unita nel dolore.

Se per le strade vige il rispetto reciproco, in campo, come giusto che sia, il derby amichevole si trasforma in guerra. E’ considerato uno dei derby più indisciplinati della storia del football per numero di falli e cartellini rossi. Ne è testimone Ronnie Whelan, calciatore irlandese del Liverpool tra il 1979 e il 1994. Oggi Whelan ha 59 anni ed uno dei suoi ricordi più vivi da calciatore è segnato sulla sua pelle. Una cicatrice di 5 punti proprio nel suo primo Merseyside derby dovuta ad un tackle di “gioco” del rivale toffee Eamonn O’Keefe. Fu una specie di iniziazione.
Oltre ad essere sempre stato un match ad alta intensità ha soprattutto regalato spettacolo e tanti gol. L’uomo dei record è la scarpa d’oro del Liverpool, il gallese Ian Rush, autore di 25 gol solo nel Merseyside Derby (con una clamorosa quadripletta nel 1982).

Ronnie Whelan con la maglia dei Reds (foto tratta da thesefootballtimes.co)

Al secondo posto c’è un altro eroe “blue”, Dixie Dean con 19 reti. La storia del leggendario Dean è scritta nelle pietre miliari di questo sport. Tutto incomincia nel 1907, anno della sua nascita. Il suo nome si lega presto alla squadra che poi lo renderà celebre, l’Everton. Con i Toffees batterà ogni record, tra cui il maggior numero di gol in un solo campionato, ben 60. Ancora oggi oltremanica è lui il detentore del record. Quasi certamente tale statistica non sarà mai aggiornata. Ma se i gol si possono quantificare in numeri, il sentimento del vero amore non ha confini. Come quello di Dixie Dean per la sua squadra. Un amore troppo grande per il suo fragile cuore. Dopo aver mantenuto tutta la vita la parola di non assistere al match più sentito di Liverpool, il 1 Marzo del 1980 muore d’infarto durante il suo primo Merseyside derby da spettatore. Ci piace pensare che scelse la sua seconda casa di Goodison park per dirsi addio con quei tifosi con cui condivideva lo stesso amore, l’Everton Football Club.

Una delle foto più famose nella storia del calcio inglese.
Dixie Dean fa il suo ingresso ad Highbury con la maglia dell’Everton, in occasione di Arsenal-Everton 3-2 dell’agosto 1936. Nonostante la sconfitta, Dean ebbe modo di realizzare il suo gol numero 352 in carriera.
Considerato uno dei migliori centravanti della storia della First Division, grazie a un fisico roccioso e a un poderoso stacco di testa, Dean ha segnato più di 400 gol in carriera e detiene il record di reti in una singola stagione della massima serie, 60, nel 1927-28.
Foto Hulton Deutsch/Allsport

Distanti ma vicini. Sembra essere questa la sintesi del rapporto tra Liverpool ed Everton. Come simbolo maestoso di tale vicinanza ci sono gli stadi, separati solo dal verde di Stanley Park. Così come topograficamente la rivalità tra le due squadre di Liverpool è segnata da un bivio. E’ considerato da molti l’incrocio del football di Liverpool. Da un lato Walton Lane, dall’altra parte Anfield road. Al centro la chiesa evangelica Stanley Park Church, al cui ingresso il suo messaggio ai fedeli è ben chiaro: «what think ye of Christ?».
Chissà quante volte, in uno dei religiosi Sunday Football, una famiglia di Liverpool in pellegrinaggio allo stadio è stata costretta a separarsi proprio all’incrocio di Walton Lane. Immaginate il devoto cammino che si arresta dinanzi alla sacra Stanley Park Church. Le strade si dividono per amore del football ma si ricongiungono dopo 90 minuti, nel segno della tolleranza di una comune famiglia di Liverpool.