Il futuro del calcio fra Superlega e innovazione

Il futuro del calcio fra Superlega e innovazione

Marzo 5, 2021 Off Di Andrea Lorello

Il futuro del calcio fra innovazione e Superlega: a che punto siamo? Cerchiamo di dare una risposta per anticipare il calcio che sarà.

Il calcio come tutte le cose subisce l’evoluzione dei tempi. La pandemia da covid-19 ha solo accentuato lo sviluppo già in atto del football. Quello che ci apprestiamo a vivere è uno scenario con delle precise esigenze da soddisfare. Il compito di noi amanti del pallone è imparare ad amare il cambiamento tanto quanto superficialmente lo abbiamo odiato in passato.
Tralasciando il risaputo sproloquio sull’impoverimento del calcio al netto della pandemia, esploriamo due campi di gioco su cui si gioca la partita del futuro.

 

Le statistiche avanzate e la preparazione atletica

Indice di innovazione nel calcio è lo studio analitico dei dati di gioco. Ormai le statistiche avanzate sono diventate parte integrante del meccanismo. Quindi non solo un approccio scientifico ma metodologico su notizie che prima era impossibile procurarsi. Informazioni probabilistiche a tratti assurde ma necessarie da procurarsi per non perdere in competitività. Ogni squadra professionistica non può fare a meno di avvalersi della rilevazione dati GPS che mira a confrontare l’analisi media della squadra, quella di reparto, e quella singola del giocatore. Un modo di lavorare rivoluzionario soprattutto per l’allenamento della parte fisica. Se prima si poteva misurare l’efficienza della condizione fisica solo sulla base dei km percorsi, ora non serve più o comunque non basta più. Basta quindi prepararsi per maratone o corse campestri, la preparazione atletica è stata rivoluzionata ma ci sono scuole di pensiero diverse.

Quella tedesca si basa sul duro lavoro in palestra per lo sviluppo in primis della potenza fisica. Quella spagnola ha l’ambizione di voler coniugare l’atletismo all’allenamento con il pallone. La portoghese estremizza addirittura il concetto, volendo dare una valenza tattica alla preparazione atletica sempre mettendo in primo piano il pallone. Chissà qual è il metodo più efficace, sebbene sia certo che ormai il calcio moderno si basa su una precisa caratteristica di gioco: l’intensità. Uno dei fautori dell’allenamento volto al mantenimento costante dell’intensità è Carlo Ancelotti, fortemente criticato dopo l’esonero al Bayern Monaco. Uno dei motivi per cui non venne pienamente compreso in Germania fu la sua intenzione di ridurre il tempo di allenamento in palestra a vantaggio del progresso dell’intensità.

 

Dopo la quarantena, Goretzka (foto a sx) è diventato enorme, più che un calciatore sembra un body builder (foto ultimenotiziedicalcio.com). Nella foto a destra, ai tempi dello Schalke 04 (foto bundesliga.com).

Leon Goretzka (nella foto di copertina tratta da bavarianfootballworks.com, insieme al collega di reparto Joshua Kimmich), centrocampista tedesco del Bayern Monaco, la cui trasformazione fisica è manifesta a tutti, è la dimostrazione che in quel di Monaco di Baviera il lavoro duro in palestra è uno dei punti cardine su cui si basa la preparazione atletica tedesca. Gli ultimi risultati della squadra bavarese al momento confortano la loro scuola di pensiero anche se il calcio moderno vede sempre più giocatori con fisici esili ma prestanti.

Se questo è il lavoro attuale, quello futuro sarà sulla mente dei calciatori. Oltre ad esserci la convinzione tra gli studiosi che molti infortuni siano di origine nervosa, l’allenamento della mente sarà utile per sviluppare la velocità di pensiero. Formazioni corte, spazi ridotti ed un calcio sempre più veloce richiedono rapide scelte di gioco. D’altronde è risaputo, a calcio si gioca con la testa, poi con i piedi.

 

Quale futuro per il calcio e la sua fruizione

E’ indicativo partire da un sondaggio dell’Associazione Europea dei Club di calcio (ECA) per analizzare il successivo presagio di cambiamento del calcio. L’analisi, effettuata su 14.000 individui, ha condotto alla suddivisione di tifosi di football in sei macrogruppi. Il punto focale della ricerca è emerso dalla caratteristica che accomuna i componenti del gruppo più numeroso. Questi si definiscono “tifosi moderati timorosi di perdersi qualcosa”. Ciò che spinge questa categoria di persone a seguire il calcio è sentirsi parte della community della squadra del cuore. Per costoro lo strumento più utilizzato di avvicinamento al calcio giocato è la visione degli highlights. La condivisione nella comunità è il motore di questo nuovo modo di vivere il football. La conoscenza del pallone con l’avvento dei social è diventata costante ma sbrigativa. Ciò non significa che la platea sia meno competente del passato. Anzi il racconto del pallone richiede un’analisi sempre più accurata.

L’evoluzione dei mezzi di informazione ha formato un pubblico sempre più numeroso e consapevole. Per fare un esempio, il calcio estero prima dell’avvento della tv digitale e dei social era uno spazio d’interesse di nicchia. Una volta Cruijff lo potevi vedere solo ai mondiali o nelle coppe europee. Ora puoi addirittura entrare con le telecamere di Netflix negli spogliatoi di squadre del calibro del City Di Guardiola o del Tottenham di Mourinho e seguirne la vita quotidiana. Insomma il veicolo di narrazione del pallone è mutato. L’avvicinamento a questo sport sembra non avvenire più per amore della propria squadra del cuore (un concetto di tifo comunque da fidelizzare) ma per la spettacolarizzazione del racconto. Tutto ciò non è banale retorica. E’ solo la conseguenza di un mondo sempre più globalizzato di cui la maggior parte di noi trova giovamento.

 

Il modello Superlega

Il prossimo passo sarà la creazione della SuperLega europea sul modello americano della NBA. Venti squadre di cui 15 come membri permanenti e le altre 5 qualificate in base ai risultati stagionali. Un format fortemente voluto dalle big del calcio europeo capitanate dal presidente dell’European Club Association nonché presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e ovviamente criticato dalle squadre minori impossibilitate alla partecipazione ma non solo. Anche il presidente Fifa, Gianni Infantino, si dice contrario al progetto. In effetti il criterio di discriminazione, basato sul ranking UEFA e sul prestigio internazionale, impedirebbe l’ascesa in campo europeo a realtà come l’Atalanta reduce dalla recente vittoria di Anfield Road. Tutto ciò pare ingiusto ma “’ncopp’e sorde ‘a gente nun guarda ‘nfaccia a nisciun”, parafrasando il sommo cantautore Pino Daniele. Ed infatti la banca di investimenti statunitense JP Morgan sarebbe pronta a finanziare la Superlega con un prestito da 5 miliardi.

Il presidente della FIFA Gianni Infantino, contrario al modello Superlega e fautore del Mondiale per Club (foto ogginotizie.com)

In alternativa il presidente Infantino propone il Mondiale per Club sottolineando quale appeal globale potrebbe arrecare un ipotetico Bayern Monaco vs Boca Juniors. Come dargli torto. Il calcio è uno spettacolo, probabilmente diventerà uno show, ma una cosa è certa: ce ne faremo una ragione.