Il gol della vita

Il gol della vita

Marzo 5, 2021 Off Di Redazione

Nella prosa che segue, un racconto inedito di Massimo Bencivenga, scrittore, blogger e poeta campano, che utilizzando nomi di fantasia ha voluto rendere omaggio a chi, nelle serie minori del calcio, si è sempre sottratto a facili guadagni in virtù dei valori dello sport e del “gol della vita”.

 

Il Goal della vita

Senti esplodere i petardi e gli ultrà urlare il tuo nome.
E ti sale il groppo alla gola mentre guardi la folla accorsa a vedere la finale play-off che dà l’accesso alla serie D.
Sono lì anche, forse soprattutto, perché credono in te e vogliono dar credito al tuo talento, mai definitivamente esploso per sfortuna (come da sempre affermi nei bar) o per indolenza, ma cristallino come poche volte s’è visto nella zona appena a Nord della Terra dei Fuochi.

Senti che è la tua occasione per lasciare il segno.
E ti viene da piangere.
Perché questa partita la devi perdere.

Perché così è stato deciso.

Lo hai capito quando il direttore sportivo ti ha avvicinato in settimana e ha parlato di pressioni, la frase “son camorristi quelli, hanno investito tanto e ci vogliono, ci devono andare loro in serie D”, ti ha lasciato senza parole, quasi non hai sentito l’aggiunta, ossia “gioca senza impegnarti, non ti preoccupare, che ho pensato anche a te”.
Stavi per mandarlo al diavolo, a quel traffichino di merda, ma ti caddero le braccia quando disse:

«E poi, della partita non sei il solo, altri compagni giocheranno tanto per… Capisci a me».
Della partita? Della non partita, della truffa avresti voluto ribattere.

E ti ritrovi a vagare sulla trequarti, nella terra di nessuno per i mestieranti del pallone, ma nella felice tortuga di chi come te ha il dono di dare del tu al pallone e lasciare che siano gli altri a fare il compitino, senza una meta precisa, senza un obiettivo, come un pirata senza una nave da abbordare.

Come un vascello senza alberatura, ti ritrovi sballottato tra le onde della ragione e il vento potente dell’istinto.

Appoggi la palla al mediano, e pensi che forse dentro c’è anche Aniello, per via del vizio di giocare forte alle slot.
Lanci lungo al terzino sulla fascia, e credi che anche Massimo, a fine carriera, potrebbe essere un altro della fronda.

Ma ciò che ti fa più male, che ti rode, sono le ultime parole del direttore sportivo, quando, prima di andarsene, offrì i trenta denari per il tradimento, sibilando: « Per te ho spuntato un ingaggio con loro l’anno prossimo, e un impiego part-time come magazziniere nell’impresa del loro sponsor. Pensaci, Carlo, perché, come ti dicevo, ho pensato a te. Perché sei un bravo ragazzo e la tua classe merita quella ribalta ». La pacca sulla spalla finale ti dà ancora fastidio, come se più che una mano ti avesse sfiorato un tentacolo urticante.

Un benefattore, ti ritrovi a pensare mentre, a gioco fermo per un fallo, incroci per un intenso istante gli occhi del presidente, del tuo presidente, e allora capisci che no, non è della manfrina: troppo onesto, lui.
E poi, poco distante, incontri gli occhi di Melissa, quella smorfiosetta prima della classe che era in aula con te alle medie. Ieri hai visto un suo messaggio su Facebook, ma non ne ricordi le parole.

Riprendi a giocare e ti persuadi che almeno uno dei tuoi partner d’attacco, il centravanti Lorenzo, che lotta, sbuffa e s’impegna, non si sta vendendo; o se lo è ha sbagliato mestiere, perché significherebbe che è un fottuto e bravissimo attore.

Stai pensando a cosa fare, quando Armando, da destra, effettua uno dei suoi bellissimi cross.

A ben pensarci, ti ricordi ben poco del resto della partita. Se non una folla festante, e gli occhi lucidi del presidente mentre abbracciava la figlia.
Quello che ricordi è che sull’invitante spiovente hai avuto un attimo di esitazione se provare o meno la sforbiciata, un colpo dei tuoi, uno di quelli capaci di differenziarti dagli altri calciatori dei campetti di periferia.
Alla frazione d’istante di esitazione della ragione ha risposto l’istinto che, preso possesso del corpo, ha accelerato i movimenti riuscendo a produrre un gesto plastico e un impatto da fotoricordo.

Non ricordi poi di aver vagato per il campo giocando, e bene, in automatico. Alla fine, negli spogliatoi hai capito chi era complice della truffa: chi rideva teso al risultato di parità che ha permesso la promozione della squadra.

E fuori, la sorpresa che non t’aspetti: Melissa, il Presidente e un uomo misterioso ti chiamano.
« Ciao Carlo, ti ricordi di me? » esordisce Melissa.
E come potrei dimenticare quella che rideva delle mie interrogazioni?
« Sì», rispondi laconico.
« Studio Biotecnologie in Irlanda, lui è il mio professore», continua lei.
E allora?
« È anche il presidente di una squadra di calcio di serie B in Irlanda. È venuto per vederti e ha detto che se vuoi potrai giocare da semiprofessionista in Irlanda, lavorando anche nella ditta di lavorazione del pesce della moglie.»
D’un tratto ricordi il messaggio privato su Facebook, c’era scritto:

Gioca come sai, campione della III B.

L’hai fatto.
E tutto è andato a posto.

 

Testo originale di Massimo Bencivenga.

Foto copertina al solo scopo illustrativo, tratta da https://www.avvenire.it/agora/pagine/potenza (foto di Tony Vece, in cui viene ritratta una rovesciata del forte centravanti brasiliano Carlos França, che ha svernato con successo fra i dilettanti italiani).