Luna Rossa e l’America’s Cup: il sano vecchio rifugio sportivo degli italiani

Luna Rossa e l’America’s Cup: il sano vecchio rifugio sportivo degli italiani

Marzo 13, 2021 Off Di Andrea Lorello

Luna Rossa e l’America’s Cup: il team italiano si sta giocando un’incredibile finale contro i rivali storici di Team New Zealand. Un appuntamento che, nel cuore degli italiani, ha ormai affiancato e sostituito per un po’ il calcio e gli altri sport. Perché nel gusto della competizione mondiale, il Belpaese ritrova sempre quello spirito di unità nazionale che talvolta, a torto o a ragione, perde di vista.

Da ormai tre giorni la routine al mattino di molti italiani è cambiata. A meno che non siate così impavidi da seguire la diretta della regata alle ore 4.00 del mattino, il primo pensiero al risveglio è diventato controllare “cosa ha fatto Luna Rossa” dall’altra parte del mondo. Precisamente nelle acque del Golfo di Hauraki di fronte la città neozelandese di Auckland è in corso la 36esima America’s Cup, il trofeo sportivo più antico del mondo tuttora esistente.

Conteso tra i padroni di casa nonché campioni in carica New Zealand e l’orgoglio italiano Luna Rossa. Dopo tre giorni di regate il punteggio è di 3 a 3, chi arriva prima a 7 vince. Ma la storia è stata già riscritta al netto dell’unico punto conquistato dal Moro di Venezia nel 1992. Era un’altra vela, parte dello scafo manteneva il costante contatto con l’acqua, lo studio dell’idrodinamica costituiva un punto fermo. Oggi, con l’introduzione delle ali mobili dette “foil”, le barche volano. Oltre al timone e ad uno dei due foil, il contatto con l’acqua è pari a zero. Il volo degli aerei è paragonabile all’innalzamento delle imbarcazioni. Il concetto di portanza è applicabile, grazie ai foil, sia in aria che in acqua. Dall’idrodinamica all’aerodinamicità, dal Moro di Venezia a Luna Rossa dei giorni nostri.

Queste Formula 1 volanti hanno scatenato l’ira dei puristi della vela. In effetti lo stravolgimento è palese. Sembra esser stato snaturato il senso dell’andatura a vela. Basti pensare che New Zealand ha raggiunto la velocità record di 56 nodi, pari a circa 103 chilometri orari. Altro che docile andatura lenta a vela. Ma soprattutto i puristi ritengono inaccettabile la predominanza della tecnologia a discapito del fattore umano. E’ evidente che la tecnologia sia al centro della progettazione delle imbarcazioni ma queste vanno governate. Anzi c’è da dire che l’alzarsi in volo, se da un lato ha raddoppiato la velocità, dall’altro riduce la stabilità dello scafo. Ciò richiede grande esperienza nelle manovre.

Oltre questo aspetto bisogna considerare la tattica e le scelte di gioco da attuare sul campo di regata. In particolare nella fase di partenza, il momento più delicato e spesso decisivo nelle sorti della gara. Qui entra in gioco l’astuzia del timoniere, affiancato dal Flight controller, ovvero chi controlla i foil o si occupa della tattica. Mentre i neozelandesi hanno un solo timoniere cosicché la barca risponde agli ordini di una sola persona, Luna Rossa ne ha due. Una scelta ambiziosa che mira all’interscambiabilità dei ruoli. Il timoniere e il “controllore di volo” si alternano nei due ruoli, ciò valorizza le potenzialità di ognuno e aiuta a colmare le rispettive debolezze. Ma è una novità rischiosa, infatti la ricezione delle informazioni per entrambi i timonieri deve spaccare il secondo. La tempestività è fondamentale soprattutto nelle virate. Insomma, seppur comprensibile, la tesi portata avanti dai puristi è discutibile. Il fattore umano è imprescindibile durante la regata, pensate alla sensibilità nel percepire l’intensità del vento e nel prevedere le mosse avversarie.

Insomma il campo di regata, delimitato dal “boundary”, si trasforma in una scacchiera. Al suo interno ai velisti è vietato lasciarsi ammaliare dal fascino del golfo, distrarsi può esser fatale ed il fair play non è un valore condiviso in America’s Cup. E’ una battaglia navale senza cannoni, o meglio, le armi sono diverse: le doti umane. Quale sia la via maestra da percorrere nel mondo della vela non è poi così assurdo da immaginare.

Il velista palermitano Checco Bruni, uno dei due “timonieri” di Luna Rossa (foto Repubblica.it)

La regata sarà solo l’ultimo tassello di un percorso innovativo. La direzione nel mondo della vela sarà dettata dallo sviluppo tecnologico ma fino ad un certo punto. Non c’è quindi alcuna prevaricazione tecnologica, semplicemente lo sviluppo della tecnologia si pone al servizio dell’essere umano , in questo caso di abili velisti. A volte anche molto giovani, come il timoniere neozelandese Peter Burling, un autentico predestinato. Ha compiuto 30 anni lo scorso 1° gennaio e vanta già due record di precocità: è il più giovane velista ad avere vinto un oro olimpico a Rio de Janeiro 2016 ed è il più giovane timoniere di tutti i tempi ad avere alzato al cielo la prestigiosa America’s Cup.

E poi ci sono i due co-timonieri di Luna Rossa. L’ australiano James Spithill, che detiene il record di più giovane timoniere della storia dell’America’s Cup. E l’italiano Checco Bruni, uno dei velisti italiani più forti. Figlio di generazioni di velisti e dalle origini palermitane. Emblematico e alquanto emozionante è stato l’urlo pieno d’orgoglio dopo la vittoria della Prada Cup: “Forza Palermo”. In quel grido c’è tutta la fierezza di un uomo del sud mosso dalla passione per la vela, che pur essendosi affermato sui campi di regata più prestigiosi al mondo, non ha dimenticato le coordinate di casa. Non serve essere appassionati di vela per sostenere l’imbarcazione italiana. La famiglia del velista Bruni, la città di Palermo e l’Italia intera soffieranno Luna Rossa in direzione del vento: la componente essenziale perché una barca a vela possa navigare.