Il punto sulla pausa nazionali: la Libia torna a casa e altre storie mondiali

Il punto sulla pausa nazionali: la Libia torna a casa e altre storie mondiali

Marzo 27, 2021 Off Di Luca Sisto

La tanto bistrattata pausa nazionali regala sempre emozioni. Il ritorno a casa, a Bengasi, della Libia sconfitta dalla Tunisia e altre storie da raccontare, fra cui le qualificazioni alla Coppa d’Africa, ai Mondiali di Qatar 2022 e manifestazioni più o meno impattanti per i diritti umani. Come se non bastasse, la disavventura della nazionale del Belize ad Haiti.Vi raccontiamo il meglio qui.

 

La Libia è tornata a casa

Dopo un lunghissimo esilio dovuto al ban della FIFA, durato oltre 7 anni, la Libia è tornata a casa. Contro la Tunisia, Paese che spesso e volentieri ha ospitato le partite della nazionale libica durante la guerra civile, si è giocato a Bengasi, allo Stadio 28 Marzo.

Era dalle qualificazioni ai Mondiali del 2014 che la Libia non aveva la possibilità di giocare una partita ufficiale fra le mura domestiche. Quel 14 giugno 2013 si sarebbe dovuta disputare, proprio a Bengasi, Libia-Togo. Ma la FIFA spostò la sede dell’incontro a Tripoli, allo Stadio 11 Giugno (inaugurato nel 1970 e così chiamato per festeggiare il giorno del ritiro delle truppe americane dal territorio libico), dove davanti a oltre 50.000 spettatori la Libia vinse per 2-0. La ragione dell’intervento degli organi calcistici internazionali aveva a che fare con una serie di attentati che si erano registrati a Bengasi nei giorni immediatamente precedenti la gara.

Dal 2011, ovvero dall’uccisione del Colonnello Muammar Gheddafi, la Libia era precipitata nel caos. Diversi attori internazionali (con l’Italia che ha perso la sua influenza nell’area), in particolare Francia, USA, Turchia, Inghilterra e, in seguito, lo Stato Islamico, hanno alimentato e combattuto direttamente o per procura una guerra interminabile, sintomo che la lunga dittatura di Gheddafi aveva solo sopito delle agguerritissime divisioni tribali, claniche ed etniche, scoppiate con la forza della deflagrazione di una bomba atomica al momento della sua uccisione a Sirte ad opera dei ribelli.

Dopo la vittoria col Togo (che per la verità, nonostante non si registrarono scontri, giunse a quella gara priva di molti elementi di spicco, per una nazionale che solo 3 anni prima aveva subito un terribile attentato a Cabinda), la Libia si presentò allo scontro decisivo per la vittoria del girone in casa del Camerun di Eto’o. I Leoni Indomabili sconfissero i libici 1-0, accedendo agli spareggi, poi vinti contro la Tunisia allenata da Ruud Krol.

La Libia esulta dopo un gol (foto CAF online)

Da allora è iniziato un lungo calvario in giro per il Nordafrica (specialmente Egitto e Tunisia), con la fuga di diversi calciatori dal campionato locale. In ogni caso, la Libia, liberatasi dal giogo dei Gheddafi (compreso Saadi, che da sempre dominava in federazione e si ergeva a capitano giocatore), ha vissuto calcisticamente una vita completamente diversa da quella della guerra civile, raggiungendo inizialmente risultati di buon livello, come la vittoria nella CHAN del 2014 in Sudafrica (che aveva organizzato il torneo proprio al posto della Libia) sotto il CT spagnolo Javier Clemente, a cui sono però seguiti 7 anni di assenza dalle competizioni principali del continente.

La sconfitta per 2-5 contro la Tunisia ha sancito la definitiva eliminazione della Libia, in un girone in cui la qualificazione alla Coppa d’Africa, oltre che dei tunisini, è stata appannaggio della Guinea Equatoriale.

La partita ha comunque ridato speranza ai tifosi e al popolo libico, che ha accolto il ritorno a casa della nazionale con grande favore, nonostante la gara sia stata giocata a porte chiuse a causa delle ben note restrizioni da covid-19.

La Libia può cominciare da qui a ricostruire in vista delle prossime competizioni, puntando su calciatori come il forte centrocampista del Braga Ali El-Musrati.

 

Lo Zambia delude, esultano le Comore

Inseriti nel girone con Algeria, Zimbabwe, e Botswana, i Chipolopolo sono mestamente ultimi insieme alle Zebre di Gaborone. Lo Zambia, campione nella storica edizione del 2012, ha pareggiato inutilmente 3-3 contro la già qualificata Algeria. A nulla è servita la doppietta dell’attaccante del Salisburgo Patson Daka (dal dischetto), che non è riuscito col compagno di club Mwepu a portare i suoi alle fasi finali della Coppa d’Africa in Camerun. Passa da secondo lo Zimbabwe, a sorpresa ma con merito.

La gioia delle Comore per la prima storica qualificazione alla Coppa d’Africa (foto Skysport)

Nel gruppo G, passano, con l’Egitto, per la prima volta le Comore del bomber della Stella Rossa El Fardou. Risultato storico per una nazione che conta non più di 750.000 abitanti ed è iscritta alle competizioni ufficiali della FIFA solo dal 2005. Stesso traguardo per il Gambia, la lingua di terra con capitale Banjul che taglia il Senegal. In questo caso parliamo comunque di una tradizione calcistica maggiore, di cui questa qualificazione è un meritato coronamento.

Calciatori storici come Biri Biri (recentemente scomparso, leggenda del Siviglia da cui prende il nome la frangia ultras di sinistra della Biris Norte) e attuali giovani talenti come Musa Barrow, hanno già messo da tempo il nome del Gambia sulla mappa calcistica. Nel medesimo gruppo si registra la qualificazione del Gabon di Aubameyang e la conseguente eliminazione della Repubblica Democratica del Congo, inizialmente favorita quantomeno per il secondo posto utile ad accedere a Camerun 2021.

Nel gruppo E, il già qualificato Marocco, reduce dalla vittoria nella CHAN 2021, la seconda di fila, concede l’onore delle armi, a reti bianche, alla Mauritania, che si sta giocando il secondo posto con Burundi e Repubblica Centrafricana. Per i Leoni dell’Atlante, la prossima Coppa d’Africa sarà l’ennesima occasione di vincere un trofeo che manca dal lontano 1976.

Sperano ancora Capo Verde, che dopo 4 pareggi in altrettante gare ha sconfitto oggi 3-1 il già qualificato Camerun, e Congo, che ha pareggiato 0-0 col Senegal e potrà contare su due risultati su tre il 30 marzo in Guinea-Bissau.

Qualificate Mali e Guinea nel gruppo A, mentre Malawi (7 p.ti)-Uganda (8 p.ti) nel gruppo B e Sudan (9 p.ti)-Sud Africa (10 p.ti) nel gruppo C, decideranno chi raggiunge in Camerun Burkina Faso e Ghana.

L’Etiopia ha sconfitto il Madagascar 4-0 ipotecando la qualificazione insieme alla Costa D’Avorio (basterà un pari col Niger all’ultima giornata), mentre Nigeria e Benin non sembrano rischiare la qualificazione nel proprio raggruppamento.

 

Sono iniziate le qualificazioni a Qatar 2022 zona europea

Molto bene per un tempo l’Italia che liquida la pratica Irlanda del Nord con 2 reti, di Berardi e Immobile, nei primi 45 minuti di gioco. Nella seconda frazione ritmi blandi e solo un retropassaggio con troppa sufficienza di Locatelli a Donnarumma rischia di combinare una frittata che il portierone milanista evita spegnendo la fiamma sotto la padella in scivolata.

Vince la Serbia del neo CT Stojkovic, 3-2 contro l’Irlanda. Steccano due grandi: la Francia pareggia in casa con l’Ucraina, la Spagna con la Grecia, sempre per 1-1. Passeggiano l’Inghilterra con San Marino e la Germania con l’Islanda. La Repubblica Ceca gioca a tennis in Estonia (2-6), mentre la Norvegia ne fa 3 a Gibilterra, senza che Haaland si scomodi sul tabellino.

Haaland e Sorloth con la maglia Human Rights prima di Gibilterra-Norvegia Photo: Vegard Wivestad Grott/tratta da calcioefinanza

Al di là del mero discorso sui risultati, balza all’occhio la protesta di Germania (foto copertina Skysport) e Norvegia, neppure troppo velatamente, contro i Mondiali in Qatar. Le due nazionali si sono presentate con delle maglie che chiedono rispetto per i diritti umani. La recente inchiesta del Guardian, ha messo in luce uno sconvolgente bilancio di 6500 morti bianche fra i lavoratori del sud-est asiatico, impegnati nella realizzazione di stadi e infrastrutture nel Paese arabo.

Ma quale può essere l’obiettivo, a un anno e mezzo dallo svolgimento della prossima rassegna iridata? Innanzitutto non spegnere la voce dei dissidenti, un movimento che in Norvegia e altri Paesi sta comunque prendendo piede. Impossibile dire se tutto ciò potrebbe tradursi in un reale boicottaggio dei Mondiali, magari a (complicata) qualificazione acquisita (la Norvegia ha già toppato la qualificazione agli Europei, e ai Mondiali i posti sono ovviamente di meno). Qualcuno ha azzardato che il vero obiettivo, anche alla luce dell’inchiesta sulla corruzione che ha portato a dimissioni ed arresti presso i capi delegazione che hanno votato per il Qatar a suo tempo, potrebbe essere quello di cambiare la sede dei Mondiali all’ultimo minuto.

In passato è accaduto, per esempio, che la Colombia rinunciasse all’assegnazione dei Mondiali dell’86, che la FIFA ha poi girato al Messico (Paese che li aveva già ospitati solo 16 anni prima, ne parlavamo qui), ma appunto fu una decisione politica della Colombia, con il massimo organo governativo calcistico mondiale che ha agito di conseguenza.

Difficile, molto difficile ipotizzare uno scenario del genere, anche alla luce del silenzio degli uomini di Infantino sulla questione diritti umani in Cina.

Nel frattempo, in Olanda, dopo la batosta subita (4-2) in Turchia, è pronto un esperimento di accesso del pubblico allo stadio nella partita contro la Lettonia: saranno previste 5000 persone, con tampone effettuato in giornata, distanziate all’interno della Johan Cruijff ArenA di Amsterdam. Tutto questo nell’ottica di un graduale ritorno dei tifosi sugli spalti, che si materializzerà definitivamente in occasione dei prossimi Europei di calcio. In Giappone, invece, per le Olimpiadi di Tokyo, il governo ha espresso parere negativo sull’ingresso degli stranieri nel Paese.

 

Zona CONCACAF: la disavventura del Belize

Brutta disavventura per la nazionale del Belize ad Haiti: il pullman della squadra, come si vede dalle immagini scattate dagli stessi giocatori, è stato affiancato dalle motociclette di un gruppo di ribelli armati, e tenuto in ostaggio sotto tiro. Fortunatamente non ci sono state conseguenze, dopo che la polizia, che scortava il bus, ha negoziato con il gruppo di ribelli armati. Non è chiaro il motivo alla base dell’episodio, né cosa abbiano promesso i poliziotti per salvare la pelle.

Foto Corriere dello Sport