La raffinata eleganza di Piotr Zielinski, l’arma in più di Gattuso

La raffinata eleganza di Piotr Zielinski, l’arma in più di Gattuso

Aprile 2, 2021 Off Di Valerio Vitale

In questa stagione, Piotr Zielinski con la sua eleganza ha preso finalmente in mano in Napoli. Al netto della pausa forzata per covid in ottobre, che suo malgrado ha generato polemiche incalcolabili, il suo rendimento è in costante ascesa. Oggi tutti si chiedono se il polacco sia davvero pronto per essere un giocatore da grande squadra.

“L’eleganza deve essere la giusta combinazione di distinzione, naturalezza, cura e semplicità”.

L’aforisma appartiene a Christian Dior, famosissimo stilista francese. Probabilmente allo stesso straordinario stilista del calcio non importava nulla e, magari, non era nemmeno a conoscenza delle regole del football. Siamo però certi che, assistendo a qualche giocata di Piotr Zielinski, avrebbe pensato: “Quanto è elegante”.

Intro: le origini

Il talento di Piotr Zielinski, nato a Ząbkowice Śląskie (dio benedica la funzione copia e incolla) il 20 maggio del 1994, sembra sbocciato completamente nelle ultime gare disputate con la maglia del Napoli. Naturale nelle sue giocate. Capace di far sembrare così semplice una cosa che per oltre il 90 % dei calciatori è complessa anche da pensare, motivo per il quale proprio si distingue dalla massa. Piotr è senza dubbio la personificazione calcistica della definizione di eleganza scritta in principio.

Un giovanissimo Zielinski ai tempi dello Zagłębie Lubin (foto akademiakghm.com)

Cresciuto nel settore giovanile del Zagłębie Lubin, messosi in mostra in Italia prima con la maglia dell’Udinese, poi in particolare con quella dell’Empoli prima di giungere al Napoli, il centrocampista polacco è nel pieno della sua maturità calcistica, eppure dà la sensazione che il suo potenziale sia ancora più elevato di quello che ha mostrato nelle recenti apparizioni.

Da Sarri a Gattuso: un nuovo Zkielinski

Con Sarri aveva già fatto intravedere al mondo intero il suo talento, ma anche le sue fragilità più grandi, incapace di garantirgli quel breve ma enorme passo che intercorre tra essere un talento e diventare un top-player. La mancanza di costanza non solo da una partita all’altra, ma soprattutto all’interno della stessa gara, ha frenato l’esplosione di questo ragazzo che un giorno sembrava la Ferrari di Michael Schumacher, l’altro quella più recente di Leclerc.

Alti e bassi continui, un giorno in paradiso, l’altro quasi all’inferno. Un purgatorio di prestazioni che stavano cominciando a far nascere delle perplessità soprattutto tra i tifosi più scettici della squadra partenopea. Poi Gattuso, il 4-2-3-1 ed il nuovo ruolo ritagliato a Piotr: quello di trequartista centrale alle spalle della punta. Un vestito cucito su misura, manco fosse fatto proprio da Dior, quello tessuto dal tecnico calabrese, tanto criticato, ma che sicuramente può annoverare tra i suoi meriti l’esplosione definitiva del polacco.

Zielinski affrontato dall’ex compagno al Napoli, Diawara (foto SerieAnews.com)

 

Nella sua nuova posizione, Zielinski non solo è più nel vivo del gioco azzurro, ma anche più vicino a quella porta che sembra vedere benissimo, indifferentemente se a calciare la sfera sia il piede destro o quello sinistro, e che è capace di puntare con i suoi proverbiali strappi. Ad oggi sono già 8 le reti messe a segno in stagione, la più prolifica dall’esordio con i professionisti. Ma oltre i gol c’è di più. Classe cristallina, finte e controfinte capaci di ubriacare ogni difensore, attacchi degli spazi ed una danza continua tra difensori centrali e centrocampisti avversari, capace di far ammattire chiunque si trovi a marcarlo.

Zielinski: futuro campione o ha già raggiunto la maturità?

Soprattutto, quell’innata capacità di creare la superiorità numerica che è manna dal cielo per ogni allenatore. Una maturità che oltre il rettangolo verde va anche nella vita privata con la sua Laura: i due diventeranno presto genitori per la prima volta. Una gioia infinita, come quella che sta procurando ai supporters azzurri, ma in generale a tutti gli amanti del bel calcio ogni qualvolta se lo ritrovano in tv con la sua maglia numero 20.

E se a Napoli qualche matto chiede la sua cessione millantando acquisti migliori, altri vorrebbero tenerselo ben stretto, magari con l’inserimento di una clausola rescissoria da oltre 100 milioni di euro, capace di spaventare ogni sirena pronta ad ammaliarlo. Facile schierarsi nella diatriba, che non dovrebbe neppure nascere, perché giocatori come Zielinski sono merce rara, difficili da trovare, molto di più rispetto alla possibilità di incontrare la classica oasi in mezzo al deserto.

In passato vi abbiamo parlato della caducità della bellezza, della sua vanità, incapace di essere duratura o comunque di non avere un fine utile. Ecco, la bellezza di Zielinski ora non è più vana. La giocata non è più fine a se stessa, ma è decisiva, utile nell’economia del gioco e del risultato. Una bellezza perpetua, costante, nel corso della e delle gare. Non più sprazzi di luce, ma irradiazione continua. La grande vittoria di Piotr risiede tutta qui: in un’estetica che non è più vana, ma senza tempo. L’auspicio è che ora dopo un lungo peregrinare tra inferno e purgatorio possa ritrovare, come Dante, la sua Beatrice calcistica nel Paradiso. Nella fattispecie quella consapevolezza di essere non solo un talento di belle speranze, ma un vero e proprio top player del calcio internazionale.