Non ci sono più i difensori di una volta. O forse no?

Non ci sono più i difensori di una volta. O forse no?

Aprile 4, 2021 Off Di Valerio Vitale

Davvero non ci sono più i difensori di una volta? Abbiamo scovato quattro profili che non sfigurerebbero neppure negli anni ‘ 70 e ’80.

“La mette fuori Cannavaro, poi ancora insiste Podolski, CANNAVARO, CANNAVARO!”

Era un Fabio Caressa all’apice della sua carriera quello che in modo estasiato, in quella indimenticabile notte del 4 luglio 2006, narrava le gesta di quello che sarebbe stato poi consacrato prima campione del mondo, poi miglior giocatore e pallone d’oro dell’anno 2006. Ce lo ricordiamo chiaramente, come se fosse accaduto ieri e non 15 anni fa, quando Fabio Cannavaro eresse letteralmente un muro dinnanzi gli attacchi teutonici, quasi demoralizzati dallo strapotere di quel difensore centrale che non era neppure altissimo (1.76), ma che in campo si trasformava in gigante insormontabile, come la famosa muraglia situata in Cina. Se ci si ritrovasse davanti un bambino che sogna di fare il calciatore, più precisamente il difensore, sarebbe cosa buona e giusta mostrargli tutto quel mondiale disputato dal difensore natio di Napoli. Questo perché Cannavaro in quel mondiale non fu un semplice difensore, ma Il Difensore.

Fabio Cannavaro sorridente con la coppa del mondo tra le mani (foto Campioni Calcio)

Quello per eccellenza, quello che vorresti sempre avere nella tua squadra e mai contro, che la sera prima della partita ti avrebbe fatto rigirare cento volte nel letto prima di addormentarsi per il timore di ritrovarlo poi l’indomani a marcarti a uomo, a seguirti o meglio perseguitarti. Anni diversi, calcio diverso, calciatori diversi. Cannavaro è uno degli ultimi esponenti di quella scuola di difensori che marcavano stretto, a uomo, che mordevano le caviglie. Smaliziati, rocciosi, fastidiosi quanto una zanzara in una notte d’estate, ed in casa non hai neppure l’Autan. Pietro Vierchowod, Jaap Stam, Montero erano altri esempi di difensori dalla grande aggressività, al limite quasi della regolarità, senza esclusione di colpi. Dicevamo altri tempi, altro calcio. L’evoluzione tecnologica con l’inserimento di telecamere ovunque fino all’arrivo del VAR, hanno stemperato l’irruenza dei difensori, impossibilitati ad avere un determinato comportamento in campo perché il cartellino rosso è dietro l’angolo.

Lo “Zar” Pietro Vierchowod, uno dei più grandi difensori puri della pur gloriosa storia italiana del ruolo (foto Sampdoria News)

 

Nel mutamento radicale del modo di difendere dei centrali una grossa responsabilità la possiede soprattutto il cambiamento tattico del calcio giocato. Darwinismo, o meglio evoluzione della specie, con i calciatori che si sono adattati a quello che viene insegnato e richiesto loro da parte degli allenatori, anche in fase di possesso palla. Innanzitutto alla marcatura ad uomo è stata preferita di gran lunga quella a zona. A questo va aggiunto l’avanzamento della linea della difesa. Oggi, gran parte delle squadre, difendono di reparto, ragionando di più sul movimento sincronico dei giocatori che compongono la linea di difesa.

E’ difficile, oggi, trovare una vera e proprio gabbia di difensori attorno all’uomo più pericoloso avversario, cosa che invece in passato era comune. Ma come ogni regola che si rispetti esiste la sua eccezione. In Italia, ad esempio, ci sono due allenatori in particolare come Gasperini e Juric che giocano un calcio man matchup proponendo continuamente duelli 1 vs 1. Marcature a uomo, a tutto campo, asfissianti, con difensori dalle caratteristiche di un calcio che fu. Ed allora, andiamo a vedere insieme questa tipologia di difensori che oggigiorno è sì più rara, ma che alberga ancora sui prati verdi della nostra Serie A.

 

Cristian Romero

Cristian Romero dell’Atalanta (foto tuttomercatorweb)

El Cuti Romero aveva dimostrato di essere un difensore fuori dalla norma già a Genova, sponda rossoblù, tanto da far spendere alla Juve una bella dose di milioni di euro pur di assicurarselo per il futuro. Ma è nel suo prestito all’Atalanta, proprio attraverso gli insegnamenti del Gasp che Romero è esploso letteralmente, regalando prestazioni di livello altissimo, come ad esempio quella con l’Ajax in Champions League. L’argentino è il classico difensore che non ti lascia nemmeno il tempo di pensare alla giocata da compiere. Un martello costante che ti segue ovunque, dal primo minuto fino al triplice fischio. Lavorano egregiamente con lui alla Dea anche Rafael Toloi, fresco di convocazione con la maglia dell’Italia e Berat Djimsiti, ma il fiore all’occhiello della difesa orobica è proprio l’argentino che siamo sicuri diverrà oggetto del desiderio di molti top club.

 

Gianluca Mancini

Gianluca Mancini of AS Roma
Genova 20-10-2019 Stadio Luigi Ferraris
Football Serie A 2019/2020 Sampdoria – AS Roma
Photo Gino Mancini / Insidefoto via Calcio e Finanza

Il difensore natio di Pontedera, classe ’96, ha avuto anche lui sul suo cammino mister Gasperini. Con lui due buonissime stagioni, soprattutto l’ultima, in terra lombarda, sino ad ottenere la chiamata della Roma. Nel primo anno in giallorosso è diventato subito perno della difesa di Mister Fonseca. Ma quest’anno ha innalzato ulteriormente il livello del suo calcio, complice il passaggio dalla difesa a 4 a quella 3 dove sembra trovarsi decisamente a suo agio. Fisico possente (193 cm), una discreta rapidità, quella voglia di lottare con le unghie e con i denti su ogni pallone che piace tantissimo. Tanta aggressività ed anche qualche colpo al limite del proibito, proprio come con Osimhen nell’ultimo Roma-Napoli. Il futuro della nazionale è suo e Donnarumma con uno così a proteggergli le spalle potrà avere sonni più tranquilli.

 

Fikayo Tomori

Foto Milan News

Italia, terra di santi, poeti, navigatori e scuola di difensori. Poi, dall’Inghilterra arriva lui a fare il professore della difesa. Tomori è la nota lieta fra i centrali del Milan. Approdato in prestito con diritto di riscatto dal Chelsea, il difensore nato in Canada, classe ’97, ha scalzato rapidamente le gerarchie, relegando in panchina il capitano Romagnoli. Potente e veloce, Tomori ha dimostrato grande affidabilità. In barba a chi ha sempre detto che gli inglesi in Italia fanno male, alla faccia di chi parlava della necessità di ambientamento. Quando sei forte, sei forte ovunque in ogni luogo. Il Milan, nella sua storia, ha avuto il vanto di avere nelle sue file fior fiori di difensori, da Baresi a Thiago Silva. Che il prossimo a scrivere una pagina di storia gloriosa del club rossonero possa essere proprio Fikayo? I tifosi ci sperano, che si trovino i fondi necessari per riscattarlo.

 

Matteo Lovato

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images) via SOS Fanta

Gasperini fa rima con Juric. Matteo Lovato, difensore classe 2000 dell’Hellas Verona, ha sicuramente la fortuna di avere un grande maestro a illuminargli il cammino, che pare essere roseo per questo prospetto del calcio nostrano. Si è messo in mostra soprattutto nella prima parte di questa stagione, sfoderando prestazioni da navigato ed esperto difensore. Abilissimo nell’uno contro uno, perfetto nella marcatura a uomo. Qualche infortunio muscolare e l’incostanza figlia dell’età così giovane, ne hanno un po’ macchiato il proseguo della sua stagione, con prestazioni non sempre di livello. Ma il centrale di Monselice, che affonda le sue radici tecnico tattiche nel passato, è il futuro del calcio italiano.