L’isola di Montserrat e l’esordio calcistico internazionale dell’UE

L’isola di Montserrat e l’esordio calcistico internazionale dell’UE

Aprile 11, 2021 Off Di Luca Sisto

Il 30 giugno 2002, durante la finale dei Mondiali nippo-coreani fra Brasile e Germania, due olandesi organizzano col patrocinio della FIFA “The Other Final” (da cui nacque il documentario omonimo), l’altra finale, in Bhutan, fra la selezione del posto e quella dell’isola caraibica di Montserrat. Le due nazionali erano rispettivamente penultima e ultima nel ranking FIFA. Due anni dopo, alcuni dipendenti italiani della Commissione Europea leggono questa storia sul Guerin Sportivo, riprendendo l’idea di un’amichevole già giocata sull’isola da una squadra svizzera, il Vollmond, e decidono di contattare la federazione di Montserrat per organizzare una partita ufficiale con la loro nazionale, non prima di aver fatto visita agli stessi svizzeri.

Quello che segue, attraverso i ricordi di Matteo Fornara, organizzatore della spedizione dal lato europeo, è il racconto di quella straordinaria e inedita avventura, che diede i natali alla prima “nazionale” dell’Unione Europea, l’FC European Union.

Montserrat, quando il paradiso viene avvolto dall’inferno

Nel 1493, a Cristoforo Colombo, in navigazione nel Mar dei Caraibi, deve essere davvero sembrato, gridando all’avvistamento “Terra!”, di essere a largo delle coste spagnole. Più precisamente, di fronte al monte catalano dove sorge il monastero benedettino di Santa Vergine di Montserrat. Un nome oggi molto comune a Barcelona e dintorni, tanto da richiamare l’attenzione di Freddie Mercury, che scelse la straordinaria cantante lirica Montserrat Caballé per la sua “Barcelona”.

Per questo motivo, l’isola incontaminata caraibica, non poteva non essere un luogo magico. Ed è spesso la magia, foriera di cattiva novella e di finali dal volto cupo, a fare da contraltare a cotanta bellezza naturalistica.

Isola vulcanica se ce n’è una, Montserrat, rifugio di cattolici irlandesi dal XVII secolo (tanto che sia città come St. Patrick, sia la festa patronale e i cognomi degli abitanti, compresa la maggioranza di origine afroamericana, ne ricalcano le origini migratorie), è passata sotto la giurisdizione britannica con il Trattato di Versailles del 1783.

Sono stati proprio gli inglesi a tentare di salvare l’isola. Mentre la vita scorreva lenta e sorridente nel paradiso caraibico, sulle note di un allegro reggae come “Hot Hot Hot” dell’artista locale Arrow, Soufriere Hills cominciò ad eruttare. Tra il 1995 e il 1997, l’attività vulcanica piroclastica seppellì di cenere, lava e lapilli 2/3 dell’isola, compresa la capitale Plymouth. Alla morte di Lady D, si disse che una nuova capitale dedicata alla Principessa del Galles sarebbe sorta nella parte settentrionale dell’isola, l’unica ancora abitabile (protetta dalla collina Center Hill), per quanto selvaggia. Probabilmente per il politically correct della Corona, la nuova capitale in costruzione sorgerà accanto al porto di Little Bay e da qui prenderà il nome.

Oggi Montserrat ha anche un piccolo aeroporto che, di rimbalzo, la collega ad Antigua e Barbuda. I pochi abitanti che hanno scelto di non trasferirsi definitivamente nel Regno Unito, continuando la loro vita sull’isola, hanno dato il via a piccoli agglomerati piuttosto spartani, in cui sorgono scuole e attività ludiche.

Il calcio, per quanto concerne la selezione nazionale, attualmente al numero 183 del ranking e con buoni risultati nelle recenti qualificazioni mondiali (due pareggi contro Antigua e Barbuda ed El Salvador), non fa più riferimento agli atleti locali, ma ai calciatori delle serie minori inglesi, di origine montserratiana.

Non è, però, stato sempre così.

 

The Other Final

Delusi dalla mancata qualificazione dei Tulipani ai Mondiali del 2002, due olandesi, Johan Kramer e Matthijs De Jongh, decidono di effettuare una breve ricerca per capire chi fosse la nazionale più scarsa del mondo. Al termine di una lunga serie di scambi “diplomatici” via fax, e con l’inopinato patrocinio della FIFA, riescono ad organizzare, in concomitanza con la finale dei Mondiali, “l’altra finale”.

Il documentario omonimo nasce quasi per gioco, ma riceverà molte critiche positive. Così, il 30 giugno 2002, in Bhutan, allo stadio Changlimithang, si scontreranno Montserrat e i padroni di casa del Bhutan, alla presenza delle più alte cariche di Stato del Paese himalayano. Un grande spot per il calcio, non solo come soft power ma anche come veicolo di pace e scambi culturali.

La partita, nonostante la meticolosa organizzazione, non nasce sotto i migliori auspici. L’allenatore dei montserratiani, l’inglese Paul Morris, decide di dimettersi a una settimana dal match per divergenze con la federazione caraibica. A suo dire, gli si voleva imporre di convocare e far giocare atleti non per meriti sportivi, ma per rapporti di natura clientelare (sì, anche ai Caraibi può succedere) con la federazione stessa.

La formazione di Montserrat (foto fifa.com)

Ne prende il posto William Lewis, della vicina Antigua e Barbuda. Il viaggio di Montserrat fa tappa a Calcutta, ma nella lunga attesa per il volo successivo, i calciatori contraggono un virus non meglio precisato. Sei di loro finiranno ko e riusciranno parzialmente a riprendersi solo a poche ore dal match.

Non se la passa tanto meglio il Bhutan, che almeno ha il vantaggio di giocare in casa, in altura, in un clima di festa che contagia tutti. Poco prima del match però, viene comunicato a De Jongh che l’allenatore coreano del Bhutan, Kang Byun-chan, è morto e che la federazione non ha ancora provveduto a selezionare un nuovo coach. Verrà successivamente sostituito da un altro coreano, prima che l’olandese Arie Schans venga scelto come allenatore.

Il Bhutan (foto fifa.com)

La gara è bruttina. Il Bhutan si muove meglio e corre di più. Montserrat, dopo un buon inizio, va nel panico in seguito al primo gol subito, per una papera del portiere. Finirà 4-0 per gli himalayani, ma la delusione dei caraibici durerà lo spazio di “Hot Hot Hot” e delle folkloristiche e coloratissime danze del Bhutan, con i giocatori di Montserrat che passeggiano per le strade firmando autografi (sic!) ai bhutanesi.

Mentre a Yokohama Ronaldo superava per due volte Oliver Khan e la Germania consegnando la Coppa del Mondo alla Seleçao, in Bhutan vinceva il calcio attraverso l’amicizia fra popoli completamente diversi, eppure con così tanto in comune.

Un manipolo di eroi: la nascita dell’FC European Union

Siamo nel 2004, quando un gruppo di amici e colleghi, perlopiù italiani, impiegati della Commissione Europea a Bruxelles, legge un articolo del Guerin Sportivo. Si parla dell’Altra Finale, e si parla di un club svizzero, il Vollmond (letteralmente “Luna Piena”), che ha giocato una partita amichevole a Montserrat.

Con la sapiente guida di Matteo Fornara da Verbania, e Matteo Zacchetti da Genova, si decide di fondare una squadra di calcio e contattare sia il Vollmond che Montserrat.

Dopo un fitto scambio di e-mail, la Segretaria della Federazione di Montserrat, Carole Milne, dà l’ok: la partita si può fare. In buona sostanza però, il viaggio e le spese saranno a carico della squadra. Sembra una pazzia, ma da questo manipolo di eroi nasce l’FC European Union, una selezione che rappresenta diverse nazionalità, composta soprattutto da italiani, belgi, cechi e un tedesco, come vedremo piuttosto simpatico. L’allenatore è Alberto Piazzi, con un passato nelle squadre della provincia di Cremona. Team Manager, Francesca Tudini.

La prima tappa è proprio in Svizzera, a Zurigo, il 1°maggio 2004 contro il Vollmond, leader di una lega alternativa zurighese di ispirazione marxista, che già così suona piuttosto rivoluzionario, ma di totaalvoetbal se ne vede ben poco. La selezione dell’UE vince quella che Swiss Info celebra come “La partita dell’amicizia fra Svizzera e Unione Europea”.

Montserrat, arriviamo!!! Foto di Matteo Fornara

Adesso bisogna organizzare il viaggio a Montserrat: tra raccolta fondi (sia per la trasferta che per i doni promessi in loco) e unione di intenti e di tempistiche, si troveranno 8 giorni liberi per tutti a febbraio del 2005. Non resta che partire.

In trasferta a Montserrat

Si parte con meeting point da Londra. Volo per Antigua e da lì, in nave, a Montserrat. L’aeroporto, come detto, sarebbe venuto molto dopo. Al tempo, l’isola, nella parte non vietata dalla exclusion zone, si presenta selvaggia e quasi disabitata. Le eruzioni che si sono susseguite dal 1995 al 1997, una volta, hanno sorpreso e ucciso alcuni residenti che si erano avventurati nella zona “vietata” alla ricerca dei propri effetti personali.

L’ex sede del governo a Plymouth, nella zona di esclusione, coperta da cenere e lapilli. Foto di Matteo Fornara

Matteo Fornara, che ho conosciuto scambiando commenti e informazioni sul gruppo Facebook “Calcio Caraibi” (gestito da Simone Rinaldi e Davide Tuniz, che ringrazio), mi ha raccontato che con i compagni e colleghi dell’FC European Union si era deciso di affrontare la trasferta, con mogli e fidanzate al seguito, come fosse una vera trasferta di calcio. E così l’hanno vissuta, tant’è vero che le spiagge vulcaniche di sabbia nera di Montserrat le hanno viste poco. Al di là della festa e della visita di beneficenza alla scuola locale, con donazione di 5000 $ alla Ministra dell’Istruzione per le attività delle Special Olympics, il tutto è stato vissuto con i crismi dell’ufficialità.

Bambini della scuola di Montserrat, alla cerimonia di beneficenza per la donazione al Ministero dello Sport. Foto di Matteo Fornara

Dei tre alberghi presenti sull’isola, uno era stato completamente prenotato all’FC EU. Nei giorni antecedenti le partite, gli internazionali con i propri familiari hanno trovato poi il tempo di avventurarsi nella exclusion zone, trasportati dal furgone di un certo Slym (alto e magro di nome e di fatto, ma con la “y”), che era solito portare in giro i visitatori e i turisti per la parte più selvaggia e meno abitabile dell’isola, ivi compresa quella distrutta dalle eruzioni.

Riunione tecnica in Hotel. Sullo sfondo, la parte nord di Montserrat ancora abitabile. Foto di Matteo Fornara

Quello che più mi ha affascinato, intervistando Matteo (o meglio, ascoltando in religioso silenzio il racconto di questa meravigliosa avventura), è quanto fossero sinceramente fieri di aver organizzato tutto questo, nei minimi dettagli. Lo percepivo ancor più dalle foto che mi ha spedito di quegli otto magici giorni. Per un attimo, da ex portiere amatoriale, ho sognato di essere anch’io lì, tra i pali di quel campo con due tribune che gettano lo sguardo a picco sull’oceano, a rappresentare l’Unione Europea. D’altronde, chi non avrebbe voluto essere lì con loro?

La (doppia) sfida

L’8 febbraio 2005 è una data storica. Segna l’esordio internazionale ufficiale dell’FC European Union. Agli ordini di Mister Alberto Piazzi, la selezione europea affronta quella di Montserrat che, come recita il report della gara, scende in campo leggermente ringiovanita rispetto al roster presentato per le qualificazioni Mondiali e per la Gold Cup.

Il Coach Darren Read, con un passato nel Wolverhampton, nel Portsmouth, in Danimarca e negli States, nei giorni precedenti la gara si è intrattenuto spesso con i colleghi europei, raccontando inenarrabili storie di calcio inglese.

Foto di rito (cortesia di Matteo Fornara)

La temperatura è ottimale, con cielo coperto, ma non piove. Spettatori 200 circa.

Così in campo.

Montserrat
Dereck Wright; Randall Gibson (64’ Samuel Mc Lean), Peter Phyll, David James, Kurt Phyll;
Jason Bradford (46’ Curt Adams), Sherlock Drayton (46’ Clinton Lewis), Earl Montrose,
Michael Henry (74’ Aaron Thompson); Fimba Pantlitz (46’ Jafaar Munroe), Donovan Peart
(62’ Kurt Silcott). All. Darren Read.

FC European Union
Alberto Licciardello ; Massimo Suardi (74’ Riccardo Casale), Matteo Fornara, Maurizio Kosir
(46’ Paolo Garzotti), Daniele Manini ; Gaetano Petralia (46’ Yves Le Lostecque), Gianluca
Azzoni (70’ Daniel Piazzi), Tomas Dufek (72’ Domenico Rossetti) ; Ronan Le Lostecque,
Eusepio Baldarelli (83’ Markus Handke); Matteo Zacchetti (46’ Alberto D’Alessandro). All.
Alberto Piazzi.
Arbitro dei match: Mr. Burns di Antigua e Barbuda.

La prima partita termina con la vittoria di misura di Montserrat, frutto di una rete al 17′ di Michael Henry, gentile regalo del portiere Licciardello che sbaglia l’intervento sul cross del centrocampista montserratiano gettandosi la palla nella porta. L’UE fallisce un calcio di rigore con Baldarelli, penalty che lo stesso attaccante europeo si era conquistato per atterramento del capitano di casa Kurt Phyll.

La gara scivola via senza particolari sussulti. Gli europei sono padroni di un tasso tecnico maggiore, ma i caraibici corrono il doppio, più giovani e più allenati.

Capitani e allenatori nel pre-partita. Matteo Fornara è il secondo da sinistra, foto di Matteo Fornara

L’11 febbraio, tre giorni dopo, il “return match”, con queste formazioni.

Montserrat
Kurt Joyce (83’ Dereck Wright); Clifford Joseph, Pete Phyll, Omar Jarrett (76’ Samuel Mc
Lean), Ortiz Miller (46’ Sherlock Drayton); Elton Williams, Kelvin Ponde, Curt Adams (46’
Clinton Lewis), Willix Antoine ; John Nicholls (80’ Gregory Quacy), Jaafar Munroe. All.
Darren Read.
FC European Union
Alberto Licciardello ; Paolo Garzotti, Daniele Manini, Maurizio Kosir (46’ Matteo Fornara),
Massimo Suardi (59’ Domenico Rossetti) ; Mario Todino, Gianluca Azzoni (46’ Riccardo
Casale), Yves Le Lostecque (46’ Gaetano Petralia), Tomas Dufek (76’ Markus Handke);
Eusepio Baldarelli (54’ Daniel Piazzi), Matteo Zacchetti (46’ Ronan Le Lostecque). All.
Alberto Piazzi.

La seconda gara è particolarmente vibrante e vede il primo, storico gol della formazione dell’European Union. Una doppietta di Mario Todino, entrambe le segnature dal dischetto, porta in dotazione agli europei un doppio vantaggio. Non basta. Il ritorno veemente di Montserrat travolge gli stanchi dipendenti della Commissione, e prima Elton Williams accorcia le distanze, poi una doppietta di John Nicholls prima dello scadere dei 45′ minuti porta i caraibici in vantaggio. Nel secondo tempo l’UE si scopre alla ricerca disperata del pari, ma al minuto 88 la beffa, col definitivo 4-2 di Jaafar Munroe.

Termina quindi con una duplice sconfitta l’avventura a Montserrat dell’European Union, ma il risultato è davvero di secondo piano. Il viaggio e l’esperienza non resteranno un unicum nella storia della Commissione, ma rappresentano una svolta storica in termini di scambio interculturale attraverso il soft power del football.

Ritorno a casa

La cerimonia dello scambio di doni sulla spiaggia di sabbia nera. I racconti di Coach Read. E soprattutto la festa prima della partenza, col tedesco Handke che canta in perfetto italiano (con altrettanto chiaro accento teutonico) “L’Italiano” di Toto Cutugno. Grasse risate, che continuano ancora oggi nei ricordi di Matteo Fornara (e del sottoscritto che ha ascoltato la storia per la prima volta), resteranno memorie indelebili nella vita dei primi rappresentanti calcistici dei dipendenti dell’UE.

Gli inni allo stadio, con quello europeo che riecheggia sulla scogliera. Le stelle gialle sul petto. Lo scambio di maglie tra quelle biancazzurre dell’UE e le verdi di Montserrat, emozioni che rivivono a distanza di anni, per una meravigliosa avventura sportiva.

Negli anni a venire saranno giocate altre gare. A Cuba ad esempio. A Viareggio allo stadio dei Pini, con in campo calciatori del calibro di Fausto Pizzi e Massimo Carrera, a Praga e due volte a Turriaco, Gorizia.

Ma la trasferta a Montserrat sarà sempre il ricordo più bello e importante: l’esordio ufficiale internazionale dell’Unione Europea.

 

Foto di copertina di Matteo Fornara

Si ringrazia: Matteo Fornara, il gruppo Calcio Caraibi (Simone Rinaldi e Davide Tuniz).