I migliori stadi italiani dimenticati dal grande calcio

I migliori stadi italiani dimenticati dal grande calcio

Aprile 14, 2021 Off Di Alessandro Amodio

In questa rassegna vi parliamo di alcuni dei migliori stadi italiani, attualmente fuori dall’orbita della massima serie, che potrebbero tranquillamente dire la loro, con qualche piccolo ritocco, anche in Serie A.

Lo stadio è stato per decenni uno dei principali luoghi di aggregazione della nostra epoca. Ha conservato la sua identità, ma ha dovuto fare i conti con il progresso, perdendo molti dei suoi privilegi. Uno su tutti l’esclusività di godersi una partita in tempo reale. Oggi fra Internet e Tv guardare una partita di calcio in diretta è semplicissimo, anzi è diventato in tempi di pandemia l’unico modo.

Tuttavia le gradinate vuote, il tifo virtuale, il continuo vociare di allenatori e giocatori non sono per nulla appaganti; ne perde anche lo spettacolo televisivo.

Possiamo fare un consuntivo e deliberare che lo stadio, inteso come luogo di aggregazione sociale, culla di emozioni condivise, costituisce un elemento imprescindibile. Sarà compito della politica ricollocare lo stadio, e i tifosi, al centro del sistema calcio in maniera compatibile con le nuove tecnologie.

Fatta questa breve premessa immergiamoci in questa rassegna sui migliori stadi italiani che non fanno parte del grande calcio.

San Filippo-Franco Scoglio, Messina

Il biennio del Messina in Serie A negli anni 2000 è stato vissuto al San Filippo. Le bombe di Parisi, la coppia gol Zampagna-Di Napoli, le folate sulla fascia di Mimmo Giampà facevano sognare i tifosi peloritani.

Meraviglioso colpo d’occhio del San Filippo, con il Mar Ionio sullo sfondo, nella foto di https://www.libertasicilia.it/messina-concerti-2021-stadio-san-filippo

Messina è una città stupenda ma al tempo stesso difficile. Soprattutto in ambito lavorativo. Ha sofferto più di qualsiasi altra città italiana la crisi economica del 2008, dalla quale non si è mai ripresa. Crisi che si ripercuote anche sul calcio.

Il San Filippo è sicuramente fra i migliori stadi italiani dal punto di vista estetico e funzionale. Con 40.000 spettatori si colloca al settimo posto per capienza fra gli stadi italiani.

Purtroppo i problemi sono molteplici: su tutti il fatto che si trova in un luogo non agevole da raggiungere, circa 15 km dal centro, ed è anche mal collegato. In secondo luogo può essere considerato la classica cattedrale nel deserto per una città di 220.000 abitanti. Per fare un paragone che aiuti a comprendere l’eccessiva grandezza dello stadio messinese, è come se Milano avesse uno stadio da oltre trecentomila posti.

Con la speranza che a Messina venga risolta la questione fra le due squadre cittadine e si torni a giocare in campionati importanti, qualche incontro della Nazionale maggiore o dell’Under 21 potrebbe ridare lustro e portare alla ribalta uno dei migliori stadi italiani.

Erasmo Iacovone, Taranto

Fra le città italiane Taranto vanta un primato non invidiabile: la città con il maggior numero di abitanti a non aver mai disputato un campionato di Serie A.

L’Erasmo Iacovone nell’immagine presa dal sito www.blunote.it

Lo stadio Iacovone può contenere quasi trentamila spettatori, attualmente omologati 12.000. È sconcertante pensare che in un impianto del genere, non solo non sia mai stato disputato un incontro di Serie A, ma addirittura l’ultima stagione in B del Taranto risale al ’92-93.

L’assegnazione dei Giochi del Mediterraneo del 2026 alla città dei due mari, rappresenta l’occasione giusta per rifare il look ad uno stadio che ha un grosso potenziale, mai pienamente sfruttato.

Nereo Rocco, Trieste

Il Nereo Rocco è senza dubbio fra i migliori stadi italiani. Rifinito in occasione degli Europei Under 21 ospitati da Italia e San Marino, adesso è veramente una bomboniera.

In questa foto del sito https://www.trivenetogoal.it/ ammiriamo la maestosità e l’originalità dello stadio triestino.

La capienza di ventiseimila posti, tutti al coperto, rispondenti agli standard qualitativi europei gli consente di poter ospitare incontri di manifestazioni internazionali. In Italia non sono molti gli impianti ad avere questo privilegio. In attesa che la Triestina possa tornare in A, che manca da oltre 60 anni, il Nereo Rocco è pronto ed è in assoluto fra i migliori stadi italiani.

Nuovo Romagnoli, Campobasso

Sannio e Molise hanno la storia in comune, discendono entrambe dai sanniti. Sono decenni che si parla di fonderle per costituire una nuova Regione: “MoliSannio“. Ma è un progetto che stenta sempre a decollare, tuttavia Benevento e Campobasso hanno ancora già qualcosa che le lega, gli stadi cittadini.

In questa foto presa dall’account twitter sscampobassocalcio, si vede l’incredibile somiglianza del Nuovo Romagnoli con il Vigorito.

Il Nuovo Romagnoli e il Vigorito sono gemelli. L’impianto di Campobasso è stato costruito utilizzando il progetto, ad opera di Costantino Rozzi, dello stadio beneventano.

L’ultima partita di un certo livello giocata al Nuovo Romagnoli è stata Napoli-Salernitana, Campionato di Serie B, nel novembre 2003. Disputata in campo neutro a causa della squalifica del San Paolo per gli incidenti di Avellino.

Un impianto di tali dimensioni, con un’ottima visuale da ogni posto, meriterebbe palcoscenici più importanti dei campionati dilettantistici.

Giovanni Zini, Cremona

Fino a pochi anni fa lo stadio di Cremona cadeva a pezzi. Tre quarti dell’impianto erano inagibili con la capienza ridotta a poco più di settemila posti. Dal 2017 l’installazione della copertura, in curva sud e nei distinti, tra l’altro completamente ristrutturati, i nuovi seggiolini grigiorossi hanno ridato linfa allo Zini.

Panoramica dello stadio Giovanni Zini nella foto di https://cremonasport.it/

La data spartiacque dello stadio della Cremonese è l’8 Febbraio 2019. La U.S. Cremonese acquista dal comune di Cremona, per 99 anni, il diritto di superficie dell’impianto cittadino. Come già accaduto per Torino, Bergamo, Udine e Frosinone. Burocraticamente comporta notevoli vantaggi per la definitiva ristrutturazione e auspichiamo che lo Zini torni presto ad essere uno stadio della nostra Serie A.

Pino Zaccheria, Foggia

All’inizio degli anni ’90 i satanelli stupirono tutta Italia, ma dai fasti dell’era Zeman sono passati quasi 30 anni nei quali il Foggia si è diviso fra C e D con qualche fugace apparizione in B. Lo stadio Zaccheria e il suo pubblico meritano palcoscenici migliori.

Il Pino Zaccheria durante un incontro del Foggia nella foto tratta da wikiwand.com

Classificato euro 3, secondo gli standard UEFA, ha attualmente una capienza di 16.000 spettatori. Ma nel periodo d’oro, nei match di cartello, si è raggiunta la cifra record di venticinquemila persone sugli spalti (ufficiali…). L’installazione della copertura in tutti i settori, l’eliminazione delle barriere fra il terreno di gioco e il primo anello potrebbero rendere lo stadio Zaccheria uno tra i migliori stadi italiani del meridione.

Arechi, Salerno

Nell’ultima stagione in A disputata dalla Salernitana (1998/1999), la media spettatori dell’Arechi è stata di oltre trentamila; con il record (36.841) contro la Juventus. Numeri incredibili se consideriamo la media spettatori del campionato italiano negli ultimi anni: circa 25.000 presenze, numeri tra l’altro inflazionati dalle grandi.

Panoramica in lontananza del principe degli stadi Foto tratta da https://telecaprinews.it/

Conosciuto come il “principe degli stadi“, in onore del principe Arechi II il quale trasferì la capitale del Ducato Longobardo da Benevento a Salerno, è uno stadio con un potenziale elevatissimo.

Una copertura integrale unito al restyling delle facciate esterne, la creazione di anelli di raccordo che coprano gli spazi vuoti fra i settori, lo renderebbero di certo fra i migliori stadi italiani. A parere di chi scrive con questi ritocchi, potrebbe candidarsi per ospitare la finale di qualche competizione europea, magari la neonata Conference League.
Nell’ottica di una dimensione internazionale dello stadio, a Febbraio 2021 sono cominciati i lavori del prolungamento della metropolitana cittadina. Lavori che collegheranno l’attuale tratta ferroviaria Centro Storico-Stadio Arechi con l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi di Pontecagnano.

Flaminio, Roma

Del Flaminio ne hanno beneficiato tutti: le nazionali di calcio e di rugby, Roma e Lazio nella stagione 89-90 per i lavori all’Olimpico, altre società capitoline minori (in particolare Lodigiani ed Atletico Roma). Tutti ne hanno goduto e tutti se ne sono dimenticati.

Foto panoramica dello Stadio Flaminio (ancora in ottime condizioni) https://www.succedearoma.it/

Dal 2011, quando l’Italrugby ha deciso di emigrare all’Olimpico, il Flaminio versa in uno stato di abbandono e decadimento. In questi anni, conferenze stampa e progetti di recupero sono stati al centro del dibattito politico, ma di concreto non è stato fatto nulla. Più passa il tempo e più la struttura originaria, a cui è stato anche riconosciuto il vincolo architettonico, sarà difficilmente recuperabile.

Uno spiraglio può essere la nuova proprietà americana della A.S. Roma. Sembra che i Friedkin siano interessati ad ottenere la concessione del Flaminio dal comune di Roma per farlo diventare, con un progetto di oltre 300 milioni realizzato da Renzo Piano, la casa del futuro dei giallorossi.

Romeo Menti, Vicenza

Paolo Rossi, Baggiosono solo alcuni dei grandi campioni che hanno calcato, da padroni di casa, il manto erboso del Romeo Menti. Sorto sulla riva sinistra del fiume Bacchiglione nel lontano 1935, deve il suo nome all’ex calciatore biancorosso, tristemente dipartito nella tragedia di Superga.

Il Romeo Menti, baciato dal sole che irradia le nuove sedute. Immagine di https://www.sporteimpianti.it/

Raso al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ritornò ad essere praticabile grazie al comune ed al lavoro di tanti volontari nel ’45. Da 17 mila posti la capienza fu praticamente raddoppiata alla fine degli anni ’60. Raggiunse il record di spettatori (31.023) nella gara tra Vicenza e Juventus del 1978. Erano gli anni di Paolo Rossi e di un incredibile secondo posto. Ma la storia di questo stadio non si è fermata lì. Resta negli annali la gara disputata al Menti nel maggio del ’97, quando i padroni di casa batterono il Napoli in finale di Coppa Italia. Lo stadio, che odora delle memorie del passato, compresa la semifinale di Coppa delle Coppe col Chelsea del ’98, è stato recentemente ristrutturato. La sensazione è che con una copertura totale non avrebbe nulla da invidiare agli stadi tedeschi.

Oreste Granillo, Reggio Calabria

Concludiamo questo viaggio da dove siamo partiti, dallo stretto di Messina ma sulla sponda opposta, Reggio Calabria. Negli anni 2000 il Granillo, nel periodo di massimo splendore della Reggina, ha ospitato due incontri, entrambi vittoriosi, della nazionale italiana. Situato a poca distanza dal mare, nei pressi della stazione ferroviaria, è lo stadio più grande della Calabria.

Nella foto di Maurizio Lagana/Getty Images si vedono i nuovi seggiolini amaranto dello Stadio Granillo. Riconoscibili nelle curve gli emblemi della Reggina Calcio a destra, a sinistra quello del comune di Reggio Calabria.

Dopo la discesa nei dilettanti, la Reggina come l’araba fenice sembra essere risorta dalle sue ceneri. In particolare grazie al presidente Luca Gallo, imprenditore romano di origini calabresi, e il direttore sportivo Massimo Taibi, uno che il Granillo lo conosce molto bene, la Reggina è finalmente tornata a livelli consoni al suo blasone. Nel 2020 il ritorno in B e di recente Gallo ha promesso due cose: il ritorno in A, che manca dal 2009, e il restyling del Granillo.

Con l’installazione dei nuovi seggiolini, adeguandosi ai parametri della Lega B, il colpo d’occhio del Granillo è già evidente. La pianta rettangolare, la poca distanza dal terreno di gioco, l’omogeneità dei settori lo rendono un impianto moderno, pur essendo del 1932. L’installazione di una copertura completa porterebbe di diritto il Granillo nel novero dei migliori stadi italiani.

 

Testi a cura di Alessandro Amodio.

Testo dello Stadio Romeo Menti a cura di Valerio Vitale.

Immagine di copertina: ripresa dall’alto del Nereo Rocco di Trieste.