Messi splende ancora: un sole destinato a non tramontare mai

Messi splende ancora: un sole destinato a non tramontare mai

Aprile 18, 2021 Off Di Valerio Vitale

Messi, epilogo di un campione?

Nell’epoca in cui ci sentiamo in diritto di commentare tutti, di giudicare qualsiasi cosa e chiunque, anche Messi è finito nel mirino della critica, o meglio dei critici da tastiera. Dopo una scorsa estate molto travagliata, siamo riusciti a mettere in discussione anche lui. Il numero 10 per eccellenza. Una vita offerta al Barcellona, una gioia immensa regalata in ogni giocata al popolo blaugrana. E non solo. Perché Messi lo si ama a prescindere del colore della camiseta. In ogni luogo.

È finito. È bollito. Non corre più, non difende, non accelera, gioca da fermo. È successo sempre ai migliori. Così disumani nelle loro straordinarie gesta, distanti anni luce da noi quando sono all’apice del loro successo. Ma poi così umani, così vicini, quando l’età avanza. Così giudicabili. Quando un fuoriclasse è ormai alle soglie del ritiro, ecco arrivare le critiche. Puntuali come un orologio svizzero. A Roma hanno messo in discussione Totti, a Torino Del Piero, e così via. Errore ormai canonico, quello di dubitare della grandezza di questi fenomeni. Epilogo di un campione? No, grazie.

Giudizi Universali

“Mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio…
…Leggera, leggera si bagna la fiamma
Rimane la cera e non ci sei più”.
Samuele Bersani – Giudizi Universali 
Era il 1997 quando Samuele Bersani regalava all’umanità questo capolavoro. Messi era un bambino di 10 anni che già incantava con la maglia del Newell’s Old Boys. Da li a poco avrebbe scoperto la sua patologia: una forma di ipopituitarismo (deficienza di secrezione di somatotropina). Lì i primi giudizi, per un bambino troppo minuto che difficilmente sarebbe cresciuto. Giudizi rispediti poi al mittente, per fortuna, grazie anche ad un Barcellona che subito ha creduto in quel talento esorbitante. Ventiquattro anni dopo Messi è stato giudicato ancora, ma la risposta più bella l’ha data sabato sera, nella finale di Copa del Rey. Come? A modo suo, con quel sinistro che disegna calcio. Barillete cosmico, direbbero dalle parti di Leo commentando l’unico sinistro migliore di quello del 10 blaugrana.

Minuto 68: manifestazione di superiorità

Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria nel serbatoio? Manco per sogno. Minuto 68 della finale di Copa del Rey tra Atletico Bilbao e Barça. Messi mette davvero i pattini per scivolare sopra l’odio. Li indossa e con velocità supersonica corre sopra i giudizi universali, mostrandosi universalmente superiore a tutti e tutto. Parte dalla propria metà campo. L’estremo difensore avversario dista almeno 75 metri. Uno due, poi se l’allunga. Accelerazione repentina, poi ancora doppio uno due con De Jong. In area ha la freddezza, con una finta che pare banale ma che è geniale, di liberarsi di un avversario. Sinistro chirurgico. Gol: 3 a 0. E se per qualcuno, come canta Bersani, la fiamma intrinseca in Messi si era bagnata, addirittura sul punto di spegnersi per restare cera, Messi ha dimostrato in un’azione che la stessa è ancora accesa. Messi è fuoco vivo. Ardente. Bruciante di passione e qualità con quel pallone che tra i suoi piedi fa un altro rumore.

Quale futuro?

Messi ha dimostrato di non essere un oggetto del passato. Il nuovo avanza, senz’altro, lo abbiamo visto nelle ultime gare di CL, soprattutto con Mbappé, Haaland, e con il vecchio partner di Leo, Neymar. Tuttavia Messi non è per niente sul viale del tramonto, come qualcuno aveva osato pensare. Messi è un sole splendente. Di certo non è il sole di mezzogiorno, quando si trova nel cielo nel punto massimo del suo cammino durante le 24 ore, ma non è ancora al tramonto. Piuttosto è un bellissimo sole di primo pomeriggio, che ancora riscalda ed irradia con i suoi raggi splendenti, come quello di ieri al minuto 68. Il futuro ad oggi resta un rebus. La certezza che Messi sarebbe bello vederlo tramontare con i colori rossoblu. Quelli che gli stanno meglio e che ha indossato per una carriera da record: ben 35 i trofei in maglia blaugrana, praticamente nessuno come lui, decisivo in ognuno di questi. Il rosso ed il blu. Gioco del destino. Proprio i colori che si abbracciano quando il sole si va a nascondere, regalandoci un tramonto immaginifico. Ma Messi, in verità, non tramonterà mai, perché quello che ha donato al calcio ed alla gente resterà per sempre nei libri dei record, ma soprattutto nel cuore e nell’anima di chi ama questo sport.

 

Immagine di copertina: David S. Bustamante/Soccrates/Getty Images