Giacomo Raspadori e il Sassuolo: una storia d’amore lunga una vita

Giacomo Raspadori e il Sassuolo: una storia d’amore lunga una vita

Aprile 23, 2021 Off Di Valerio Vitale

“Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino.”

Martin Luther King

Giacomo Raspadori dieci anni fa aveva semplicemente iniziato a salire il primo gradino verso la scalata al successo. Il primo passo, con le giovanili del Sassuolo, con quella fascia da capitano al braccio indossata con fierezza.  Poco più di un bambino con un sogno normale quando hai 10 anni: diventare calciatore. Non sapeva quella scala dove l’avrebbe portato. Dieci anni dopo l’ha scoperto. Di nuovo con la maglia neroverde, di nuovo con la fascia al braccio. Tutto si compie esattamente com’era destinato. In un 3 aprile 2021 che non sarà mai banale per Giacomo quando si troverà a raccontarlo ai suoi figli e poi a nipoti. Il giorno in cui è stato nuovamente capitano del Sassuolo. Questa volta in Serie A, contro la Roma. Segnando un gol decisivo, da più giovane in campo fra i 22 schierati.

La stellina di Castel Maggiore e del Progresso

Raspadori nasce a Bentivoglio, vicinissima c’è Bologna, il 18 febbraio 2000. A pochi passi c’è Castel Maggiore, paesino di 18 mila anime. Ma soprattutto c’è la Scuola Calcio Progresso, primo scalino per il piccolo Giacomo. Nasce tutto lì. Quella Castel Maggiore che coccola Giacomo come un suo figlio definendolo “Stellina”. Quel Progresso dove è riconosciuto come “Il più forte ad averci mai giocato”. Raspadori, in effetti, è il leader di quella squadra. Talento notevolmente oltre la norma, ma soprattutto una grande forza di volontà e nessuna paura. Come se fosse un veterano. Proprio come ha dimostrato in queste ultime uscite onorando la fascia di capitano.

Gol e coraggio: la nascita di Raspa-gol

E’ la finale del Torneo Tassi 2009. Piove copiosamente. Il ricordo di mister Tolomelli, uno dei primi allenatori di Giacomo, è indelebile.

“La gara era bloccata, non si riusciva a segnare. Poi un calcio d’angolo. Giacomo guarda prima me, poi la porta. Mi fa un cenno, poi calcia sul palo lontano. Gol. Il trofeo è nostro. Era un talento puro. Ricordo quando ci servivano nove gol per vincere un torneo e lui disse: ci penso io. Così fece. Sei gol e sei assist”.

Momenti indelebili negli occhi, nella mente e nel cuore di chi lo ha visto crescere

Giacomo Raspadori, ritratto a 8 anni con la maglia del Progresso (foto wikipedia)

La spinta della famiglia: il vero segreto di Giacomo Raspadori, insieme al talento

L’amore per il calcio è facile che sbocci in una famiglia come quella Raspadori. Il fratello Enrico, classe ’97, è il primo esempio per Giacomo. Prima di Di Natale (a cui è stato paragonato), prima di Aguero (a cui si ispira). Con il fratellone le giornate passano così: tra un tiro e l’altro e magari anche qualche vetro rotto. Del resto mister De Zerbi, che stravede per il suo pupillo, lo ha detto: “Per diventare calciatore devi aver rotto qualcosa da piccolo”.

Ma oltre all’esempio del fratello che verrà selezionato anche lui dal Sassuolo prima di finire per giocare tra i dilettanti, c’è anche l’appoggio dei più grandi. Mamma fa da segretaria al Progresso. Il papà, invece, è proprio il dirigente accompagnatore della scuola calcio del bolognese. Nonno e nonna non mancano mai a nessuna partita. Anche quando il sipario non è la Serie A e l’Olimpico, ma il campo di Castel Maggiore in una sfida tra Pulcini. E poi quanti km quando arriverà il Sassuolo, per accompagnarlo ogni volta agli allenamenti. Con una famiglia che ti appoggia così la scalata diventa più leggera.

Una vita da neroverde

Dopo il Torneo Tassi del 2009 arriva il Sassuolo. Lo staff vede prima Enrico. Lo valuta e decide da puntarci. Ma non è il solo Raspadori a far colpo sulla lungimirante dirigenza neroverde. Quel piccolino di poco più di 9 anni ha qualcosa di speciale. Impossibile non notarlo. Nel mezzo del cammin di sua vita, l’amore sbocciato col Sassuolo. Anni 21 sulla carta d’identità, di cui 12 al Sassuolo. Ed è cosi che il piccolo Giacomo sale un altro gradino.

Dal Progresso al Sassuolo cambiano solo i colori, non i gol a raffica che continua a segnare. Raspadori diventa ben presto il capitano e quella foto con la fascia da campione in erba neroverde sarà ispirazione per mister De Zerbi. Ma prima c’è tutta la trafila lì, con quella maglia cucita come una seconda pelle. Gol, gol ed ancora gol. Un passo alla volta nella scalata al mondo dei grandi campioni. Senza mai lasciare la squadra che lo ha accolto bambino e lo sta facendo diventare uomo.

Giacomo Raspadori e De Zerbi: un rapporto speciale

Già prima dell’avvento di De Zerbi, Raspadori comincia a pregustare il sapore della prima squadra. Ma è proprio con l’attuale tecnico neroverde che fa il suo esordio in Serie A. E’ il 26 maggio 2019 e Raspadori sale un altro gradino della famosa scalinata, esordendo contro l’Atalanta. Nell’anno successivo mister De Zerbi comincia a convocarlo con maggior regolarità ed arriva anche il primo gol in A. Lo segna contro la Lazio nel luglio scorso. Modo perfetto per ripagare la fiducia. Fiducia che cresce sempre di più, assieme ad un rapporto tra i due bellissimo. Quasi paterno. Roberto ne capisce di talento ed in Giacomo ne vede in quantità industriale. Ed allora lo coccola. Gli mostra la strada per diventare vincente. Poi quella foto, un flash e la voglia di regalare un sogno al suo pupillo.

“Nel mio telefonino ho una foto di lui esordiente del Sassuolo con la fascia da capitano”. Afferma de Zerbi al termine di Roma – Sassuolo. “Ho deciso così perché è una bella immagine per lui. E poi anche perché i sogni nel calcio si realizzano. E’ un giocatore dal potenziale enorme”. Una scelta di gran successo, come confermato qualche gara dopo dall’allenatore. “La fascia gli ha fatto bene. La mia finalità era questa. Fargli capire che è un giocatore importante e non un semplice ragazzino. Quel gesto ha fatto si che lui si assumesse maggiori responsabilità”. Il fiore continua a crescere rigoglioso sotto gli occhi del maestro.

Doppietta da sogno

Fino a sbocciare definitivamente a San SiroMilan-Sassuolo, i rossoneri conducono. E’ passata l’ora di gioco. De Zerbi guarda Giacomo: tocca a te. Entra e sono i 30 minuti più belli mai passati su un campo da calcio per Giacomo. Trenta minuti in cui passa tutto per la mente, velocemente, come un eurostar. I gol con Enrico, l’esultanza di papà a bordo campo, i viaggi in auto con nonno. E’ tutto circoscritto a quei 30 minuti da sogno, dal primo gradino alla “Scala” del calcio italiano. Prima si gira, dà palla a Toljan che la rimette al centro. Zampata vincente. E’ la prima gioia della serata. Non è finita. Berardi parte dalla destra, palla a Raspadori. Finta che manda a vuoto Tomori, destro chirurgico in diagonale. Doppietta. Il Sassuolo vince. Raspadori ha appena scritto una nuova coloratissima pagina nel libro dei suoi sogni. La sensazione è che la fine della scalinata non sia ancora raggiunta. La speranza è che questo calciatore possa crescere sempre di più per entrare nella storia del calcio italiano. Da Stella di Castel Maggiore a stella in fieri del calcio italiano.

 

Immagine di copertina: gazzettadimodena.it