Manchester City-PSG: il “Derby degli sceicchi” sul grande palco

Manchester City-PSG: il “Derby degli sceicchi” sul grande palco

Maggio 3, 2021 Off Di Andrea Bedini

Manchester City-PSG non è una partita come le altre. Il destino, del resto è solito trovare casa nelle serate di Champions League.

Anche in questa stagione, la massima competizione europea ci tiene ad incrociare, nel momento clou della stagione, due realtà particolari che si sono rese protagoniste solo negli ultimi anni.

Il “Derby degli Sceicchi” è la semifinale tra due delle società più ricche e potenti del panorama mondiale. Il Principe Mansour da una parte e il magnate Al-Khelaifi dall’altra. Ma anche due filosofie di mercato diverse, con però lo stesso obbiettivo: alzare la Coppa dalle Grandi Orecchie.

Come tutto ebbe inizio

È il primo settembre del 2008 quando il mondo del calcio apprende una notizia destinata a cambiare la storia recente di questo gioco.
Il principe degli Emirati Arabi: Mansour bin Zayd Al Nahyan, acquista il Manchester City per più di 200 milioni di sterline.

Finita l’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70, la storia del club inglese non è stata di quelle più emozionanti, tutt’altro a dire il vero. Negli anni ’90 gli Sky Blues sono arrivati a toccare il fondo del barile finendo addirittura a disputare la terza serie del calcio inglese.
Dal 2002 il club è stabilmente in Premier League e dopo la stagione 2007/08 si può considerare una discreta squadra da metà classifica, o almeno questo pare l’intento prima dell’arrivo della cordata.
Nella primissima era Mansour, invece, le cose cambiano radicalmente per i Citizens. Vengono acquistati tantissimi grandi giocatori a cifre altisonanti che fanno sognare i tifosi dell’Ethiad.
Un po’ meno quelli avversari.

Sono tante infatti le critiche mosse nei confronti del principe arabo e degli imprenditori stranieri in generale. Un tema, quest’ultimo, ricorrente in Premier proprio in questi giorni, con la rivolta dei tifosi dello United nei confronti della proprietà americana dei Glazer.
Molte persone accusano di Citizens di voler “uccidere il gioco”, altri non ritengono il Manchester City una squadra degna di entrare nel grande calcio.
Queste critiche porteranno tanti giocatori ad essere sbeffeggiati nello scegliere la destinazione Citizens; calciatori rei, secondo l’opinione pubblica, di tenere più al proprio portafogli che alla propria carriera.

Aguero festeggia il gol che vale la vittoria del campionato a 40 anni dall’ultima volta. (foto: BoredBug.com)

Gli sceicchi arrivano in Francia

Estate 2011. Il Paris Saint Germain viene acquistato dalla Qatar Investment Authority che affida al magnate Nasser Al-Khelaifi il ruolo di presidente del club.

Anche per il PSG l’arrivo di una ricchissima proprietà rappresenta l’inizio di una nuova era.
Dalla sua fondazione nel 1970, la squadra parigina ha vinto per due volte il titolo nazionale. E’ arrivato anche ad alzare una Coppa delle Coppe e a disputare una semifinale di Champions League nel 1994/95. Tuttavia, mai nella propria storia aveva fatto valere il proprio nome nel calcio dei grandi.
Già dalle prime dichiarazioni si possono intuire le intenzioni della dirigenza: portare il PSG ai vertici del calcio mondiale.

Come per il Manchester City, non mancano le tante persone che non mandano giù la notizia di una nuova potentissima proprietà.
I ricchissimi contratti offerti dal club parigino ai nuovi acquisti porta l’opinione pubblica a pensare che il denaro sia diventato l’unico fattore influente nel calcio. Tanti giocatori verranno infatti nuovamente criticati per aver scelto un campionato meno prestigioso, accusati di volersi solo arricchire.

La prima mossa di Al Khelafi è l’assunzione di Leonardo come direttore sportivo.
Passano appena 2 stagioni e la squadra è completamente rifatta.
I giocatori migliori vengono convinti a suon di contratti faraonici e le squadre si ritrovano quasi a impacchettare i loro gioielli in cambio di una ricchissima cifra d’acquisto.
Il fenomeno PSG tocca in particolare il nostro calcio. Nel giro di pochissimo tempo vediamo partire diversi protagonisti del nostro campionato: Ibrahimovic, Thiago Silva, Pastore, Lavezzi (solo per citarne alcuni) scelgono di giocare sotto la Tour Eiffel.

Il PSG diventa una squadra al limite del legale nel campionato francese, e dopo un anno di assestamento dovuto al miracolo del Montpellier, è da subito dominante.

Manchester City-PSG oggi

Oggi, a 13 anni di distanza, ci ritroviamo di fronte a due delle principali rappresentanti del grande calcio europeo.

Sebbene molti siano convinti del fatto che i risultati raggiunti siano arrivati solamente grazie a grandi esborsi, dalle loro rispettive acquisizioni i due club hanno dovuto affrontare e superare diversi ostacoli per poter far parte dell’élite dello sport più seguito al mondo.

Il Manchester City è passato da stagioni in cui non riusciva a superare i gironi di Champions League. Occasioni in cui persino le squadre più deboli diventavano montagne da scalare. A dimostrazione del fatto che l’impatto con la Champions non è facile per nessuno. Con l’arrivo di Guardiola e calibrando gli acquisti sui migliori prospetti piuttosto che su giocatori pienamente affermati, i Citizens sono diventati una delle squadre più dominanti del panorama mondiale. La stagione in Premier League (e non solo questa) ne è la prova.

Il PSG, ha invece preso subito una buona piega in Champions, ma negli anni non è poi riuscito ad alzare il suo livello, non andando mai oltre i quarti di finale. Dopo il 6-1 del Camp Nou che tutti ricordiamo, la società ha poi capito che l’unico modo per ottenere grandi risultati sarebbe stato comprando i migliori giocatori.

Grazie a questa filosofia la squadra della proprietà qatariota è arrivata ad invertire la tendenza con le grandi e a giocare l’ultima finale di Champions grazie anche ad un attacco tra i più forti in circolazione.

La presentazione Neymar a tifosi del PSG. Tutt’oggi l’acquisto più caro della storia del calcio con 222 milioni.

Oggi, 4 Maggio 2021, si gioca una semifinale che sa di finale anticipata. Dopo la gara di andata che ha fatto tornare a casa gli uomini di Pochettino con tanto amaro in bocca, al “City of Manchester” non andrà in scena solo il  “Derby degli Sceicchi”, ma una partita per la quale vale la pena sedersi sul divano, con tanto di pop corn, per godere dello spettacolo che solo il grande calcio può offrire. Giocatori tra i più forti in circolazione in squadre che mai nella loro storia hanno alzato la “Coppa dalle grandi orecchie”.

E nonostante le grandissime somme sborsate e la paura che il calcio si riducesse solo a una gara a chi è più ricco, il percorso di queste due squadre ci fa capire che lo sport, alla fine, dà sempre ragione al miglior progetto tecnico. Che i risultati si ottengono con la fatica e l’impegno costante, e che alle grandi vittorie non si arriva solo attraverso il denaro, ma con competenza e programmazione, attraverso sconfitte, delusioni e pugni nel muro.

Emirati, Qatar, Manchester City-PSG: una grande operazione di sportwashing

A inizio gennaio, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno riaperto le frontiere dopo oltre tre anni di stallo.

Le questioni diplomatiche nel Golfo restano sospese. I rapporti con Israele, il riavvicinamento degli stessi Emirati e del Bahrein. Il predominio saudita. Tutte problematiche in cui, forti degli investimenti in Europa e della credibilità internazionale sui mercati dei fondi sovrani emiri e qatarioti, i due Paesi si pongono come mediatori.

Non ultima, la questione dello Yemen, con la peggiore guerra civile che il mondo ricordi da anni a questa parte.

Il proprietario del PSG e nuovo presidente dell’ECA, Al Khelaifi (foto tratta da calciopolis)

Manchester City e PSG sono due grandi operazioni di sportwashing. Reinvestire il denaro dei petrodollari in infrastrutture e grandi aziende europee, vuol dire mettere le mani su un indotto enorme. La stessa cosa che con alterne fortune sta facendo la Cina in Europa, e che da decenni compie in Africa, scambiando la costruzione di infrastrutture con l’accesso alle materie prime e l’apertura dei mercati.

In vista di Qatar 2022, e con Al Khelaifi, nuovo presidente dell’ECA al posto di Agnelli, che si è già posto come competitor delle inglesi nella querelle Superlega, resta da capire fino a dove, e fino a quando, si spingerà l’impegno dei due Paesi e delle due proprietà nel calcio.

 

Immagine di copertina: il proprietario del City Mansour, tratto da repictblog