L’Archivio Riontino: per una nuova letteratura dello sport

L’Archivio Riontino: per una nuova letteratura dello sport

Maggio 15, 2021 Off Di Luca Sisto

Siamo stati a Vicenza per visitare uno dei più grandi archivi di letteratura sportiva e di cronaca dello sport d’Europa. Abbiamo parlato con l’Ing. Gianfilippo Riontino, l’uomo che l’ha costruito, artigianalmente, con passione, pezzo dopo pezzo. 

Premessa: i pericoli della letteratura sportiva oggi

Eccoci qua. Fra un mare di prodotti e pagine a tema, non ultima la nostra, il racconto sportivo, in particolare quello degli sport più gettonati dal grande pubblico, sta prendendo una brutta piega.

Siamo abituati a pensare allo sport in due fasi. Una esperienziale, nella quale sono coinvolte le nostre sensazioni e le nostre emozioni “live”.

Un’altra nei ricordi, elaborati e rielaborati da noi stessi o da chi ne fa racconto.

Negli ultimi anni però, con l’avvento di internet e della TV a pagamento, sta nascendo una nuova fase di rielaborazione storica degli avvenimenti. Lo storytelling sportivo è diventato un genere a sé stante, in cui è possibile rintracciare diverse correnti, dal particolare alla massa e viceversa.

Fautore di questa corrente romanzesca del racconto sportivo, in particolare di quegli avvenimenti di cui, per ragioni anagrafiche, le nuove generazioni non hanno alcuna conoscenza o esperienza, è stata anzitutto la piattaforma Tv di Sky, attraverso il passaggio di Federico Buffa da color commentator e maestro di aneddotica, a romanziere di Mondiali, Olimpiadi e personaggi storici.

Come lui stesso ama dire “perché rovinare una bella storia con la verità”. Questo è vero in parte, come più è vero ciò che dice un influente addetto ai lavori come José Mourinho, ovvero “chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio”. Citazione che campeggia anche nella sigla d’apertura di Storie Mondiali della piattaforma Sky.

L’aneddotica sportiva sta però attraversando una fase di “copincollismo”, mi si perdoni l’orrendo neologismo, in cui tutti (e dico chiunque) attraverso robetta trovata su internet, senza un minimo di conoscenza e contestualizzazione storica, si sentono in grado di raccontare episodi e personaggi storici con l’ausilio di brevi citazioni d’impatto e rubacchiando foto qua e là. Di pagine così ce ne sono centinaia e i loro followers, uniti alle pagine meme d’ispirazione ironica, fanno milioni di followers e possono influenzare la memoria storica di un evento o di un atleta, anche umanamente. Fa sorridere, ma si pensi, ad esempio, a quello che ha passato Alberto Malesani.

Buffa è Buffa, perché imitarlo in modo farsesco?

Purtroppo, il prodotto di Buffa, teatralmente apprezzabile a mio avviso (ho adorato lo spettacolo Berlino ’36 a teatro, per quanto una certa critica di professionisti l’abbia snobbato), ha dato il via ad uno scimmiottamento dello stesso, una specie di “buffismo”, manovrato da chi non ha alcun interesse ad approfondire fatti storici o a legare fra loro le decine di migliaia di pezzi di un puzzle, o quantomeno a provarci.

In questo senso, col covid, la chiusura degli spazi pubblici e privati ha fatto sì che le persone cominciassero a documentarsi con ancora maggior fame su internet, da fonti terze (o peggio), inaffidabili, parziali e grottesche. Ciò ha fatto rima con la recente notizia della chiusura dell’archivio online de “La Stampa” per lavori di manutenzione, che non si sa se e quando saranno in grado di restituirci uno dei pochi strumenti gratuiti ancora attivi in rete di approvvigionamento di notizie e dati giornalistici storici e originali, al di là dei video di Youtube e compagnia.

Cosa dovrebbe quindi contraddistinguere il racconto sportivo, oltre ad una necessaria fase di ricerca e consultazione di fonti quanto più aderenti al fatto storico?

Anzitutto una coscienza critica, un qualcosa che manca quasi del tutto nella lettura, ad esempio, delle autobiografie, necessarie per l’aneddotica ma spesso di scarso interesse puramente letterario.

Il bello stile di maestri come Brera è perduto e non andrebbe imitato con aspettative di emulazione, quanto come ideale a cui tendere. Brera aveva, fra gli altri, un grande pregio: la sua autorevolezza tendeva a mascherare il fatto di non essere mai stato davvero competente di calcio. Se di strafalcioni però doveva farne, che fossero ricamati ad arte. E su questo non può esserci emulazione.

Stesso dicasi per Galeano, che meglio di chiunque è stato capace di romanzare il gesto sportivo come metafora dell’eroismo titanico che si cela oltre lo stesso.

Cosa possiamo quindi fare oggi per rendere davvero omaggio a un tempo che non esiste più, ma col tentativo ultimo di farne rivivere la realtà attraverso una fondamentale contestualizzazione storica?

Possiamo attingere dalle fonti del tempo, tanto per cominciare.

In questo senso, ci viene in soccorso l’importanza di riscoprire il collezionismo e i grandi collezionisti. Persone viste dai più (o meglio, da quelli che cercano soldi facili), come alieni, nicchia, sono in realtà gemme incastonate in collane d’argento scalfito dal tempo.

L’archivio Riontino: una nuova letteratura sportiva basata sulle fonti originali

A tal proposito, abbiamo fatto un bel viaggio in auto, da Napoli fino a Vicenza. Perché? Per conoscere da vicino un uomo che farebbe concorrenza a mamma RAI e all’Istituto Luce, l‘Ing. Gianfilippo Riontino. Il suo archivio sportivo, che ho avuto il piacere di visitare, è unico per qualità e quantità di materiale. Un tesoro di inestimabile valore, che Riontino sogna di condividere col mondo intero.

Di seguito vi riportiamo i passaggi salienti.

L: “Ciao Gianfilippo e grazie per esserti prestato a questa, come la vogliamo chiamare, “intervista”. Innanzitutto, per chi non ti conoscesse, ti chiedo di parlare un po’ di come è nata la tua passione di archiviare e collezionare documenti e fonti storiche sullo sport”.

GF: “Salve a tutti. Questa storia nasce nel gennaio del 1985, quando mio padre mi regalò un video registratore ed una cassetta vergine da 180 minuti. Erano ormai sei anni che avevo iniziato ad archiviare materiale sportivo. La data storica è il 13 febbraio 1979, giorno nel quale conservai la prima Gazzetta dello Sport di mio nonno. Gazzetta che leggevo ogni giorno in silenzio mettendoci un tempo immemorabile e capendo poco o nulla a parte i titoloni.

In quegli anni (1979) vivevo con i miei nonni dopo essere stato evacuato dall’Iran dove abitavo con la mia famiglia (mio padre era un ingegnere impiantista). Avevo ricevuto questo regalo perché mi disse che non aveva mai visto tanta dedizione in un bambino nel portare avanti con costanza e precisione un compito così singolare, come quello di archiviare, ordinare e listare materiale calcistico.

Quella videocassetta fu la prima di migliaia e migliaia di VHS e fu registrata con i servizi di Domenica Sprint di serie A e B e dei servizi delle varie tivù private che ogni tanto mostravano le fasi salienti di sport esteri. In quegli anni mio padre mi fece una sola domanda. Mi chiese perché archiviare e conservare giornali e riviste di partite già giocate che avevo visto, letto, riletto, rivisto. Che senso avesse tutto questo.

Gli trasmisi due concetti: ovvero che quello che oggi è attualità calcistica un giorno sarà storia calcistica e che il calcio meritava di avere una sua mappatura storica che tramandasse ai posteri le gesta e le imprese sportive delle varie epoche. Per una qualche ragione ero consapevole di essere nel pieno di un’età dorata del calcio, e registravo e archiviavo ogni rivista, giornale, album o partita. Ai tempi sia per l’età che per la struttura dei calendari era veramente possibile seguire e analizzare in tempo reale ogni evento”.

L: “Come sei riuscito a migliorare ed arricchire l’archivio anche collezionando materiale del passato?”

GF: “Non è stato facile. Alla fine degli anni ’80, tramandando una lezione imparata dalla mia altra grande passione, che era l’Heavy Metal, iniziai a costruire una serie di contatti a mezzo posta con ragazzi inglesi, polacchi, olandesi per acquisire e scambiare materiale. Cominciarono così ad arrivare i programmi delle partite e le riviste estere. Nel frattempo le VHS iniziavano a godere di un loro ordine. Una VHS per Domenica Sprint, una per i gol della Liga su Italia Uno, una per i gol della First Division su Telemontecarlo è così via.

Negli anni dell’adolescenza utilizzavo i mezzi più disparati per recuperare i fondi necessari per acquistare ciò che mi serviva (ed erano almeno 4.000 lire al giorno per comprare Gazzetta, Tuttosport, Corriere dello Sport e Stadio, quando non uscivano Guerin Sportivo, Forza Milan, Inter FC, Hurrà Juventus etc).

Uno di questi era un mercato parallelo di scambio di demotapes di musica estrema quale Thrash Metal e Death Metal con ragazzi americani, tedeschi e del nord Europa. Durante quegli anni il metodo di archiviazione si è raffinato. E le prime varie retrospettive serie prodotte sui fatti della storia passata del calcio e realizzate dal Guerin Sportivo e da Calcio 2000 prima versione, mi hanno aperto gli occhi su quanto una retrospettiva seppur ben fatta (e quelle erano molto ben fatte) lasciasse giù moltissime informazioni rispetto alle fonti originali.

Questa consapevolezza ha cambiato e rifinito ancora di più il modo di archiviare e analizzare il materiale che arrivava, spinto dalla convinzione che quell’approccio retrospettivo che avevo letto, seppur valido (di ordine totalmente superiore alla maggior parte delle retrospettive odierne) avrebbe portato nel tempo ad una distorsione dei fatti.

Lo stato di conservazione dei documenti dell’inizio del secolo scorso, ha un valore inestimabile.

Già alla fine degli anni ’90 quando si parlava delle sfide dei primi ’80 vi erano numerose convinzioni limitanti e distorte nel riportare i fatti. In quegli anni non era come oggi dove con un clic su Youtube potevi rivedere molte delle cose di 40 anni prima. Ai tempi la distanza tra Milan-Ajax del ’95 e Juventus-Amburgo dell’83 era siderale, molto più più larga di quella che oggi intercorre tra Inter-Siviglia del 2020 e Brasile-Uruguay del 1950″.

L: “Veniamo ai giorni nostri. Cosa conta al momento il tuo materiale d’archivio?”

GF: “Venti o trent’anni fa gli appassionati così dedicati all’analisi ed alla raccolta di materiale erano veramente pochi. Già nel 1998 nel mio archivio si poteva trovare tutta la stampa inglese di personaggi quali Best o di Duncan Ferguson, oppure la stampa tedesca sulla carriera di Gerd Müller. Era bellissimo quando trovavi persone con cui parlare di queste cose. Sembrava di appartenere ad una specie di club esclusivo col privilegio di poter leggere e parlare di materiale calcistico pregiato. Questo confronto è sempre stato il motore che ha alimentato il desiderio di andare avanti con quest’opera che dopo gli anni 2000 è diventata mastodontica”.

L: “Chi ti accompagna in quest’opera titanica?”

GF: “Nel 2018 il mio grande amico (più di un fratello direi) Andrea Bosio mi ha reso consapevole dell’importanza di trovare un modo per condividere questo sterminato patrimonio culturale, e da allora stiamo lavorando tra mille difficoltà per poter rendere fruibili a tutti gli appassionati il mare di documenti e informazioni in mio possesso e per creare una nuova coscienza di informazione calcistica vera presso l’appassionato o il curioso di turno. Coscienza ricostruita sulla scorta di fonti storiche, di documenti reali e che lo metta in condizione di poter avere una vera reale e totale panoramica degli eventi.

Ritengo quanto ho fatto sinora, ed è un lavoro che continuerà anche dopo di me, una sorta di dovere culturale ed è per questo che la mia posizione è durissima verso quella categoria di persone che millantano conoscenze che non hanno, che per un momento di gloria via rete non esitano a mistificare realtà e manipolare fatti e persone ergendosi a monumenti totali della conoscenza, quando spesso i loro articoli o addirittura libri sono scopiazzature mal fatte di retrospettive da Wikipedia.

E la loro etica sovente si sposa di pari passo con la loro qualità di informazione, ovvero da censura. Sono totalmente aperte invece le porte agli appassionati e a tutte quelle persone che con grandissimo amore per il calcio e la sua storia e con buona volontà si sforzano di offrire i risultati delle loro ricerche appassionate sia nei siti che in articoli e libri in cui traspare la genuinità ed il desiderio di condividere delle informazioni, per amore della conoscenza della collettività e non per soddisfare un proprio ego”.

L: “A questo proposito, come giudichi il materiale infinito presente online?”

GF: “Partiamo da un presupposto. La carta è superiore al materiale online. Per quanto mi riguarda, è difficile catalogare un articolo di retrospettiva, tranne poche eccezioni, come un qualcosa che possa aggiungere alla conoscenza critica sullo sport. Libri e giornali cartacei, ma forse sono vecchia scuola, saranno sempre ad un altro livello. Prima mi hai fatto notare che il sito di Gazzetta sta diventando spazzatura per clic. Beh, come vedi dalla mia collezione della Rosea, credo ancora nell’autorevolezza della loro carta.

Cartaceo, video e particolari da collezionisti, dalla raccolta di album di figurine al Subbuteo. Come puoi vedere, qui in archivio c’è tutto. Fra l’altro, mi sento come se guardassi il calcio con cinque anni di ritardo. Ma non per convinzione personale, bensì proprio perché mi trovo ancora a listare materiale di cinque anni fa.

Ovviamente, continua ad arrivare e seguito ad acquistare tutti i giornali aggiornati. Riviste italiane e straniere dai cinque continenti. Non deve mancare nulla.

L: “Attraverso il materiale si crea la conoscenza immateriale. Un patrimonio inestimabile. A questo punto la mia domanda è ovvia: qual è il tuo obiettivo?”

GF: “Voglio costruire un archivio fruibile, con materiale e articoli tradotti in cinque lingue. Fare in modo che questa conoscenza arrivi a tutti coloro che credono nel progetto. Renderla disponibile. Ho investito gran parte della mia vita in questo archivio. Il Bosio, in questo senso, mi ha aperto gli occhi. Fosse stato per me non avreste mai sentito parlare dell’archivio Riontino. Se sempre più persone se ne stanno interessando e vengono a visitarlo, certo, lo si deve anche all’esistenza dei social. Pur non volendo, ho acquisito autorevolezza io stesso.

In che senso? Se un giornalista X scrive di una partita di calcio di 40 anni fa, io ce l’ho. Quindi non c’è nulla da inventare. Ho il video in dvd, ho il match programme, e ho l’analisi dettagliata della gara, letta attraverso i giornali del tempo. Una partita di Coppa Campioni, viene descritta dai giornali di tutto il mondo. Siamo abituati a vedere Bayern Monaco-Leeds del 1975 attraverso la stampa italiana e, al limite, inglese. Avete mai provato a leggerla attraverso quella tedesca? Ma questo è solo un esempio.

Prendiamo i due più grandi falsi storici sui Mondiali di calcio. La Germania Ovest “dopata” del miracolo di Berna. E l’Inghilterra umiliata ai Mondiali del 1950. Scopriremo dalle cronache del tempo che la Germania Ovest era l’unica squadra in grado di battere l’Ungheria, arrivata alla frutta in finale. La sciocchezza del doping fra primo e secondo tempo? Scherziamo? E sai quante pagine ha dedicato all’Inghilterra del 1950 la più grande rivista sportiva britannica del tempo? Una. Agli inglesi non importava nulla dei Mondiali all’epoca.

L: “Gianfilippo, intanto ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a me e ai nostri lettori. Cosa ti senti di dire per salutare chi leggerà queste righe?”

GF: “Dobbiamo fare in modo che questa concezione della letteratura sportiva arrivi a più persone possibile. Una nuova conoscenza della storia dello sport è possibile, e potrà conservare e migliorare tutto ciò che è stato detto e scritto su ogni singolo evento. In attesa di rendere l’archivio accessibile, invito tutti coloro che ne siano interessati a visitarlo.

Tutte le foto presenti nell’articolo sono state scattate all’interno del deposito dell’archivio personale dell’Ing. Gianfilippo Riontino.