Cuadrado e il calcio all’isola di Utopia

Cuadrado e il calcio all’isola di Utopia

Maggio 17, 2021 Off Di Valerio Vitale

Cuadrado, provaci ancora Juan!

Cuadrado, uber alles, è un grande calciatore. Difficile asserire il contrario. Del resto, in una stagione che per la Juventus sarà comunque vada da dimenticare, è stato il miglior bianconero. Una vera e propria nota lieta nell’orchestra stonata del maestro Pirlo (così definito). Lo ha dimostrato anche sabato contro l’Inter. Ma come tutti, anche Cuadrado non è privo di difetti in campo. Provaci ancora, Sam è un’opera teatrale di Woody Allen che narra di Allan Felix, ventinovenne che soffre di fobia sociale. Nel ’72 Herbert Ross la trasformò in opera cinematografica. Parafrasando il titolo, potrebbe uscire presto nei migliori cinema Provaci ancora, Juan. Provaci, ovviamente, ad ingannare gli arbitri. Si perché Cuadrado a differenza di Allan non soffre di fobia sociale, bensì di un’altra patologia: la simulazione cronica. 

Un tuffo di Cuadrado in un Napoli-Juve del passato recente (fonte: goal.com)

La simulazione cronica: Cuadrado solo uno dei casi

Avete presente quegli articoli che cominciano con: secondo gli studi di un’università di Denver etc. Ecco, anche da quelle parti avranno provato a studiare la patologia che ha colpito il terzino colombiano. Purtroppo senza alcun successo. Cronica, poiché senza cura. Da anni ormai Cuadrado ne soffre, senza mostrare miglioramenti clinici. Anzi, la malattia col decorso del tempo sembra anche peggiorare. Il contagio avviene anche con utilizzo di regolare mascherina FFP2. Non solo dalle parti di Torino, non ce ne vogliano gli amici lettori bianconeri, ma anche in altri campi d’Italia. In Serie A, infatti, per taluni giocatori è più importante riuscire ad imbrogliare l’arbitro, che concludere in modo positivo la propria azione di gioco, alla faccia del VAR. Poi ti ritrovi col telecomando tra le mani, giri sui canali dedicati alla Premier League, botte da orbi e nessuno che si lamenta. In questo caso l’erba del vicino è veramente più verde.

Utopia, il viaggio immaginario in un calcio diverso

L’umanista Thomas More nel 1516 pubblica in latino il romanzo riconosciuto poi da tutti col titolo di Utopia. Un neologismo creato ad hoc per l’occasione. Opera in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus nell’originale) in una fittizia isola, abitata da una società ideale. Allora, qualche giorno dopo che Fedez ha ricordato a molti il significato di libertà di espressione (ci voleva lui, sigh), proviamo ad immaginarlo un nuovo romanzo. Utopia Calcistica.

Il viaggio immaginario, magari con protagonisti Elio e le storie tese (che in tempi non sospetti cantavano “Ti amo Campionato”). Un’avventura doverosa, soprattutto dopo le ultime novelle giunte da diversi campi di Serie A. Ecco, la nave su cui a bordo viaggia Elio e la sua band è appena salpata all’isola di Utopia. Proprio come Cristoforo Colombo nel 1492 in America. “Wow!” E’ la prima esclamazione che suscita la visione dell’isola. Questo perché tutti gli stadi sono di una bellezza unica. Di quelli fatiscenti, infatti, nemmeno l’ombra. E’ l’inizio del viaggio.

Alla scoperta del magico campionato di Utopia

Passano i giorni ed Elio comincia ad appassionarsi al campionato e ad informarsi sullo stesso. Nella Serie A dell’isola di Utopia, tutte le squadre danno battaglia fino alla 38 esima giornata. Di biscotti nemmeno le briciole. Ah sì. Ne esistono, quelli al cioccolato, che vengono offerti ai tifosi più golosi. Ma la cosa che sconvolge il protagonista del viaggio è un’altra. Un arbitro, se sbaglia una decisione favorendo una squadra (può capitare anche ad Utopia), la settimana dopo non viene inviato a svolgere lo stesso ruolo. Ma soprattutto non viene inviato in una partita delicatissima dove è coinvolta la stessa squadra favorita pochi giorni prima.

Clamoroso, è il futuro. Perché non averci pensato prima in Italia? Il protocollo VAR funziona veramente, non ad intermittenza come le lucine di Natale scadenti acquistate al negozio dietro l’angolo. Ogni squadra, infatti, ha la possibilità di chiedere l’intervento del VAR per un paio di volte a gara in caso di occasioni dubbie. Inoltre i colloqui degli arbitri sono registrati e pubblicati al termine di ogni partita, cosicché ognuno possa ascoltarli. Niente da nascondere. Gli stessi arbitri sono rispettati tantissimo dall’opinione pubblica, dai tifosi stessi, calciatori e dirigenti. Vengono promossi a partite importanti solo se meritevoli sul campo e non perché lo ha deciso qualcuno dietro qualche scrivania.

Cuadrado e la simulazione cronica ad Utopia

Ma soprattutto ad Utopia la simulazione cronica di Cuadrado è una patologia che non esiste. E mai esisterà. I calciatori in campo, infatti, hanno un comportamento altamente sportivo. Tutti battagliano fino al triplice fischio, senza mai provare ad ingannare i direttori di gara. Lo fanno indistintamente contro ogni avversario, anche se in palio non c’è niente. In caso di simulazioni però le punizioni sarebbero esemplari e puntuali. In Italia, invece, si simula e poi si ottiene anche la prima pagina del giornale per essere stati decisivi. Ad Utopia i cronisti delle tv addirittura riescono a criticare l’atteggiamento dei calciatori in quelle circostanze. Senza cercare di dare una spiegazione ad un fallo inesistente. Qui, inoltre, i dirigenti non possono aggredire verbalmente gli arbitri al termine della partita o del primo tempo. Anche in quel caso le pene sarebbero esemplari.

Il ritorno in Italia

Ci sarebbero ancora tante cose da raccontare, come cori razzisti che vengono puniti per essere tali e non banalizzati a “pura goliardia”. Tuttavia Elio ed i suoi amici devono fare ritorno in Italia per gustarsi l’ultima giornata e mezzo del campionato italiano. Si perché con ancora un discorso salvezza da scrivere, Lazio-Torino si recupererà domani, a giochi ormai fatti. Sarebbe stato più bello e più giusta e farla recuperare prima, ma va bene così. Del resto è un pensiero per scienziati che di certo non fanno parte della FIGC.

Nel “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa c’è ancora una verità italiana: tutto cambia perché nulla cambi. Ed allora cambiano gli anni, i modelli delle maglie, gli arbitri, il VAR, la goal-line technology, i Cuadrado a simulare, oggi lui, domani chissà, ma alla fine non cambia mai niente. Il mondo a colori esiste, da decenni e decenni, ma qualcuno lo preferisce ancora così. In bianco e nero. Triste e spesso e volentieri già scritto prima. Come il finale di un film che ti hanno spoilerato qualche giorno prima di andare al cinema, sui social.

Ed allora, nel grande dibattito dei diritti tv, perché non passare le partite a Netflix? La piattaforma perfetta, per una fiction chiamata Serie A.

Cuadrado colpisce Perisic: per Calvarese ed il Var è rigore. (Fonte: ESPN)

 

Immagine di copertina: Instagram official account Juan Cuadrado