Armando Izzo: la favola dickensiana del 100 volte granata

Armando Izzo: la favola dickensiana del 100 volte granata

Maggio 20, 2021 Off Di Luca Sisto

Armando Izzo, accantonato da Giampaolo e tornato protagonista con Nicola, ha aggiunto un altro tassello importante ad una carriera non comune.

Dopo la salvezza, ecco la maglia celebrativa per le 100 presenze col Toro.

Classe ’92, nativo di Scampia, Napoli, Armando è uno di quei professionisti del mondo del calcio passati attraverso una vera e propria altalena di emozioni e situazioni.

Un difensore arcigno, la cui vita e la cui carriera non corrispondono all’ideale di favola che i media amano raccontare. Cruda e facile da distruggere.

Izzo è sempre lì a lottare, contro attaccanti, allenatori e sistemi di gioco che lo considerano unicamente un difensore centrale destro in uno schieramento a 3.

Izzo con la maglia granata per celebrare le 100 presenze col Torino (foto FB official account di Armando Izzo)

Curioso il fatto che il primo a credere in lui fosse stato Walter Mazzarri, durante un ritiro col Napoli, col giovane Primavera aggregato alla squadra. Un Profeta della difesa a 3.

L’infanzia di Armando è nota. La morte del padre, a 28 anni per una malattia fulminante. La crescita fra pallone e casse d’acqua da portare in giro per il quartiere e lungo le scale delle Vele.

L’amore per la compagna, attuale moglie, dal quale sono nate due meravigliose bambine. La prima, quando lei aveva solo 15 anni. La paternità è una responsabilità che arriva presto per chi è costretto, come Armando, a crescere dalla sera alla mattina.

Quel giorno di luglio in ritiro Armando era arrivato solo con le scarpe da ginnastica. Gli scarpini da calcio erano impresentabili. Mazzarri lo vide riscaldarsi in sneakers e capì subito. Lo prese con sé e gli comprò degli scarpini nuovi.

Armando sembra un personaggio di un racconto di Dickens. Un bambino diventato uomo troppo presto. E, per le circostanze avverse della vita, sporco, straccione, ma buono. Fino a prova contraria. Fino a che dai media non arriva la gogna per quel difensore napoletano col pizzetto da scugnizzo del centro storico.

Il calcioscommesse, l’ennesimo scandalo, qualcuno che lo tira in ballo. La squalifica e l’obiettivo nazionale sfumato.

Poi il ritorno, da uomo pulito. E quella rinfrescata all’immagine, operazione di rebranding affidata a professionisti del settore, per rilanciare le sue ambizioni. Niente più barbetta, niente più “Save de kildren” pronunciato in diretta TV. Ma immagini di famiglia e frasi fatte da sparare su Instagram.

Un antagonista della società bene che ha avuto la necessità di omologarsi per essere riaccreditato nel giro che conta. Eppure.

Eppure Izzo, nella sua lunga strada verso la libertà di essere finalmente se stesso, ha toccato con un dito nazionale ed oblìo. La macchia che colpisce chi viene nominato da un pentito per salvarsi la faccia.

“Meridionale, ignorante, povero e anche disonesto”. Un pasto ghiotto per la stampa da mettere in tavola.
Armando non si è arreso, ha dimostrato la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti di Avellino. È diventato un punto fermo del Genoa prima e del Torino poi.

Sempre con lo stesso spirito battagliero, col cuore ma anche con la testa. Anticipo e copertura, scudo e spada.
Perché non esistono favole senza lacrima, come non ci sono cavalieri senza macchia e senza paura. Non è tutto bianco o nero.
Al massimo, granata.

 

Immagine di copertina tratta da okcalciomercato.it