Kalidou Koulibaly, dal Napoli al Senegal: il gigante buono

Kalidou Koulibaly, dal Napoli al Senegal: il gigante buono

Maggio 23, 2021 1 Di Valerio Vitale

Kalidou Koulibaly ed un grande insegnamento

Quando Koulibaly visitò il Senegal con la sua famiglia, per la prima volta, si trovò su un terreno adiacente casa dei parenti. Qui giocavano dei bambini, scalzi.

Kalidou chiese alla madre: “come posso giocare con questi bambini se io ho le scarpe e loro no? Potrei fargli male”.
E la madre: “Kalidou, togliti le scarpe e va a giocare” (dallo scritto del senegalese per The Players Tribune).

Ecco, in questo grande insegnamento ricevuto da sua madre, c’è tutta l’umiltà di Koulibaly. Un campione nato e cresciuto in Francia, ma che ha scelto di tatuarsi addosso, come seconda pelle, la maglia del Senegal. Pochi dubbi, il suo cuore appartiene ai Leoni della Teranga.

Kalidou Koulibaly: la scelta del Senegal e il rammarico di Deschamps

Kalidou Koulibaly oggi rappresenta la maglia del Senegal. Una scelta di cuore, non certo di convenienza, a maggior ragione considerando che la Francia ha cercato di sedurlo, sin dalle nazionali giovanili (11 presenze in U-20 francese). Pare che una volta, quando ormai si era affermato col Napoli, il CT francese Deschamps l’avesse fatto seguire. Non sapeva che il giocatore aveva già collezionato delle presenze col Senegal. Deschamps si adirò: “Com’è possibile che ci siamo fatti scappare uno così, francese e nato in Francia”.
“È venuto dal nulla”, gli risposero. Per una volta, una federazione africana era arrivata prima su un giocatore dalla doppia nazionalità. Ma probabilmente sarebbe cambiato poco.

Kalidou Koulibaly indossa con fierezza la maglia del Senegal (Fonte: CAF Twitter) LEGGI ANCHE: Proteste antigovernative in Senegal: Koulibaly e Mané invocano la pace

Quel giorno di Maggio del 2014: l’approdo al Napoli

A Napoli la primavera avanza a passi veloci verso l’estate. E’ il 19 maggio del 2014. E’ Il Napoli di Benitez. Gli azzurri hanno appena chiuso la stagione. Un trionfo in Coppa Italia ed un terzo posto che vuol dire preliminare di Champions League. Il progetto continua nel segno di Rafa. Proprio lui è decisivo nell’approdo di Koulibaly in maglia azzurra, con due telefonate dai toni ammalianti. Il canto di Rafa seduce praticamente tutti, a maggior ragione un giovane Kalidou che aveva voglia di imporsi nel calcio che conta. Ed eccolo arrivare dal Genk, quel 19 maggio, per circa 8 milioni di euro.

Il primo incontro con Rafa Benitez

Il primo incontro di Kalidou Koulibaly con Rafa Benitez è altamente stimolante. O meglio, didattico. A raccontarlo è proprio Koulibaly in una recente intervista:

Dopo le visite mediche, Rafa mi portò a pranzo e la prima cosa che fece dopo che ci eravamo seduti, prima ancora che ci portassero i menù, fu di prendere tutti i bicchieri di vino dalle altre tavole. Li mise sul tavolo e li sistemò. Nella mia testa, mi dicevo. Che sta facendo? È pazzo?” Lui mi disse: “Ok, ora ti faccio vedere la tattica” – Poi arrivò il cameriere e il mister spostò i bicchieri qua e là – “Noi giochiamo così. Vai qua, poi vai là, capito? Ora bisogna imparare due cose in fretta. Devi imparare la nostra tattica e devi imparare l’italiano”. 

Non aveva mai appreso così tanto. In un quarto d’ora. Al tavolo di un ristorante. E’ la nascita del K2.

Kalidou Koulibaly e la richiesta di “sconto” del presidente

Giunto a Napoli Koulibaly incontrò, ovviamente, anche il presidente De Laurentiis. Ma invece di un caloroso benvenuto (che arrivò comunque poco più tardi), le prime parole del presidente azzurro furono altre. Una richiesta di sconto. Come racconta Kalidou:

De Laurentiis mi guardò un po’ storto e mi disse: ‘Quindi sei tu Koulibaly?’.
‘Sì, sono Koulibaly’.
‘Ma non sei alto? Ma non eri alto 1,92?’.
‘No, presidente, sono alto 1,86’.
Mannaggia! C’è scritto dappertutto che sei 1,92! Devo parlare con il Genk per avere dei soldi indietro!’.
‘Nessun problema, presidente. Paghi pure il prezzo pieno, darò ogni centimetro in campo, non si preoccupi'”.

Una risposta che fece tranquillizzare e sorridere il presidente. D’accordo Kalidou sei il benvenuto a Napoli. Ed ora, senza dubbio, il buon Aurelio starà benedicendo fino all’ultimo centesimo pagato per il senegalese.

Il golden moment di Kalidou

Benedire ogni centesimo, senza dubbio. Perché Kalidou Koulibaly dopo un periodo di adattamento si è imposto subito come un grandissimo difensore. Un’esplosione definitiva avvenuta sotto la guida di mister Sarri, nonostante all’inizio Kalidou sembrasse quasi scoraggiato dall’approdo del tecnico toscano. Il difensore, infatti, era quasi sul punto di chiedere la cessione, ma poi con l’allenatore di Figline Valdarno le cose sono andate come tutti sanno.

Con lui in panchina ed Albiol accanto, a guidare saggiamente la difesa, Koulibaly diventa un giocatore ingiocabile. Ingiocabile per gli attaccanti, che sbattono sul muro eretto dal K2. Ma soprattutto Kalidou Koulibaly diventa colui il quale regala un sogno limpidissimo ai tifosi partenopei. Quello chiamato scudetto. Mai sentito così vicino, come quella sera del 22 aprile 2018, dopo quasi 30 anni alle falde del Vesuvio.

Il gol dell’illusione

Il Napoli è in una lotta testa a testa con la Juventus per lo scudetto. A Torino, per la 34° giornata di Serie A, si affrontano le prime della classe. In palio c’è una grande fetta di scudetto. Il Napoli arriva a Torino dopo una grande dimostrazione d’affetto del proprio pubblico, che aveva accompagnato colorando le strade della città partenopea la squadra all’aeroporto. I ragazzi guidati da mister Sarri devono dimostrare di essere maturati per non sembrare solo la bella Cenerentola invitata al ballo, ma costretta a scappare a mezzanotte. Per non far scoccare le 24:00 ai partenopei servono i 3 punti. La Juve lo sa e si difende, cercando di mantenere invariato il suo vantaggio in classifica.

il gol alla Juventus (foto tratta da calcionews24)

Il Napoli attacca, ma le frecce scagliate dagli avanti azzurri si fermano sulle torri erette dalla difesa bianconera, con Buffon quasi a farne da spettatore. Ma non era ancora finita. Probabilmente nemmeno i registi più brillanti di Hollywood avrebbero potuto scrivere un epilogo così. L’attore protagonista è proprio lui, Kalidou Koulibaly. Siamo al 90′, calcio d’angolo. Callejon mette al centro la palla della disperazione con una straordinaria tecnica. Kalidou svetta su tutti. GOOOL! E’ il trionfo di Kalidou, che sognava da una vita una serata così. E’ il trionfo del Napoli e di Napoli. Una città intera che per una notte e forse di più immagina il tricolore sulla maglia azzurra. Non bastano 91 punti, ma Kalidou decide di restare in azzurro. Nonostante l’addio di Sarri. Nonostante le telefonate dei migliori club d’Europa.

La lotta al razzismo

Kalidou Koulibaly ha dimostrato di saper combattere in campo contro avversari fenomenali quali Mbappè, Neymar, Ronaldo, Messi e tanti altri. Ma soprattutto non perde mai l’occasione di dimostrare di combattere un avversario molto più grande e forte. Un vero e proprio mostro, che purtroppo continua a far paura ed a far del male. Il razzismo. Il difensore senegalese, tramite i suoi profili social, lancia spesso e volentieri messaggi contro il razzismo. Parole, ma anche fatti e tanta solidarietà nei confronti di quelli che vengono etichettati come “più deboli”, ma invece sono più forti degli ignoranti. In un Lazio-Napoli del 2015 l’arbitro Irrati ebbe il coraggio di interrompere la gara dopo gli ennesimi ululati razzisti nei confronti di Kalidou. Ma non fu l’unico episodio. L’altro, più recente, in un Inter-Napoli. 

Koulibaly viene bersagliato dai tifosi di casa, il Napoli chiede la sospensione della gara. Gli occhi del senegalese sono contriti, la lucidità è poca. Mazzoleni, arbitro dell’incontro, se ne disinteressa. Poi al minuto 82 un fallo di Koulibaly, cartellino giallo. Ironico l’applauso del calciatore azzurro, che viene sanzionato col rosso per quella giusta protesta. Un applauso di rabbia, di frustrazione. Un applauso all’uomo che avrebbe dovuto emulare Irrati. Mazzoleni, che ha dimostrato di avere orecchie pronte ad ascoltare anche parole farfugliate in altre occasioni, quella volta non ha sentito. Ma Kalidou continua la sua lotta, con fierezza, affinché un giorno non si faccia finta di non ascoltare. Ma soprattutto affinché un giorno non ci sia più niente da sentire, perché quei beceri cori saranno finiti nel dimenticatoio.

Kalidou Koulibaly ed un futuro incerto

Con Napoli-Verona, si è conclusa amaramente, dalla tribuna, la settima stagione in maglia azzurra di Koulibaly. Gli anni del K2 sono 30 ed è ormai nel pieno della sua maturità calcistica. In sette anni le occasioni di lasciare Napoli non sono mai mancate, ma quei colori azzurri Kalidou li sente suoi, come quelli del Senegal. Sembrava sul punto di partire nel 2019, quando il Manchester UTD offrì ben 95 milioni.

Ancelotti si oppose, De Laurentiis non batté ciglio e Kalidou restò in azzurro, senza rammarico. Forse però, quest’estate, sarà quella dell’addio. A Napoli fanno gli scongiuri, ma Kalidou continua ad essere oggetto del desiderio di molti. Nel calcio, minato nella sua economia dalla pandemia, rinunciare a certe cifre risulta ora più difficile. Le pretendenti non mancano. Ad oggi il Bayern, che perderà Alaba, Martinez e Boateng, sembra fortemente interessato al difensore. Questa volta potrebbero bastare anche 60/70 milioni. Il futuro resta incerto, ma la decifrazione dello stesso la lasciamo ai veggenti o a fantomatici tali che si occupano di questo. Il presente dice che Koulibaly ha dato tantissimo alla maglia azzurra, ricevendo altrettanto. Comunque vada, l’addio non sarà doloroso, perché il gigante buono ha conquistato il cuore degli azzurri. Con la sua grandezza in campo. Con il suo essere ancora più grande al di fuori del rettangolo verde. E questo, soprattutto da quelle parti, conta più di tutto.

 

Immagine di copertina tratta da Eurosport