L’Italia avrebbe bisogno di un Roberto Mancini in campo

L’Italia avrebbe bisogno di un Roberto Mancini in campo

Maggio 23, 2021 Off Di Luca Sisto

Fresco di rinnovo fino al 2026, l’allenatore della nazionale italiana, Roberto Mancini, è il 10 che manca a questa selezione. Le prospettive degli Azzurri, durante la gestione del Mancio, sono importanti. Ma la fantasia sulla trequarti, al netto di Insigne che interpreta il ruolo a modo suo, non è l’unica cosa che latita. La condizione degli esterni bassi e la scarsa vena dei nostri numeri 9, sono altrettanto discutibili.

Roberto Mancini e il suo rapporto con la nazionale da giocatore

Giudicare la carriera dell’ex campione d’Italia con Sampdoria (nel suo prime, in coppia con Gianluca Vialli) e Lazio (nella sua ultima stagione in Italia), dal suo rapporto con la nazionale da calciatore, sarebbe ingeneroso.

Mancini, nonostante la convocazione a Italia ’90, rappresenta un’anomalia assurda. Non ha mai giocato un singolo minuto nella manifestazione iridata. Snobbato da Bearzot nell’86 per una notte brava durante un ritiro della nazionale due anni prima. Un buon campionato europeo nell’88, concluso in semifinale contro l’URSS e cominciato con un gol alla Germania Ovest. Mai presente a Italia ’90 con Vicini, che gli preferì Baggio e Schillaci. Ha lasciato la nazionale dopo le qualificazioni mondiali del ’94 per uno screzio con Sacchi, di cui ad oggi, da CT, si pente amaramente.

La copertina di Intrepido del 15-5-1990. Collezione privata di famiglia dell’autore.

Tanto ha offerto Mancini ai suoi club, con lo storico Scudetto della Samp del 1990-91, quanto pochi buoni ricordi ha lasciato in maglia azzurra. Nell’intervista rilasciata a Intrepido prima dei mondiali di casa, il Mancio si aspettava una certa considerazione fra i 22 convocati del CT.

Eppure, non perse occasione per affermare di sentirsi costantemente bersagliato dalla critica. “Sono perseguitato”, si sfoga a caratteri cubitali in copertina.

Quel Roberto Mancini non esiste più. Le eccellenti esperienze da allenatore con l’Inter del post-Calciopoli e con Manchester City in Premier, hanno quasi oscurato le bizze del Mancio calciatore, campione amato a livello peninsulare ma che gode di scarsa fama al di fuori dei confini nazionali. Un delitto, per un vero fuoriclasse italiano, che ha mostrato lampi di grande calcio fin dagli inizi da teenager nel Bologna.

Un allenatore sottovalutato che ha ridato lustro alla nazionale, atteso alla prova di una competizione vera

Sono 25 le gare consecutive senza sconfitta del Mancio alla guida della nazionale. Con San Marino, il CT migliorerà ulteriormente questo record che fu di Lippi. Numeri che risentono in positivo dell’assenza di competizioni continentali e mondiali, prima dell’esordio ai prossimi Europei. Mancini ha comunque condotto l’Italia alle fasi finali di Nations League, dimostrando l’attuale superiorità del nostro movimento rispetto, ad esempio, a quello olandese che pure ha attraversato un momento di crisi nella seconda metà dello scorso decennio.

Mancini, per dirla alla Allegri, ha rimesso la chiesa al centro del villaggio. Difesa solida, centrocampo di tecnica e corsa che punta sulla classe di Jorginho e sulla completezza di Barella e Verratti. Attacco con corsa e fantasia sugli esterni. In porta, la conferma definitiva di un campione fra i pali come Donnarumma, destinato a ripercorrere le orme di Gigi Buffon che pure esordì giovanissimo, in un’epoca di forte concorrenza nel ruolo.

Cosa manca alla nazionale di Roberto Mancini per vincere gli Europei

L’obiettivo dell’Italia non può che essere, sempre, la vittoria. E i prossimi Europei per Mancini, che ha rinnovato fino al 2026, saranno un importante banco di prova. Proprio in Qatar nel 2022, il CT potrà prendersi la prima rivincita contro il suo passato da calciatore azzurro. Si conta di arrivare ai Mondiali del 2026 con questa base tecnica, ma ci sono dei ruoli che, allo stato attuale, non consentono di dormire sonni tranquilli.

Con la senescenza di Chiellini, la coppia centrale non potrà prescindere da Bonucci e uno fra Bastoni (presente e futuro) e Acerbi. Ad esclusione dell’interista, tutti grandi difensori reduci però da una stagione in chiaroscuro.

Sugli esterni manca qualità. Spinazzola è il migliore a sinistra, ma la sua muscolatura fa capricci. A destra, Di Lorenzo e Florenzi sono giocatori molto diversi, ma offrono buone garanzie di rendimento, senza i picchi richiesti ai top del ruolo. Il centrocampo sembra il reparto più completo e futuribile. Mancherebbe un 10, con Zaniolo infortunato che non si sa come e quando si riprenderà dalla doppia rottura ai crociati, e con Insigne unico vero affine all’idea di calcio di Mancini, sviluppata però decentrandosi a sinistra.

Jorginho-Verratti-Barella è un trio che non ha nulla da invidiare a chicchessia. Insigne e Chiesa offrono varie ed ottime soluzioni sugli esterni d’attacco. Davanti, paradossalmente, il più in forma sarebbe Raspadori, alla prima stagione da protagonista nel Sassuolo di De Zerbi. Le polveri bagnate di Immobile nella seconda parte di stagione, e la salvezza sul fil di lana del Toro di Belotti, pongono grossi interrogativi sulle chance degli azzurri di andare in gol contro difese più probanti in incontri ufficiali.

Ancora da Parigi, con la discreta annata di Moise Kean, potrebbe venir fuori una soluzione interessante anche per dare fisicità all’attacco e continuità al pressing. Giocasse oggi, Mancini sarebbe probabilmente il centravanti atipico di questa squadra, piuttosto che una classica seconda punta. Un po’ come Messi al Barcellona o, per utilizzare un esempio più fantasioso ma coerente, Gianfranco Zola ai tempi del Cagliari di Suazo, Esposito e Langella.

L’Italia è tra le favorite, ma non la favorita d’obbligo. Ci sono selezioni più attrezzate. Francia (campione mondiale in carica e vice-campione europea, con in più il ritorno di Benzema). Portogallo, campione in carica e probabilmente molto più in palla di cinque anni fa. Le sempre pericolose Spagna e Germania. L’Inghilterra, protagonista del miglior campionato d’Europa per distacco, la Premier. E il Belgio, con tanti giocatori all’ultima chiamata per dare lustro ad una generazione dorata.

Difficile chiedere il titolo europeo agli Azzurri di Mancini. Ma al netto di alcuni difetti migliorabili, il futuro si presenta radioso per i nostri. E di questo bisogna ringraziare proprio l’attuale CT, dopo anni di delusioni.

 

Immagine di copertina: numeridicalcio.it via Gazzetta.