Aurelio De Laurentiis pecca dove non dovrebbe: nella comunicazione

Aurelio De Laurentiis pecca dove non dovrebbe: nella comunicazione

Maggio 24, 2021 Off Di Luca Sisto

Il presidente Aurelio De Laurentiis compie gli anni, ma la squadra gli ha giocato un brutto scherzetto, manco fosse la notte di Halloween. In una stagione terribile, segnata dalle polemiche per i protocolli covid, gli infortuni e la morte di Diego Armando Maradona, il club conclude con uno psicodramma collettivo il proprio campionato.

Un brutto regalo per Aurelio De Laurentiis

Ivan Juric, allenatore dell’Hellas Verona, dopo le polemiche in campo con calciatori e dirigenti del Napoli, arriva già prevenuto ai microfoni di Sky. La domanda di Ugolini è impertinente, ma lecita. Juric la prende male e abbandona l’intervista. I gialloblù hanno fatto la loro gara, tatticamente ben messi. Il Napoli, semplicemente, non ha quasi mai tirato in porta. Al gol casuale in mischia di Rrahmani, ha risposto dopo soli nove minuti Faraoni. Solita rete subita dalla difesa azzurra, nello spazio fra terzino sinistro e centrale di sinistra, quando non c’è Koulibaly. Sufficiente anche lanciando lungo mettere la palla lì, dove con la linea alta Hysaj e Rrahmani non hanno la velocità di gambe per coprire il terreno alle spalle.

Ma Juric ha incartato Gattuso, con semplici uscite palla nei mezzi spazi del 3421 veronese, non occupati dal 4231 napoletano, quasi ad ogni azione. Osimhen e Lozano hanno tentato in tutti i modi il recupero alto, ma la paura e le uscite sbagliate di Bakayoko, inspiegabilmente tenuto in campo tutta la partita (e preferito a Demme), non hanno permesso agli azzurri di essere propositivi nella riconquista del pallone.

Il Napoli avrebbe meritato maggior sorte per quanto mostrato nell’ultimo terzo di campionato, ma le 16 vittorie esterne del Milan, il gioco dell’Atalanta e il DNA della Juventus hanno manifestato, in ultima analisi, una superiorità tradotta in 1-2 punti. Pur in una stagione disgraziata, con uscita dall’Europa League per mano del Granada nel momento peggiore della stagione, il Napoli di Gattuso, rammollito dall’instabilità di un approccio mentale deleterio per larga parte, ha sfiorato la qualificazione in Champions.

Il tweet di “congedo” del presidente a Gattuso: ennesima caduta di stile

Al di là di quelle che erano le nostre previsioni, azzeccate, sui primi quattro posti del power ranking, i dubbi sul progetto Napoli dopo quasi due decadi di presidenza, sono insiti soprattutto nella gestione comunicativa di De Laurentiis.

Se a livello istituzionale i problemi sono evidenti, è nella comunicazione verbale privata, che ovviamente non conosciamo, che sorgono le maggiori perplessità.

Gattuso ha commesso molti errori, non sempre assumendosi la propria responsabilità. L’insistenza sulla mancanza di “veleno” e di carattere della squadra, col peggioramento dei risultati fra dicembre e gennaio, hanno forzato ancora una volta la mano della comunicazione del club, che ha interrotto i rapporti con la stampa.

A livello mediatico il Napoli è come la Corea del Nord. Tanto si parla e sparla di Napoli città e dei napoletani, quanto poco si sa del Napoli calcio. Un club amministrato come un condominio bifamiliare della provincia vesuviana, da uno dei principali produttori del cinema italiano.

Un’idea completamente controintuitiva per una squadra tifata da 6 milioni di persone, dentro e fuori le mura di Partenope.

Il tweet di congedo da Gattuso è solo l’ennesima caduta di stile. Un rapporto destinato ad interrompersi, e che probabilmente, con le giuste condizioni, si sarebbe dovuto interrompere un girone fa, dopo Verona.

Già dalla conferenza stampa di presentazione del Mister, Aurelio De Laurentiis aveva dimostrato di non aver capito Gattuso. Ne abbiamo parlato, a proposito delle traiettorie incrociate di Ancelotti e del suo ex figliol prodigo.

Il presidente del Napoli continua a ripetere gli stessi errori e lo stesso mantra. Ma “lo scudetto del bilancio” non basta più e ogni stagione sbagliata è un passo verso il ridimensionamento. Ancelotti ha fatto parecchi danni, rifiutando le cessioni milionarie di Allan (che poi avrebbe portato in Premier a prezzo di saldo) e Koulibaly. Su questo, De Laurentiis ha cambiato la sua politica sulle cessioni dei calciatori da reinvestire. Non gli si può quindi imputare di aver smantellato la squadra dopo il triennio di Sarri.

E l’acquisto di Osimhen era un passo nella giusta direzione, quella degli investimenti. Ma la gestione della questione covid, con le polemiche infinite di Juventus-Napoli e la sua stessa gaffe istituzionale, quando si recò alla riunione di Lega nonostante fosse in precarie condizioni, risultando infine positivo, sono errori imperdonabili.

Quale futuro attende il Napoli?

De Laurentiis non capisce Napoli. Puro e semplice. Crede che la sua azienda sia l’unica cosa che funziona in città. Insiste con iniziative di facciata e di marketing spiccio come le maglie che cambiano continuamente, senza mai strizzare l’occhio ad un passato glorioso di cui, è ovvio, non si sente di far parte.

La morte di Maradona è stato l’unico segnale di ritorno della storia nella comunicazione azzurra. Una società nata negli anni venti del secolo scorso, ma per De Laurentiis evidentemente non va, a ritroso, oltre il 2004.

La totale mancanza di comunicazione mediatica, la gestione da padre padrone di un club provinciale nei modi, nella mentalità e nelle infrastrutture, Stadio Maradona compreso (nonostante gli investimenti regionali per le Universiadi), non consentono proclami di crescita nel lungo periodo.

Appare sempre più evidente che le fortune del club, che con Aurelio De Laurentiis ha fruttato 3 Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e diversi anni di fila con qualificazione europea (principale o secondaria) si estingueranno col suo presidente. L’acquisto del Bari, assegnato al figlio Luigi, è stato un altro segnale inequivocabile. Il Napoli non è dei tifosi, dei calciatori e dello staff tecnico. Il Napoli è di Aurelio De Laurentiis, ed è figlio della sue bizze, delle sue fissazioni e della sua scarsa capacità di programmazione (dov’è la scugnizzeria tanto decantata? In seconda serie Primavera). Quale sarà il futuro del club, dipenderà solo dal suo presidente.

Si rende quindi necessario un segnale. Quantomeno che rispecchi le attese di breve termine. Un allenatore capace e di personalità, con un CV internazionale, sarà decisivo. Una campagna acquisti che non lasci trapelare possibilità di ridimensionamento. Mentre la Roma ha preso Mourinho, e l’asse Milano-Torino (sponda bianconera) ha ripreso il suo dominio sulla serie A, il Napoli deve farsi trovare pronto. Sopravanzare il progetto Atalanta e difendersi dagli “attacchi” delle romane, sarà uno snodo cruciale per le ambizioni del club di Aurelio De Laurentiis.

Non si può più sbagliare.

 

Immagine di copertina: sito ufficiale sscnapoli.it