Gennaro Gattuso non era l’uomo giusto per il futuro del Napoli

Gennaro Gattuso non era l’uomo giusto per il futuro del Napoli

Maggio 24, 2021 Off Di Redazione

Pochi minuti dopo il disastro tecnico di Napoli-Verona, Aurelio De Laurentiis ha congedato Gennaro Gattuso dalla panchina azzurra, con un tweet. L’esperto di marketing e immagine Gianluca Manca ci parla delle qualità che dovrebbe possedere un allenatore per eccellere in un contesto difficile come quello professionistico, e ancor più complesso come quello dell’ambiente napoletano.

Le qualità di un allenatore professionista

Quali sono le qualità che deve avere un allenatore professionista? Sicuramente la preparazione tecnico-tattica ma non basta, è la punta dell’iceberg. Un allenatore deve riuscire a tessere rapporti umani importanti. Deve cercare di far rendere il materiale umano che ha a disposizione al massimo, senza che nessuno si risparmi. Si parla spesso della frase fatta “per te andrei in guerra”. Ecco ci sono grandissimi allenatori che ci hanno costruito una carriera, nonostante lacune tattico/tecniche più o meno gravi, pensiamo a Mou o al nostro indimenticato Mazzarri.

Un allenatore inoltre deve essere in grado di gestire lo spogliatoio, essere un educatore, un complice ma anche un regolatore, un normalizzatore. Deve avere autorevolezza, carisma. Deve avere la conoscenza per essere riconosciuto come un punto di riferimento da campioni più o meno affermati. Soprattutto un allenatore deve essere intelligente, deve saper adattarsi alla rosa, deve essere in grado di leggere le partite. Deve conoscere il mercato e le caratteristiche degli avversari. Dovrebbe avere cultura, una parola spesso abusata, ma non me ne viene una migliore per descrivere il tutto in poche lettere. Cultura, o meglio ancora conoscenza, significa studio, applicazione, aggiornamento, coraggio.

Significa creare giocatori dal nulla adattandoli in ruoli imprevisti, come fatto da Lippi con Zambrotta, da Ancelotti con Pirlo o da Sarri con Mertens. Ultimo punto, sempre più fondamentale nell’era dell’informazione è la cura della comunicazione istituzionale. Un allenatore professionista non può più prescindere dalla capacità di parlare in pubblico, di argomentare, di avere a che fare coi giornalisti, di curare i propri profili social.

Le qualità di Gennaro Gattuso

Quali sono le qualità di Gennaro Gattuso? Partiamo dalla sua incredibile carriera da calciatore. Gattuso ha vinto praticamente tutto, campionati, Champions League, Mondiali, è stato punto fermo del Milan e della nazionale per almeno 10 anni di calcio ad altissimo livello. Ha giocato al fianco dei più grandi campioni della sua generazione e ha fatto la differenza.

Gennaro Gattuso da calciatore al Milan (foto tratta da angolomilan.it)

Gattuso era un giocatore dagli enormi limiti tecnici, che un Kessiè o un Demme al confronto sono Zidane e Iniesta, ma ha saputo sopperire alle sue lacune colmandole con qualità fuori dal comune. La garra di Gattuso è proverbiale: un mastino instancabile che da solo ha sorretto un centrocampo costituito da Seedorf, Pirlo e Kakà, tre giocatori incredibili con pochissima attitudine alla copertura. In un certo qual modo ha dato la possibilità a questi campioni di potersi mettere ancora più in mostra, perché “tanto c’è Rino, posso pensare a offendere”.

Sicuramente la sua abnegazione al lavoro è stata incredibile. Un professionista serio che non si è mai risparmiato in allenamento come in campo. Un giocatore che ha avuto grandi maestri di calcio a dargli ruoli e mansioni semplici e precise, senza dover mai strafare, specializzando un giocatore per sfruttarlo al massimo delle sue qualità. Dicevamo quindi le qualità di Gattuso giocatore: garra; abnegazione al lavoro; ruoli e compiti precisi; low profile. E anche una sorta di intelligenza tattica.

Ecco probabilmente queste non sono le qualità di un grande allenatore. Nessuno dice che non possa diventarlo ma Gattuso ad oggi si è rivelato un mediocre allenatore di centro classifica.  Rino non ha mai espresso un gioco brillante, non è andato oltre il quinto posto, è uscito in malo modo da coppa Italia ed Europa League. Ha mostrato limiti incommensurabili sul lato comunicativo, costringendo la società ad un imbarazzante silenzio stampa dopo le disastrose interviste pre e post match nel periodo più buio e decisivo dell’anno, a gennaio.

Gli episodi che hanno segnato la stagione del Napoli di Gattuso

Ricordiamo ancora un brivido quando, dopo un pareggio acciuffato al 95esimo contro il Torino ultimo in classifica, pensò bene di uscirsene con un ”teniamoci stretto questo pareggio”. Frase intrisa di retorica folle per un allenatore di una squadra di vertice. Ancora più gravi i limiti tecnico tattici. Una squadra che non ha mai avuto un costrutto, un’identità precisa, se non quella di una costruzione dal basso sterile fatta per lo più con un fraseggio orizzontale tra i due centrali di difesa e il portiere.

Atalanta-Napoli 4-2 (foto EPA/PAOLO MAGNI via Ansa)

Due eventi su tutti significativi:

Atalanta Napoli 4-2: sul punteggio di 3-2 per la Dea subito prima di un calcio d’angolo a sfavore, Rino decide di sostituire Koulibaly e Rui per Maksimovic e Ghoulam. Risultato, gol di Romero da calcio d’angolo e partita in ghiaccio.

Napoli Verona 1-1: oltre ai marchiani errori di formazione con Lozano e Bakayoko preferiti a Politano e Demme, sul punteggio di 1-1 con un Napoli in effettiva difficoltà di impostazione, Gattuso sostituisce prima Mertens per Zielinski, poi Petagna per Bakayoko, disegnando un 415 degno del peggior Oronzo Canà.

Le responsabilità di un fallimento annunciato sono tutte di Gennaro Gattuso?

Quindi Rino che dire? Possiamo dare tutta la colpa a te? No di certo, la colpa è soprattutto di chi ti ha scelto e ha messo una rosa di alto livello nelle tue mani. Probabilmente non eri preparato a gestirla nel migliore dei modi. Quello che resta è una enorme occasione persa, un settimo e un quinto posto che sono pieni di rimpianti, una Coppa Italia e l’impressione che forse la qualificazione in Champions era davvero il minimo da chiedere ad una squadra come il Napoli.

Caro Rino, spero che la tua carriera da allenatore sia fatta di grandi soddisfazioni, come lo è stata quella da calciatore. Spero che tu abbia l’umiltà di capire che per far sì che ciò accada dovrai sudare 7 camicie, non con la garra, non con la corsa o i tackle, ma con l’approfondimento, la conoscenza sia tattica che a livello comunicativo, con la cultura. Una parola che significa tutto e niente ma che mai come in questo caso spiega il gap da colmare, fortunatamente lontano da Napoli.

 

A cura di Gianluca Manca

Immagine di copertina tratta da virgiliosport.it