La fantastica impresa del Lille di Christophe Galtier

La fantastica impresa del Lille di Christophe Galtier

Maggio 25, 2021 Off Di Andrea Indovino

Il Lille di Christophe Galtier ha vinto il titolo della Ligue1, mantenendo la testa della classifica davanti al PSG fino all’ultima giornata. Vediamo come.

 

“Je ne réalise pas. Je sais que c’est un peu la folie en ville, à Lille”.

L’ha fatta di nuovo. Il Lille. Questa volta davvero grossa. A dieci anni dall’ultimo titolo vinto con Rudi Garcia in panchina, ed Eden Hazard in campo, la squadra dell’estremo nord della Francia si è laureata nuovamente campione di Francia. Un titolo conquistato in volata. All’ultima giornata. Tenendosi dietro pericolosi outsider, ma soprattutto il Paris Saint Germain. Della proprietà qatariota. ‘Paperona’. Un punto di vantaggio. Lille 83, PSG 82.

Decisiva nell’ultima giornata la vittoria 1-2 in casa dell’Angers che ha reso vano il successo dei parigini con il Brest. Dopo aver gettato nel burrone degli sprechi il match point della scorsa settimana: ma lo 0-0 casalingo col Saint-Etienne ha solo posticipato di una settimana i festeggiamenti nella graziosa cittadina situata a pochi chilometri dal confine belga. Cori, festeggiamenti e felicità. On est les Championsssssche continua a risuonare in ogni angolo della città. Ancora e ancora. E’ il quarto titolo nazionale. Con la bacheca che torna ad arricchirsi dopo un decennio esatto. Quelli del 1945-46 e 1953-54 fanno parte di un altro calcio. Ma non meno importanti.

Sbaragliata la concorrenza

“Vincere il campionato contro PSG, Monaco e Lione è un risultato eccezionale. I miei giocatori hanno fatto una stagione fantastica e scritto il record di punti del club. Non siamo stati sempre belli ma sicuramente efficaci. Abbiamo messo in campo le nostre qualità, il nostro cuore e la nostra generosità”.

Queste sono state le prime parole pronunciate da Christophe Galtier subito dopo i tre fischi dell’arbitro Bastien, al ‘Raymond Kopa’, che hanno sancito la vittoria del campionato della compagine cara ai Lilloises.

Un allenatore che ha risollevato un club che stava sprofondando nell’oblìo. Nel silenzio del calcio transalpino. Appena tre anni fa in grado di salvarsi soltanto per il rotto della cuffia, terminando la ‘corsa’ a ostacoli al diciassettesimo posto. Distante un pelo dalla zone rouge. Poi la cura Galtier ha portato grossi benefici. Immediati. Provvidenziali. Nel 2018-19 secondo alle spalle dell’irraggiungibile PSG (-16). E un quarto posto l’anno successivo. Con Rennes, Marsiglia e ancora i parigini a far meglio. Ma il merito di Galtier è quello di aver rimesso sulla mappa del calcio che conta una squadra che stava vivendo sulla propria pelle un segmento di vita non proprio indimenticabile. Interrompendo poi una striscia di tre vittorie consecutive del ben più quotato Paris Saint-Germain, vincente in 7 degli ultimi 9 campionati transalpini.

Il ‘mago’ Christophe Galtier

Ma chi sono i protagonisti di questa impresa? Considerando il valore della rosa e gli obiettivi col quale il club si è presentato ai nastri di partenza del campionato appena andato a libri, innanzitutto, Christophe Galtier. Il timoniere.

L’esultanza di Christophe Galtier per la vittoria del Lille a Lione, il 25 aprile 2021. (Foto PHILIPPE DESMAZES / AFP via Ostrev News)

Colui che ha sempre sostenuto che ‘fare l’allenatore non è un lavoro, bensì una passione’. Ecco, una passione. Che gli ha consentito di sobbarcarsi dieci lunghi anni di gavetta, tra Marsiglia e Saint-Etienne. Prima di poter raccogliere i frutti della sua lunga semina. Diventando l’allenatore proprio dei ‘verdi’ e riportando un trofeo (la Coppa di Lega) nella città dell’Alvernia-Rodano-Alpi.

Non solo. Quell’anno ha condiviso a pari merito con Carlo Ancelotti anche il titolo di miglior allenatore della Ligue 1. E riportato il Saint-Etienne stabilmente anche in Europa con la partecipazioni a quattro UEFA Europa League. Poi il Lille. Una nuova esperienza. Col ‘percorso d’apprendimento’ rapido. Dal gennaio 2018 ha raccolto le macerie della sfortunata parentesi targata Marcelo Bielsa e ha conquistato un insperato secondo posto che è valso l’accesso al tabellone di Champions League. Poi un quarto posto nella stagione scorsa. Prima di iscrivere il suo nome e quello del club nel libro delle imprese del calcio mondiale.  

La forza del gruppo plasmato da Christophe Galtier

E i calciatori. Molti giovani e qualche veterano. Mix vincente. Il frullato perfetto, gustoso e dissetante. Tanti gioielli in vetrina. A partire dal portiere Mike Maignan. Il meno battuto della Ligue 1 2020-21. Che è praticamente già del Milan. Il successore designato di Donnarumma. E poi Ikonè, compaesano di Mbappè. Tecnica e personalità da vendere. Da scarto del PSG, a uomo mercato, uno dei più pregiati, della prossima finestra di calciomercato estiva. Il passo, a volte, può essere davvero molto breve.

Jonathan David non ha fatto rimpiangere Osimhen. Con i suoi 13 gol e 3 assist in 37 presenze. Genio e sregolatezza. Prelevato dal Genk, è sbocciato agli ordini di ‘mago’ Galtier. Al talento in verde, vanno aggiunti gli ‘esperti’ del mestiere: Fonte, Reinildo Mandava, Xeka, Yilmaz. Che hanno foggiato la spina dorsale della squadra del nord della Francia. Il centrale difensivo portoghese, ex Benfica e West Ham, ha diretto con maestria una retroguardia impermeabile. Un muro. Una fase difensiva che presto è diventata il punto di forza della squadra. Cardine su cui costruire vittorie e successi.

Mentre Burak Yilmaz, veterano trascinatore, alla soglia dei 36 anni, è stato l’arma in più. Un terribile risolutore. Ha vissuto una stagione unica. Irripetibile. Una seconda giovinezza. 15 centri stagionali. Decisivi per i Dogues per mettersi alle spalle il PSG, e non solo. Citazione doverosa, poi, per Renato Sanches. Desaparecido. Ma scommessa vinta da Galtier. Che ha rilanciato un giovane promettente che sembrava essersi perso tra Premier League e Bundesliga.

La mano di Luis Campos

Un miracolo sportivo? Non proprio. Perché è il risultato di una progettazione, di idee precise messe in piedi dal quadro dirigenziale. E in pratica dal proprio allenatore. Con magistero e perizia. Christophe Galtier ha guidato una squadra capace di sovvertire qualsiasi pronostico. Poi, l’organizzazione societaria ha fatto il resto. Con Luis Campos, l’uomo da dietro le quinte, che ormai è lontano da Lille (ha lasciato la carica da DS nel dicembre scorso, in seguito al cambio di proprietà), che ha messo in piedi una struttura vincente, gettando le basi per i successi del club. Questo titolo è anche suo. La progettualità paga. Sempre.

Ed ora che il cerchio si è chiuso, c’è solo da festeggiare. Con l’abbraccio della gente, che si gode uno storico traguardo. Un titolo raggiunto senza l’aiuto dei petroldollari, di scorciatoie. Forse per questo è ancora più bello. Ammaliante e travolgente. E’ il calcio, questo. Quello che piace a noi.