Jorginho, il vice Valdifiori: dalla C2 al tetto d’Europa

Jorginho, il vice Valdifiori: dalla C2 al tetto d’Europa

Maggio 30, 2021 Off Di Valerio Vitale

Jorginho limoni e capirinha: uno stile di vita, un modo di essere

“Se a vida lhe der um limão, faça dele uma caipirinha”

(Se la vita ti dà limoni, fanne una caipirinha – proverbio brasiliano)

Ad Imbituba (Brasile), città di 40 mila abitanti affacciata sull’Oceano Atlantico, si usa dire così. Un proverbio che è uno stile di vita. Quello di accontentarsi del poco che si ha a disposizione per fare grandi cose. Lo sa benissimo Jorge Luiz Frello Filho, meglio conosciuto come Jorginho. Un vero e proprio mantra. Sorriso stampato sul volto, fisico esile, ma spalle metaforicamente larghissime. Nasce da qui il Jorginho campione d’Europa. Prima del Chelsea, prima del Napoli o del Verona, prima della nazionale.

Parte tutto dalle spiagge di Imbituba, dove il limone per il piccolo Jorge era il pallone. Aveva solo quello e l’affetto di mamma Maria Tereza. Quest’ultima ex calciatrice che non aveva però lasciato il segno come avrebbe voluto nel calcio professionistico. La stessa Maria Tereza che quel giorno del 20 dicembre 1991,  quando Jorge venne al mondo, lo aveva giurato: “Farò di tutto affinché mio figlio diventi un calciatore professionista”. Quasi come se lo avesse saputo che 29 anni e mezzo più tardi dal nido dell’ospedale di Imbituba, suo figlio si sarebbe trovato ad Oporto, sul tetto d’Europa. La convinzione che avrebbe ottenuto la sua caipirinha: la Champions League. Ma per capire quello che è successo ieri sera, è necessario salire a bordo della DeLorean. Cinture allacciate, viaggio a ritroso nella vita del genio del centrocampo Tucheliano.

Sulle spiagge dell’Oceano Atlantico Jorginho posa sorridente con mamma Maria Tereza ed i suoi amici dopo una partita di Beach Soccer (fonte: lifeblogger.com)

Jorginho ed un amore senza confini

“Un bambino a cui fu chiesto
dove fosse casa sua rispose”
“Dove c’è la mamma”

Un’infanzia ed un’adolescenza vissuta tra le spiagge brasiliane ed il freddo di Verona e San Bonificio, lontano dalla famiglia e dall’amata mamma. L’unica consapevolezza che la sua casa era lì, tra le braccia di Maria Tereza. Una guida forte, capace di crescere praticamente da sola Jorge.

Era piccolissimo quando suo padre (di origine italiane) decise di divorziare e non lasciare traccia nella vita del neo campione d’Europa. Da qui la forza della mamma, che supera ogni difficoltà, ogni ostacolo. I sacrifici, enormi, per farlo crescere in modo sano. La trasmissione dell’amore per la vita, ma soprattutto quella per il calcio. Sorriso e Joga Bonito. Maria Tereza può essere considerata la prima allenatrice di Jorginho. Lo accompagnava ovunque, gli spiegava i movimenti, i gesti da compiere in campo.

Il diktat di Maria Tereza

E’ stata lei ad invitarlo a crederci, a dirgli che ce l’avrebbe fatta. Quando, a 18 anni, Jorginho era un giocatore dal fisico gracile e probabilmente nessuno ci avrebbe scommesso. Lo stesso momento in cui l’italo-brasiliano era sul punto di mollare. “Mi farebbe piacere giocare per voi ma sono troppo distante da casa”. Con queste parole stava rinunciando alla Sambonifacese e, ignaro, alla serata di ieri.

Del resto per rientrare in Brasile erano ben 30 le ore di viaggio da compiere. Infinite, per uno che avrebbe voluto solo giocare e tornare a casa ad abbracciare sua madre dopo un allenamento estenuante. Ma dal Brasile il diktat di mamma era uno solo: “Non mollare”. La sofferenza nella nostalgia, il giusto prezzo da pagare per l’indescrivibile gioia vissuta ieri. Ed allora è facile immaginare perché a fine partita, tra le lacrime di gioia, il primo pensiero per Jorge, spontaneo, è stato solo uno. Prendere il telefono e chiamarla. La riconoscenza più pura. Quella che solo un figlio può avere per un genitore.

Jorginho, costruzione dal basso

In campo Jorginho è abilissimo a costruire dal basso, abbassandosi per ricevere il pallone quasi sulla linea dei difensori. Una carriera da costruttore dal basso, gioco del destino, realizzata, mattone dopo mattone, dal basso. In questo caso non la propria metà campo, ma San Bonificio e la serie C2. Nonostante la saudade, infatti, Jorginho accetta di giocarsi le sue carte in C2.

E’ il campionato 2010/2011 e Jorginho arriva in prestito ai rossoblù. Le chiavi del centrocampo diventano sue. Con personalità disputa ben 31 partite, risultando uno dei migliori della propria squadra. Il ritorno all’Hellas Verona è dunque scontato. Mandorlini (allenatore scaligero) pare apprezzare le doti dell’italo-brasiliano. Il Mantova, dove avrebbe ritrovato l’allenatore di San Bonifacio, lo vuole in prestito. Ma Jorginho comincia a diventare un punto fermo dei gialloblù. Due campionati da protagonista tra i cadetti, utili a riportare l’Hellas in A. La scalata verso il successo è appena cominciata.

L’approdo in Serie A

A 21 anni e mezzo Jorginho esordisce in Serie A. E’ una matricola, ma gioca da campione navigato. In 18 partite ben 7 reti, numeri pazzeschi per un calciatore capace di dirigere il gioco con una classe fuori dal comune. Per Mandorlini è un figlio acquisito ed il tecnico si coccola il suo talento. Di quest’ultimo se ne accorgono in tanti. Prima di tutti il Napoli di Benitez che lo acquista in comproprietà, formula all’epoca assai diffusa quando si trattava di puntare su giovani talentuosi.

Nel Napoli di Benitez, per una stagione e mezzo, Jorge gioca tra alti e bassi. Non sempre parte titolare. Spesso, infatti, gli vengono preferiti Gargano David Lopez. Complice un Jorginho che pare incompatibile con il centrocampo a 2 del tecnico spagnolo. Ciò nonostante il Napoli decide di riscattarlo ed alla fine, per la cifra totale di 8 milioni, Jorginho è interamente un calciatore azzurro.

Jorginho, il vice Valdifiori campione d’Europa

E’ il 2015/2016, Benitez va via ed arriva Sarri. L’allenatore in comune con Jorginho ha una carriera incentrata sulla gavetta. Ma soprattutto il tecnico toscano ha l’idea di un centrocampo a 3, con al centro un regista. Jorginho sembra l’uomo perfetto per i piani del neo tecnico partenopeo. Dal mercato arriva però Valdifiori, autore di una stagione pazzesca ad Empoli proprio con Sarri. Jorginho sembra destinato a svolgere un ruolo da comprimario in quel Napoli. Inizialmente gli viene preferito proprio Valdifiori. Pensarlo oggi fa quasi sorridere. Senza il quasi. Tuttavia bastano poche partite per cambiare tutto.

Jorginho diventa il manifesto del “Sarrismo”. I momenti no non mancano. Come quando ad esempio arriva Diawara a tallonarlo, in un ballottaggio continuo per diversi mesi. Ma Jorginho ha lo stesso spirito di quel bambino che fu di Imbituba. Ricordate la storia dei limoni? “Pai”, così soprannominato dai compagni azzurri, non perde il sorriso e la speranza. Diventa sempre più importante. Protagonista assoluto in quel bellissimo film chiamato Napoli di Sarri. Il finale ha un retrogusto amaro, con quello scudetto svanito al terzo anno sarrista con 91 punti. Ma Jorginho è ormai una stella del calcio europeo.

Jorginho ed una partenza sottovalutata

Dopo lo scudetto mancato Sarri decide di andare via, direzione Chelsea. Nel gentlemen agreement tra il presidente De Laurentiis ed il nuovo allenatore dei Blues, è previsto di non depredare il club azzurro dei suoi gioielli. Meno che uno. Sarri, infatti, ha solo una richiesta: Jorginho. Ed allora il centrocampista che sembrava vicinissimo al City di Guardiola, altro scherzo del destino, decide di seguire il suo terzo maestro. Terzo, dopo mamma Maria Tereza, dopo Mandorlini.

Proprio come quella volta che accettò la Sambonifacese, la scelta è vincente. Il Chelsea lo acquista per circa 60 milioni di euro. Il Napoli, erroneamente, pensa di poterlo sostituire con Hamsik regista. Alle falde del Vesuvio non si strappano i i capelli per quella cessione. “Una grandissima plusvalenza”, “Una cessione capolavoro”. Questi più o meno gli umori, anche da parte di alcuni giornalisti che in Radio sembrano quasi descrivere un clamoroso pacco rifilato da ADL ad Abramovich. “Jorginho non è fondamentale, passa solo la palla all’indietro”. Insistevano quelli del team plusvalenze, come se il bonifico del patron russo fosse poi giunto a loro. Ma è la dura legge della vita: ti accorgi del valore delle cose solo quando le perdi. Ed il Napoli ben presto ne fa le spese.

Il faro del Chelsea illumina l’Europa

Nel Chelsea diventa subito un giocatore fondamentale. Il regista non paga assolutamente lo scotto dell’approdo in un campionato più fisico come la Premier. Anzi. Jorginho cresce giorno dopo giorno. Come una pianta sempre più rigogliosa, annaffiata con estrema cura dal giardiniere Maurizio. Al termine della prima stagione in Blues è gia campione d’Europa… League. Un dolce antipasto.

Dopo appena un anno l’avventura a Londra di Sarri termina. Lo vorrebbe portare con sè alla Juventus, ma Lampard, neo tecnico dei blues, affida le chiavi del centrocampo ancora a Jorginho. In campo è insostituibile, dal dischetto infallibile. Jorginho è il faro del Chelsea. Poi Tuchel e la musica non cambia: Jorge è sempre lì a dettare i tempi. Dal sole di Imbituba e Napoli, al grigiore di Londra. Dalla spiaggia, al San Paolo, allo Stamford Bridge, fino ad arrivare al Dragao. Jorginho gioca ed accarezza il pallone con la stessa gioia e naturalezza di oltre 20 anni fa. Quando gli avversari erano gli amici scalzi delle spiagge brasiliane e non Gundogan, Fernandinho o Foden.

Ieri un’altra gara di intelligenza straordinaria. Essere e non apparire, joga bonito e quel limone diventato finalmente caipirinha. Jorginho è di nuovo campione d’Europa. Questa volta è però la coppa più grande, quella che vale di più. Il giusto epilogo. Ora le lacrime hanno un sapore più bello ed il sorriso è più acceso del solito. Ma non è ancora finita. C’è un Europeo da giocare e Jorginho non vuole smettere di emozionarsi ed emozionare.

 

Immagine di copertina: Tuttonapoli.net