Sarri alla Lazio: come potrebbero giocare i biancocelesti

Sarri alla Lazio: come potrebbero giocare i biancocelesti

Giugno 5, 2021 Off Di Valerio Vitale

Sarri alla Lazio: un matrimonio che s’ha da fare

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus mister”

Claudio Lotitoa cui è tanto caro il latino, probabilmente esordirà così nel giro di poche ore. Il dopo Inzaghi è ormai scritto. Sarri alla Lazio è un matrimonio che s’ha da fare. Per continuare l’analogia col Vaticano, al momento la fumata è grigia. Un grigio molto chiaro però. Quasi bianco. Questione veramente di ore, con gli ultimi dettagli burocratici da sistemare. Eppure l’accordo per il rinnovo di Simone Inzaghi sembrava trovato. Poi l’Inter a cambiare le carte in tavola, in un mercato-allenatori in fermento come non mai. La Lazio si è ritrovata dunque a dover cominciare da capo dopo 5 anni e mezzo di Inzaghi. La scelta è ricaduta sul tecnico toscano. Una scelta tanto affascinante quanto drastica…

Sarri Lazio: i colori nel destino

Sarri Lazio è un binomio scritto nel destino. Così come il bianco e l’azzurro nella carriera dell’allenatore di Figline Valdarno. Prima quello di Empoli Chelsea, dai toni più blues. I primi quelli utili per farsi riconoscere, finalmente, in Serie A. I secondi quelli della prima volta all’estero e del primo trofeo internazionale. Nel mezzo il bianco e azzurro del Napoli, dove Sarri ha incantato l’Europa intera. Con quei colori il battesimo con l’Europa e lo scudetto sfiorato. Poi vinto, nella parentesi invece a tinte bianconere alla Juventus.

Dopodiché un anno sabbatico. Ora la Lazio, con Roma che sembrava già nel suo destino. Doveva essere giallorosso, poi Mourinho. Pertanto, perché cambiare quei colori che tanto bene gli hanno portato? Del resto, un toscano come lui, un pensierino alla scaramanzia lo avrà fatto di sicuro. Ed allora sarà ancora bianco ed azzurro, questa volta più tenue.  Semplicemente biancoceleste.

Maurizio Sarri posa con il presidente De Laurentiis – Foto Matteo Gribaudi/Image Sport/Insidefoto

Un drastico cambiamento

Passare da Inzaghi Sarri è un cambiamento drastico. Come passare da un SUV ad una moto gran turismo. Il cambiamento non sta nell’outfit del tecnico. Sì, Inzaghi vestiva giacca e cravatta, Sarri in tuta. Lo sanno tutti. Sì, Inzaghi aveva il capello lungo setoso, la barba fatta e Sarri invece no. Il cambiamento non sta in questa ormai retorica impersonificazione del tecnico toscano col suo stile. Ma in uno stile che nel calcio conta molto di più. Quello del campo. Quello dell’intendere, vedere e proporre calcio. Che, fino a prova contraria, è quello che conta di più in questo sport. Per le sfilate di moda recarsi a Milano o New York per la fashion week. Per vedere del bel calcio, presumibilmente, sintonizzarsi all’Olimpico.

Come ha giocato la Lazio fino ad ora

La Lazio di Inzaghi è stata costruita su un calcio votato principalmente alla ripartenza ed alla verticalizzazione veloce. Immobile, che è un centravanti più abile in contropiede che nella manovra, è infatti andato a nozze con questa tipologia di gioco. Difesa a 3, centrocampo a 5, con una seconda punta vicino a bomber Ciro. Talvolta Correa, ma anche Caicedo Muriqi con caratteristiche differenti dal Tucu.

Compatti dietro e pronti a pungere in contropiede, sfruttando anche e soprattutto la velocità di Lazzari sulla corsia di destra. La Lazio dell’ormai nuovo allenatore dell’Inter aveva inoltre un’arma assai pericolosa nel lancio lungo. Quello per Milinkovic Savic, abilissimo nella sponda di testa per favorire gli inserimenti di Luis Alberto. Proprio per questo l’Inter ha scelto Simone nella continuità del proprio progetto tecnico. Scelta totalmente diversa della Lazio, che vuole cambiare musica.

Come ha giocato Sarri

Difesa a 3, gare incentrate sul contropiede, lanci lunghi. Parole che nel vocabolario sarrista non esistono. O meglio, se esistono, è perchè riconosciute come cose da evitare. Dall’Empoli alla Juventus il leitmotiv è stato sempre lo stesso. Difesa a 4, linea alta, talvolta altissima e lavoro di catena. Palleggio dal basso, con Reina utilissimo nell’esperienza napoletana e che ora ritroverà a Roma. Movimenti sincronici, come un orologio svizzero, quando si deve impostare nella propria metà campo.

Spazio poi alla fantasia negli ultimi 25 metri. Lo ha fatto alla grande ad Empoli. Meravigliosamente a Napoli. A tratti col Chelsea. Meno a Torino, dove la squadra non sembrava seguirlo appieno ed anche per questo arrivò l’esonero. Quello che cambia è stata invece la disposizione dell’attacco. A 3 a Napoli e Londra e talvolta anche a Torino. In altre situazioni, invece, Sarri ha preferito il trequartista dietro le due punte, come ad Empoli ed in parte alla Juventus. Quello che non può mai mancare sono però i 3 centrocampisti. Con mansioni ben specificate. Un regista, una mezzala di inserimento e quantità, ed una di qualità. Ma la Lazio è pronta a questo cambiamento?

Sarri Lazio: come potrebbero giocare i biancocelesti

Proprio come piace all’allenatore toscano partiamo dal basso. In porta c’è Reina. Già detto poche righe più in alto. Un regista aggiunto perfetto per questa nuova idea di calcio all’ombra del Colosseo. In difesa, invece, le prime difficoltà. Dopo anni di centrocampo a 5, terzini di ruolo, veri e propri, sembrano difficili da trovare. Lazzari potrebbe emulare il percorso di Cuadrado diventato un perfetto interprete a destra nella difesa a 4. Acerbi, al centro, si è mostrato un grande difensore in una linea a 3. Bravissimo nell’impostazione, potrebbe essere quello che è stato Albiol nell’esperienza partenopea. Dovrà adeguarsi, però, a stare molto più alto. Accanto Luiz Felipe potrebbe essere l’uomo giusto. Veloce e potente, se sta bene fisicamente, l’italo-brasiliano potrebbe essere una futura plusvalenza per Lotito.

A sinistra presumibilmente si interverrà sul mercato, perché al momento nè Fares, nè Lulic e neppure un adattato Marusic sembrano essere sinonimi di garanzia. Veniamo al centrocampo. Tutto dipende da questo. 4-3-3 o 4-3-1-2. Nella prima opzione il centrocampo è bello che fatto. Leiva in cabina di regia. Milinkovic Savic come mezzala di quantità ed inserimento e Luis Alberto più impegnato a disegnare calcio con la sua qualità. Non disdegnando l’inserimento.

A quel punto il tridente potrebbe essere quello formato da Correa, Immobile ed un mister x sull’out di destra. Un consiglio: Domenico Berardi. Altrimenti, in caso di 4-3-1-2, Immobile potrebbe essere affiancato da Correa. Luis Alberto salirebbe come trequartista ed a quel punto sarebbe necessario l’acquisto di un’altra mezzala. Ancora consigli per gli acquisti: Svanberg del Bologna. Cambiare aspetto a questa Lazio non sarà facile. Ma se i calciatori seguiranno Sarri allora, all’ombra del Colosseo, sponda biancocelste, ci sarà da divertirsi.

Una scelta affascinante

Ne abbiamo parlato. Si tratta di una scelta drastica. Ma soprattutto affascinante. Maurizio Sarri, dopo essere stato cacciato dalla Juventus, snobbato da Napoli, Roma ed Inter, avrà sicuramente il dente avvelenato. Lotito, da volpe qual è, punterà anche su questa voglia di rivalsa. In un calcio italiano, ma anche estero (vedi Tuchel) che si sta evolvendo verso la difesa a 3, la quantità e la ripartenza, la scelta di Sarri resta di assoluto prestigio e fascino. Potere alla qualità.

Con quella maledetta voglia di imporre le proprie idee ed il proprio gioco, piuttosto che pensare a come distruggere quello avversario. Con lo stesso dannato pensiero di sempre: “Avere 11 facce di ca**o che non avranno paura di palleggiare in faccia…”. Allora bentornato Maurizio. SÌ perché non sarà il più bello in conferenza stampa. Non sarà quello che farà vendere una copia in più ai giornalisti, perché mediatico non lo è mai stato. Ma il calcio italiano, di tecnici così, ne ha bisogno. Come acqua gli elefanti. Come fiori le api. Ora, più che mai. Ma attenzione alla fumata… Bielsa-Lazio vi dice niente?

 

Immagine di copertina: calciomercato.com