Virginio De Paoli: il bomber del Brescia con la nostalgia di casa

Virginio De Paoli: il bomber del Brescia con la nostalgia di casa

Giugno 10, 2021 Off Di Andrea Bedini

“Casa è quel luogo che i nostri piedi possono lasciare, ma non i nostri cuori.”

Oliver Wendell Holmes

Sono 252 i chilometri che separano lo stadio Mario Rigamonti di Brescia dallo stadio “Comunale” di Torino.

Senza traffico, parliamo di poco più di due ore di viaggio. Ma se parliamo di vita quotidiana e non di itinerari tra quei 252 chilometri passa di mezzo un mondo.

A saperne qualcosa è stato Virginio De Paoli, bomber d’altri tempi già nella sua epoca. Un ragazzo senza peli sulla lingua che ha trovato la sua casa tra le pianure lombarde nelle quali era cresciuto e ne è diventato una parte indelebile, anche dopo la carriera da calciatore.

La sua storia calcistica inizia poco più lontano, tra i campetti di Certosa di Pavia, nell’immediato dopoguerra. Il 25 Aprile ha regalato al piccolo Virginio quanto meno la possibilità di vivere parte della sua infanzia da bambino spensierato, e si diletta nel gioco con le squadre scolastiche.

Viene notato dagli osservatori del Milan che lo aggregano alle giovanili dove però non convince.

Dopo aver passato qualche anno vagabondando tra Novese, Pisa, Varese e Venezia, senza mai trovare il giusto ambiente nel quale esprimersi, arriva a Brescia. Si presenta alle Rondinelle come una giovane punta con ancora tanto da dimostrare. Gran tiro, movimenti da attaccante puro, ma giudicato incompleto dai critici. Tifosi e mister sono pronti a dargli fiducia e lui non ha intenzione di deludere.

Virginio De Paoli e l’amore con il Brescia

Siamo dunque al 1961. In serie A si è appena conclusa l’epoca del trio magico della Juventus mentre a Milano inzia a prendere forma la Grande Inter di Herrera. Tutte le grandi squadre ambiscono a prendere parte alla Coppa dei Campioni, inaugurata qualche anno prima.

Quando De Paoli arriva a Brescia, i biancoazzurri sono relegati in Serie B da prima della Guerra.

Tuttavia, nella provincia lombarda è da poco sbarcata una nuova proprietà con l’ambizione di far tornare le Rondinelle nella massima serie. Il calciomercato ha portato sotto la guida di mister Eliani tanti giocatori di qualità, su tutti due “scarti” di Roma e Lazio: Giosuè Stucchi e Franco Corradori. Le speranze della gente sono giustificate.

Nelle prime stagioni in Lombardia De Paoli si mostra da subito fondamentale.

Nonostante agli inizi non segni molto, conquista il tifo bresciano grazie alla sua grinta e al suo modo aggressivo e opportunista di interpretare il ruolo. Pur attraverso qualche cambio di allenatore, rimane insostituibile.

E poi quel tiro. Quel potentissimo tiro.

Leggenda vuole che capitò, più di una volta, che una delle sue bordate finisse per bucare la rete, costringendo lo staff a ricucire in extremis il danno. Si dice che addirittura i magazzinieri della squadra avessero preso l’abitudine di presentarsi alla partita muniti di kit da cucito. Con De Paoli in campo non si può mai sapere.

De Paoli in gol con una girata prodigiosa. (foto: bresciaoggi.it)

Dopo la sua seconda stagione in terra bresciana la squadra finisce sotto i riflettori per uno scandalo riguardante una combine in uno 0-0 contro il Catanzaro. Inizialmente il Brescia viene retrocesso in C1, dopo aver sfiorato la promozione in Serie A. Dopo un ricorso alla CAF le Rondinelle se la cavano con 7 punti di penalizzazione. Il colpo è tuttavia duro e l’ambiente chiede una reazione.

È qui che De Paoli si prende in braccio la squadra. Nella stagione seguente segna 16 gol, battendo il suo record di 12 e portando il Brescia vicino alla promozione nonostante la penalizzazione.

L’anno successivo sarà quello buono. I lombardi dominano il campionato mentre De Paoli vince la classifica marcatori con 20 gol. Dopo quasi 30 anni il Brescia torna in Serie A, il tutto nel segno, indelebile, del bomber buca-reti. Una fama che ricorda quella dello Sfondareti, Virgilio Felice Levratto.

I primi 4 anni con i biancoazzurri hanno trasformato De Paoli, ormai soprannominato “Gigi” dai tifosi, in una bandiera del Brescia e della città.

Non solo l’attaccante diventa il punto di riferimento e capitano della squadra, ma vive la città ogni volta che può, diventandone parte anche nella vita di tutti i giorni.

Gira per le vie del centro, beve nei bar popolari di Brescia e parla con la gente, la sua gente. In un periodo buio del calcio bresciano De Paoli non ha regalato solo la Serie A, ma anche rappresentato un vero Capitano, partecipe e coinvolto.

La Serie A e l’approdo alla Juve

Come succede tutt’oggi, pure di fronte alle belle favole Salernitana e Venezia, anche allora, il Brescia viene considerata la favorita per la retrocessione in Serie B.

Anche in questa circostanza, è sempre “Gigi” a prendere per mano la squadra e guidarla a suon di cannonate verso l’obiettivo.

Salvezza tranquilla, nono posto, 13 gol di De Paoli e un 4-0 contro la Juventus che rimane indimenticabile. È così che il Brescia si ripresenta in Serie A.

Il destino delle piccole piazze, tuttavia, comporta il fatto che dopo una grandissima stagione ci sia un’estate di paura. Quando una provinciale si fa notare dagli occhi del grande calcio, le squadre più blasonate aguzzano lo sguardo per poterne trarre beneficio.

Ed è così che su Gigi De Paoli cadono gli occhi della Juventus.

La Vecchia Signora di quegli anni non è da inserire nelle migliori della storia della club. Tuttavia, l’impronta di Heriberto Herrera dà vita a una squadra combattiva e molto, molto tosta. Quella Juventus rimarrà negli annali come la “Juve Operaia” e si presenta alla stagione 66/67 con l’ambizione di spodestare l’Inter appena stellata dal trono.

E in una squadra operaia che punta sulla tenacia e il duro lavoro piuttosto che sul talento del singolo, Virginio De Paoli è la ciliegina sulla torta.

Nella sua prima stagione segna 8 gol in campionato, con delle prestazioni che saranno decisive per la vittoria del titolo numero 13 dei bianconeri.

De Paoli, insieme a Maraschi e l’arbitro Monti dopo un Juventus-Vicenza (foto: il calcio italiano anni 60′ vol.3)

Nell’arco della sua esperienza bianconera, arriverà anche a vestire per 3 volte la maglia della nazionale, in quello che può essere considerato il culmine della sua carriera da calciatore.

Ma per De Paoli, ci sono cose più importanti che giocare la Coppa Campioni o avere i grandi riflettori puntati addosso. Dopo 23 gol in 66 presenze in due stagioni con la Juventus decide di dare retta al cuore e di tornare a Brescia, tra la sua gente, nonostante la retrocessione delle Rondinelle in Serie B.

Virginio De Paoli: di nuovo a casa

Tornato a casa non se ne andrà più. Gioca gli ultimi 4 anni di carriera in pieno stile De Paoli. A suon di cannonate. Nella prima stagione trascina di nuovo la squadra in Serie A. In quel campionato segna 18 gol che gli valgono il secondo titolo di capocannoniere della Serie B. Unico nella storia del Brescia a riuscirci.

Purtroppo, l’avventura delle Rondinelle in serie A si concluderà con il penultimo posto e la retrocessione nella serie cadetta al loro primo anno.

Nei suoi ultimi due anni De Paoli continua a segnare toccando quota 102 gol in campionato con la maglia del Brescia. Resterà il miglior marcatore della squadra per tantissimi anni, prima di venir sorpassato da un altro bomber simbolo, seppur più moderno, delle Rondinelle: Andrea Caracciolo.

Terminata la carriera da calciatore De Paoli non ci pensa neanche ad abbandonare la causa Brescia. Dopo una breve carriera da allenatore in Serie D diventerà opinionista televisivo per la rete locale Teletutto. In televisione passerà la sua vita a parlare del suo Brescia. Con la passione che lo ha contraddistinto e che ha trasmesso ai tifosi delle Rondinelle fino alla fine dei suoi giorni.

Questa è la storia di Virginio De Paoli. Calciatore e uomo di un’altra epoca, semplice quanto efficace in campo. Sincero quanto scomodo nella vita.

In un calcio moderno nel quale l’attaccamento viscerale alla maglia è diventato roba per pochi, la storia di De Paoli è emblematica come poche per dare una definizione di bandiera. Perché nonostante abbia toccato il cielo azzurro della nazionale con un dito e sia riuscito a giocare nella Coppa Campioni, il destino delle sue Rondinelle è l’unica cosa che abbia toccato il suo cuore nell’arco della sua carriera.