L’addio di Sergio Ramos al Real: tutte le ragioni di una rottura insanabile

L’addio di Sergio Ramos al Real: tutte le ragioni di una rottura insanabile

Giugno 17, 2021 Off Di Luca Sisto

Sergio Ramos non ha trovato l’accordo per il rinnovo col Real Madrid. Leggenda e capitano merengue, ha rotto con Florentino Perez, guidando l’ammutinamento dello spogliatoio alla proposta del club del taglio di stipendi del 10%. I suoi ultimi mesi a Madrid sono stati difficili. Se ne va esattamente come Zidane, dopo aver restituito ai madridisti primati europei che non si registravano dagli anni Cinquanta.

Un Capitano non abbandona la nave

Il 5 maggio il Real Madrid vola a Stamford Bridge. In palio c’è la finale di Champions League, ma l’andata al Di Stefano non prometteva nulla di buono. Un pareggio, 1-1, che costringe il Real a fare la partita in casa del Chelsea.

Da tempo, praticamente dall’inizio del 2021, i Merengues stanno facendo a meno del loro capitano e leader difensivo, Sergio Ramos. Ma quel giorno, seppur in precarie condizioni fisiche, Zidane decide di rischiarlo.

Sarà quella l’ultima partita dell’andaluso con la maglia del Real.

Protagonista assoluto, insieme a Benzema e Casemiro, per tutto il 2020, culminato in una cavalcata post-lockdown verso il titolo della Liga, Ramos è uno dei calciatori più vincenti della storia Blanca. Quella del 2020 è la sua quinta Liga, mentre le Champions sono quattro, vinte in cinque anni a partire dal 2014, quando un suo gol salvò il Real all’ultimo minuto del derby contro l’Atletico. Quel colpo di testa ha segnato un prima e un dopo nella storia madridista recente, soprattutto in quello che era il secondo mandato dell’era Perez.

Acquistato dal Real nel 2005, a soli 19 anni, come grande prospetto proveniente dal Sevilla, Ramos ha attraversato 16 anni di storia merengue. Passato attraverso le umiliazioni di Ronaldinho al Bernabeu nel 2005, e di Messi nella semifinale di Champions del 2011, il difensore è diventato via via leader del club e dello spogliatoio, anche in epoca CR7. Non solo, ha fatto parte da protagonista del ciclo vincente delle Furie Rosse, culminato con i trionfi agli Europei 2008 e 2012, e ai Mondiali sudafricani del 2010.

Il Capitano ferito nella sua ultima col Real a Stamford Bridge (foto tratta da ruetir.com)

Quel 5 maggio, Ramos, appare però come un calciatore con due giri di ritardo sugli attaccanti del Chelsea. I Blues arrivano da tutte le posizioni, il Real, se si escludono le due occasioni di Benzema neutralizzate da Mendy nel primo tempo, non reagisce. Affonda la nave madridista, sotto i colpi della squadra magistralmente allenata da Tuchel. Zidane, alla fine dei suoi giorni a Madrid, seconda edizione per lui, appare impotente, nonostante le sue pregevoli alchimie tattiche. Ma la raffigurazione della disfatta è il gladiatorio capitano dei Blancos, lasciato sul posto più volte da Havertz, Pulisic, Mount, Werner e compagni.

Don Florentino e Sergio Ramos: rottura insanabile

Non vi nascondiamo che questo pezzo è stato scritto parzialmente ad una settimana dalla conferenza stampa di questa mattina. E quel “rottura insanabile”, nasconde oggi un punto interrogativo nel titolo del paragrafo, che prima era presente. Molti, dal quotidiano sportivo Marca alla leggenda Roberto Carlos, hanno spinto in questi giorni per un accordo fra Ramos e il Real. O meglio, fra il capitano e Don Florentino Perez.

Nella rueda de prensa de despedida, Ramos ha commentato l’addio in lacrime, gettando parecchie ombre su un dissidio, una rottura col patron, che riteneva per ovvie ragioni (Ramos è il madridismo da anni) risolvibile. Così non è stato. Come un novello Fletcher Christian, Ramos ha guidato l’ammutinamento alla proposta della proprietà di tagliare gli stipendi del 10%, costringendo Florentino Perez e la dirigenza del Real a condurre individualmente tutte le trattative contrattuali. Già a gennaio Zidane auspicava i rinnovi di Ramos, Modric, e Vazquez. Nessuno si sarebbe aspettato al tempo che proprio il capitano, l’uomo simbolo della Casa Blanca, sarebbe stato l’unico a non firmare.

Ramos ha dichiarato che non è stato un problema di soldi, quanto in realtà il dissidio sia dipeso dalla durata del contratto. Quando si è finalmente convinto ad accettare il gettone in luogo del biennale, l’offerta era ormai scaduta. Dobbiamo crederci? Il punto non è questo, non cambia la sostanza. Ramos è andato contro il suo presidente dal momento che il taglio degli stipendi, sbandierato dalla dirigenza come risposta alle perdite della pandemia, ha consentito di firmare a cifre fuori mercato un free agent come David Alaba. Il suo rimpiazzo, alle cifre che chiedeva il 35enne capitano di lungo corso.

Ramos nel 2021 ha saltato praticamente più partite che in tutto il resto della carriera. Non era mai stato fuori per più di cinquanta giorni, ma dalla partita del 9 gennaio con l’Osasuna il suo corpo ha cominciato via via ad abbandonarlo. Ciò, nonostante un regime di allenamento ferreo e inappuntabile. Ramos fa della sua mente e della sua volontà l’arma migliore, ma coltiva e disegna il suo corpo come un tempio di nervi, muscoli e tatuaggi.

Ramos coltiva e disegna il suo corpo come fosse un tempio (immagine tratta da youtube)

Nella stagione 2020-21, Ramos ha giocato in Liga, dopo l’Osasuna (il 9 gennaio), solo contro l’Elche il 13/3, 61 minuti. Due mesi a riposo per un problema muscolare che si portava dietro da tutto il 2020. Il 16 marzo Ramos guida la linea difensiva del Madrid per 64′ contro l’Atalanta nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Dopo i 45 minuti nel pareggio contro la Grecia in nazionale (qualificazioni ai Mondiali) del 25/3, Ramos è entrato a 4 dalla fine contro il Kosovo il 31 marzo, accusando in settimana un problema al menisco. Non è tutto. Prima il covid ad aprile e successivamente nuovi problemi muscolari e alle articolazioni da maggio (con la sola, disastrosa eccezione in campo della suddetta gara col Chelsea), l’hanno messo definitivamente ko.

Il Real ha fatto a meno di lui nel tentativo di rimonta in Liga, nonostante una squadra falcidiata dagli infortuni. Nell’ultima di Liga, contro il Villareal, Ramos ha fatto giusto in tempo a tornare in panchina, senza però essere impiegato. La vittoria dell’Atletico a Valladolid ha reso vana la remuntada madridista, e i Blancos hanno chiuso il 2021 senza titoli. Un qualcosa che a Madrid è sempre sinonimo di disfatta. A pagarne le conseguenze lo stesso Zidane, scaricato dalla dirigenza come uno qualunque, e non come l’allenatore più vincente del Real negli ultimi sessant’anni.

Sergio Ramos: nessuno come lui

A completamento di un 2021 da dimenticare, Sergio Ramos, come tutti gli spagnoli del Real, non ha ricevuto la convocazione per gli Europei da Luis Enrique. E dire che, almeno Asensio e Nacho, gli unici in condizioni fisiche accettabili, l’avrebbero meritato. Un fatto più unico che raro nella storie delle Furie Rosse, l’assenza di madridisti nelle convocazioni della nazionale maggiore in occasione delle massime competizioni. In cento anni di storia della Spagna non era praticamente mai accaduto.

Ramos ha detto che un giorno tornerà nel club che l’ha reso grande, e che ha contributo a rendere il più forte del mondo nell’ultimo decennio. Si è detto e scritto di altre leggende trattate in egual misura, scaricate da Perez e dai suoi dirigenti come un mobile vecchio messo alla porta. Casillas ha dovuto concludere la sua carriera al Porto, prima che un infarto in allenamento ne compromettesse definitivamente l’attività agonistica, rischiando di portarci via una delle personalità più buone e gentili dell’ambiente iberico. Cristiano Ronaldo è stato ceduto alla Juventus per 100 mln, eppure è ancora lì a collezionare primati. Prima di loro, Raul è stato costretto a proseguire in Bundesliga, nello Schalke 04. Altri, sono stati lasciati partire senza troppe smancerie, come Luis Figo all’Inter e Ronaldo al Milan.

Eppure, nonostante i nomi che abbiamo fatto siano altisonanti persino per la gloriosa storia del Real Madrid, Sergio Ramos ha rappresentato il club più a lungo e meglio di chiunque altro. Adottato da madridista fin dal suo acquisto, tanto che i sivigliani lo odiano, l’ormai ex Capitano è l’ultimo sintomo di un modus operandi votato esclusivamente agli affari galattici di Perez. Un uomo che, sulla scia della grandeur di Santiago Bernabeu, non ha alcuna intenzione di fermare la macchina sportiva da trionfi e soldi che è il Real Madrid. Anche se, questo, cozza con il rinnovo della fiducia a leggende del calibro di Zidane e Sergio Ramos.

Ovunque l’andaluso decidesse di vivere gli ultimi anni di carriera, siamo certo che, problemi fisici permettendo, saprà ancora dimostrarsi utile a qualsiasi causa.

Hala Sergio!

 

Immagine di copertina tratta da as.english.com