Inghilterra-Danimarca: una sfida con più storia di quanto pensiamo

Inghilterra-Danimarca: una sfida con più storia di quanto pensiamo

Luglio 7, 2021 Off Di Luca Sisto

Inghilterra-Danimarca non sarà una semifinale qualunque.

Ci sono almeno tre storie, attorno a questa sfida, che vale la pena menzionare. Esiste uno straordinario senso di continuità storica fra i britannici e i danesi. E non serve tornare a Shakespeare, al presunto marcio in Danimarca, o alle imprese vichinghe.

Nel 1908 e nel 1912, sotto la bandiera unita della Gran Bretagna, come di consueto alle Olimpiadi, GB-Danimarca fu la finale dei Giochi nella disciplina calcistica. In ambedue le occasioni, si trattava delle prime Federazioni calcistiche mai fondate (le 4 britanniche), contro la quinta, ovvero proprio la Danimarca, la medaglia d’oro fu appannaggio dei padri del football.

L’argento danese, in particolare quello del 1912 a Stoccolma, di cui è arrivato fino a noi, tirato a lucido, un filmato straordinario, non era quindi affatto casuale.

Nils Middelboe, capitano della Danimarca, di ruolo halfback, fu il primo marcatore della sua nazionale, nel 1908 a Londra. Avrebbe rappresentato i colori danesi non solo nel calcio, ma anche nell’atletica a livello dilettantistico. Presente a tre edizioni dei giochi, con l’eliminazione del 1920 ad opera degli esordienti spagnoli (di cui vi abbiamo parlato qui), Middelboe è il principale pioniere del football danese, nonché il primo calciatore straniero nella storia del Chelsea. Ha giocato, per di più da capitano, nei Blues dal 1913 al 1923, importando al ritorno in patria diversi concetti di gioco. Una figura che avrebbe quindi influenzato non solo il calcio danese, ma anche quello britannico, per quanto avversasse il modulo WM al tempo in voga.

Inghilterra-Danimarca: da Euro ’92 alla Nations League

I calciatori danesi, a ridosso degli Europei di Svezia 1992, sono in vacanza. Giunti al secondo posto nel gruppo di qualificazione alle spalle della Jugoslavia, tutto si aspettavano fuorché ciò che avrebbero vissuto di lì a poco. Persino il loro capitano e leader, Michael Laudrup, per contrasti con l’allenatore Richard Moeller Nielsen, aveva lasciato temporaneamente la nazionale. La la selezione jugoslava, o quello che ne restava dopo la “secessione” dei croati, viene squalificata ormai a dieci giorni dall’inizio della competizione, mentre è in ritiro, a causa dello scoppio della guerra balcanica. Al posto di Stojkovic e compagni viene richiamata la Danimarca, in fretta e furia.

L’esordio nella competizione avviene contro l’Inghilterra. Uno scialbo 0-0, in un girone di ferro che include i padroni di casa della Svezia (che di lì a due anni avrebbero raggiunto il terzo posto ai Mondiali) e la Francia, nobile decaduta del calcio continentale, nonostante una discreta generazione di talenti, da Cantona a Papin.

Nella seconda gara i danesi addirittura perdono contro la Svezia, con gol di Tomas Brolin. Tutto sembra volgere verso un rapido ritorno alla pesca nei mari del Nord, ma la vittoria contro la Francia nella terza giornata e la contemporanea sconfitta degli inglesi contro la Svezia (gol del 2-1 ancora di Brolin), qualifica i danesi al secondo posto con 3 punti. Il resto, come si suol dire, è storia.

I danesi sconfiggono l’Olanda campione in carica ai rigori (errore decisivo di Van Basten) e nella finalissima battono 2-0 la Germania, che veniva dal trionfo a Italia ’90. Il gol di Kim Vilfort, che stava vivendo una terribile vicenda personale a causa della malattia della figlia, diventa l’emblema di una squadra che, dal nulla, da ripescata, vince la sua prima e unica grande manifestazione della storia. Ad alzare la Coppa, la generazione degli Schmeichel, dei Brian Laudrup. Senza preparazione, senza il talento di quelle dell’86 e del ’98, e senza il loro leader tecnico. Pochi giorni dopo, la figlia di Kim Vilfort, per la quale il danese faceva la spola durante gli Europei fra Svezia e Danimarca, morì.

Un evento tragico, che lega a doppio filo il terribile giorno dell’esordio della Danimarca a Euro 2020(+1). Del dramma, grazie al cielo e all’intervento tempestivo dei paramedici a lieto fine, di Christian Eriksen, abbiamo già parlato. Ma vale la pena soffermarsi su quanto il destino, nel calcio come nella vita, sappia essere beffardo. Nell’ultimo Inghilterra-Danimarca giocato a Wembley e valevole per la Nations League, i danesi hanno espugnato la terra d’Albione con un rigore, calciato proprio dal centrocampista danese ( nella foto copertina tratta da Uefa.com). Una partita nervosa. Con due espulsi fra gli inglesi. Maguire nel primo tempo e Reece James nel recupero al 94′.

La Danimarca che arriva a questa semifinale ha diversi punti di contatto con quella del ’92. Addirittura, questa ha cominciato la competizione con due sconfitte. Sarebbe davvero incredibile vederli in finale, contro l’Italia. Ma questa Inghilterra è davvero così autolesionista? oppure è arrivato il momento di “football’s coming home”? Lo scopriremo tra poco.