Gondo, il lungo cammino di una giovane speranza

Gondo, il lungo cammino di una giovane speranza

Settembre 22, 2021 Off Di Valerio Vitale

“Tu, anima buona, che come lui senti l’interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi.”

Goethe – I dolori del giovane Werther

Cedric Gondo, da Divo a divo

L’anima buona di Cedric Gondo trova conforto spesso e volentieri in un solo amico. L’amico fidato, lo stesso che lo è di tanti altri. Quello di quelli che crescono cercando di colpire la luna piena di testa o al volo immaginando fosse proprio lui. Il pallone. Ma prima, un passo indietro.

A Divo, piccolissima città del Sud della Costa D’Avorio, alla quale Wikipedia dedica solo un rigo di descrizione, parte il lungo viaggio di Cedric Gondo. Una cittadina dalle modeste dimensioni, della quale è anche difficile trovare foto su Google. E’ il 25 novembre 1996 quando il piccolo Cedric viene al mondo. In un contesto non di certo facile, inizia così la sua vita. Qualcuno afferma che bisogna possedere una gran fortuna a nascere in un determinato posto del mondo o in un altro. Come se il nostro destino fosse scritto nelle coordinate geografiche del luogo in cui emettiamo il primo vagito. Talvolta è così, per difficoltà più grandi alle quali è impossibili sottrarsi. Altre volte, per provare a riscrivere la propria storia, si finisce per morire in mare, nell’indifferenza generale. Gondo, invece, il suo destino lo cambia. Straccia le pagine, ne riscrive altre, a modo suo. Grazie proprio a quell’amico. Grazie a quell’anima buona ed alla sua tenacia e determinazione. Da Divo a divo…

L’arrivo in Italia di Cedric

A meno di cento chilometri al sud di Divo c’è l’Oceano Atlantico. L’immensità del mare è grande quasi quanto la speranza del piccolo Cedric Gondo. La speranza però è a 4743 km più al Nord. A Treviso, precisamente a Casier. Dalla Costa D’Avorio al Veneto. Ha 7 anni Gondo quando per la prima volta mette piede in Italia, alla ricerca di fortuna assieme alla sua famiglia. Il bambino cresce e quel rapporto col pallone diventa sempre più intimo. La mamma non vuole diventi un calciatore. Ci prova con il basket. Ma la sua salvezza sembra essere iscritta in quella sfera, non arancione, dalla circonferenza di circa 70 cm e dal peso di poco più di 400 grammi.

Gli inizi al CasierDosson, fino alla Fiorentina

Gondo è una macchina da gol e comincia a segnare a raffica nel settore giovanile della squadra del suo paese, il CasierDosson. Il bambino è ormai un ragazzino, dallo strapotere fisico rispetto ai suoi coetanei. Si diverte Cedric, senza immaginare che un giorno sarebbe diventato un calciatore di Serie A. A 7 anni l’arrivo in Italia. Sette anni dopo, l’approdo alla Fiorentina. Nel 2010, infatti, i viola decidono di puntare sull’ivoriano, portandolo nel proprio florido settore giovanile. Quel bambino che nel calcio vedeva solo un passatempo era diventato un ragazzo, con un nuovo pensiero. Quello di diventare un calciatore, che comincia ad insidiarsi prepotentemente. La “Giovane speranza” di Gondo, ora è alimentata da un nuovo fuoco, ancora più forte…

 

“In Costa d’Avorio giocavo a calcio come tutti i bambini, ma solo per divertimento. Non avrei mai pensato di finire alla Fiorentina e poi che questo sarebbe diventato il mio lavoro, quello per cui vivo. Il calcio era solo un passatempo, uno sfogo per non pensare alla situazione in cui vivevamo. Uno sfogo con gli amici. Nessuno di loro però ha continuato: io grazie alla mia famiglia ho avuto la testa e la determinazione di allenarmi con professionalità, anche quando ero più piccolo. Avevo sette anni e mio padre decise di trasferirsi in Italia. Era in cerca di fortuna e quindi con mia madre e i miei fratelli lo abbiamo seguito. Arrivare in Italia è stata una fortuna per la mia famiglia, ma soprattutto per la mia carriera. Mia madre non voleva facessi il calciatore perché già mio fratello Rodrigo lo era. Ho provato con il basket, ma volevo solo dare calci al pallone”.

Cedric Gondo – (intervista per gianlucadimarzio.com)

Gondo, giovane speranza

Da Divo a divo, dicevamo. Perché a Firenze Gondo diventa una vera e propria star del piccolo schermo. Siamo nel 2011 e mentre la Fiorentina decide di scommettere su Cedric, MTV scommette su un nuovo format: “Calciatori – Giovani Speranze”. Un vero e proprio reality show incentrato sul settore giovanile viola. Non solo calcio, con partite ed allenamenti, ma anche il contorno, soffermandosi sulle vite extracampo dei giovani calciatori viola. Bernardeschi è il giocatore più talentuoso delle giovanili viola, ma non firma la liberatoria. L’esterno offensivo non vuole far parte del reality, preferisce allenarsi e basta.

Le luci della ribalta se le prende Gondo, capocannoniere di quella squadra. Cedric diventa ben presto il personaggio più amato e non solo per i suoi gol. Il giovane ivoriano è un’altalena di emozioni. In un attimo passa dalla voglia di arrivare in Serie A, allo sconforto di non sentirsi all’altezza di farcela. In Gondo c’è tutto. Gioia, tristezza, la mancanza di sua mamma e poi la grande commozione di rivederla quando gli va a fare visita a Firenze. I problemi con la scuola, i primi amori, il genio e la sregolatezza. Quella capacità magnetica di far immedesimare gli altri nel suo stato d’animo. Tutti i suoi coetanei, ecco, si sentivano un pezzetto di Gondo, forse proprio per questo è arrivato nel cuore dei tanti telespettatori. I dolori del giovane Cedric, appunto, ma quell’amico sempre lì pronto a salvarlo quando sta per toccare il fondo. Nelle due stagioni mister Guidi prima e mister Semplici poi non sono solo i suoi allenatori, ma una sorta di padri acquisiti. Cedric va sempre stimolato, continuamente, perché è sempre su quella linea sottile, ad un passo dal perdersi. Ma alla fine ce la farà, nonostante mille peripezie…

Italia-Grecia, viaggio di andata e ritorno

Siamo ormai nel 2015. Gondo ha quasi 19 anni, la Fiorentina decide di mandarlo in prestito. Cedric va alla Ternana in Serie B. Si sveste di viola, per vestirsi di rossoverde. Depone la casacca gigliata in una valigia, convinto di ritrovarla poi qualche stagione più tardi. Non accadrà mai, in futuro chissà. A Terni sono solo 2 i gol in 25 presenze. Troppo poco. Il talento non riesce a sbocciare. Per il Gondo Ulisse un nuovo viaggio. Un nuovo mare. Giunge in Grecia per cercare di ritrovarsi. Precisamente all’Asteras Tripoli. In una stagione e mezzo non brilla nemmeno lì. Ancora due gol, un bottino troppo magro per la stella vista su MTV. Le ambizioni di Cedric ora fanno a pugni con la realtà e sono le prime sul punto di essere k.o. Per risalire, bisogna prima scendere in basso. Gondo lo fa da Teramo in C. In metà stagione 14 presenze e 0 gol. Così non va. Poi il passaggio al Rieti. Qui va meglio. Trenta presenze, 8 gol e quel talento ammirato in viola che comincia a farsi intravedere, come un raggio di sole che penetra timidamente dalla finestra a primo mattino. Poi Lotito. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe stato l’istrionico patron della Lazio a salvare Cedric.

Gondo, la Salernitana via Lazio

Nel 2019 la Lazio di Lotito decide di tesserare Gondo. Dicono che l’ivoriano sia un vero e proprio pupillo del presidente. Chissà, magari il buon Lotito era solito fare zapping e trovandosi su MTV si sarà innamorato della storia del giovane Gondo. Poco importa. L’arrivo alla Lazio è solo teorico, nei fatti viene subito girato in prestito alla Salernitana, l’altro club di Lotito. Gondo comincia a mettersi in evidenza. Non segna tantissimo, ma fa gol importanti. Soprattutto si mette a servizio della squadra, offrendo numerosi assist. Diventa un giocatore importante per mister Castori che si affida all’ivoriano spesso e volentieri. Il Gondo svogliato non esiste più. Meno genio sì, ma niente più sregolatezza. Il nuovo Gondo lotta famelicamente su ogni pallone e contribuisce a riportare la Salernitana in Serie A, in due stagioni. Arrivati in A c’è però un intoppo. La Lazio non può cedere giocatori ai granata. Allora l’escamotage, non senza polemiche. Lotito svincola Gondo dalla Lazio, poi lo tessera con la Salernitana. Un cavillo burocratico superato, per regalare a Castori il suo attaccante.

Finalmente in Serie A

Sabato 18 settembre, ore 19:30 circa. Manca ormai poco all’inizio di Salernitana – Atalanta. Viene ufficializzata la formazione. Gondo viene scelto dal primo minuto da mister Castori. Cedric ce l’ha fatta, a differenza di tanti altri compagni che invece a quel livello non sono mai arrivati. Cedric è ad un passo dall’esordio in Serie A. Quell’ora prima dell’inizio della partita sembra infinita. E’ un continuo rewind, velocissimo. Venticinque anni in un attimo. Le partite in mezzo alla terra in Costa D’Avorio, l’arrivo in Italia, i gol con il Casier. La Fiorentina, MTV. Tutta quella vita passata sulle montagne russe, un giorno così in alto, quello dopo ad un passo dal raschiare il fondo del barile. La Ternana e la Grecia, i gol che non arrivavano. La Serie C, i momenti, tanti, in cui ha pensato di non farcela. Ma finisce tutto lì, al fischio puntuale di Valeri che apre le ostilità tra Salernitana ed Atalanta. Gondo gioca e lo fa benissimo, uscendo tra gli applausi scroscianti dell’Arechi. Gondo alla sua prima in Serie A, gioca con la stessa voglia di divertirsi di quando era il  bambino che in quel pallone ci vedeva solo un passatempo. Forse il segreto sta tutto lì. Gli manca solo il gol. Arriverà, presto, ci auguriamo. Ora corri avanti Cedric, senza voltarti mai più.

Immagine di copertina: profilo Facebook Cedric Gondo.